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SUMMARY:Il gabbiano di Anton Čechov
DESCRIPTION:(ph. Serena Pea)\n \nÈ in arrivo al Teatro Nuovo Giovanni da Udine Il gabbiano di Anton Čechov, una delle commedie più ciniche e contemporanee del drammaturgo russo.\nIn scena da venerdì 6 a domenica 8 marzo lo spettacolo è diretto da Filippo Dini che, protagonista anche sul palcoscenico, ha voluto accanto a sé una grande interprete del Teatro italiano, Giuliana De Sio, e una Compagnia di attrici e attori di assoluto livello.\nTutti gli artisti incontreranno il pubblico sabato 7 marzo alle 17.30 in occasione di un nuovo appuntamento di Casa Teatro condotto dal critico teatrale Mario Brandolin (ingresso gratuito con prenotazione consigliata).\nTestimonianza dell’assurdità del destino, Il gabbiano (1895) invita a riflettere sulla caducità delle cose e sulle disillusioni che accomunano gli esseri umani, ieri come oggi.\nOgni estate, l’anziano Sorin si reca nella sua tenuta di campagna con la sorella Arkadina, attrice famosa, il suo amante Trigorin e il nipote Konstantin, aspirante scrittore. Nonostante l’amenità del luogo, emergono tutte le contraddizioni e le frustrazioni vissute dai personaggi: crisi d’identità, amori non corrisposti, incomprensioni. Ne Il gabbiano Čechov dipinge con maestria le sfumature dell’animo umano, tra speranze e delusioni: «L’immortalità di questo testo e la sua bruciante contemporaneità stanno proprio nella descrizione di una “umanità alla fine”, una società sull’orlo del baratro» commenta Filippo Dini. «Questa umanità in miniatura ci racconta come possa accadere che le nostre migliori energie, i nostri più luminosi talenti, il nostro amore più appassionato, possano essere tutti stravolti e corrotti».\nIn scena, accanto a Filippo Dini e Giuliana De Sio, Virginia Campolucci, Enrica Cortese, Gennaro Di Biase, Giovanni Drago, Angelica Leo, Valerio Mazzuccato, Fulvio Pepe, Edoardo Sorgente. scene Laura Benzi, costumi Alessio Rosati, luci Pasquale Mari, musiche Massimo Cordovani. Regia della scena “lo spettacolo di Kostja” di Leonardo Manzan, produzione TSV – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro di Roma – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Bolzano, Teatro di Napoli – Teatro Nazionale\nDalle note di regia\n[…] L’intero dramma è una testimonianza dell’assurdità del destino umano. Sembra non esistere progetto grandioso che non sia votato, prima o poi, all’insuccesso; come dovesse occorrere un’energia sovrumana per gettare una passerella sull’abisso che separa il sogno dalla realtà. O meglio, credo voglia indicarci in che modo, secondo quali principi e per quali cause, le migliori e più nobili pulsioni sono destinate a fallire.\nLa vicenda si svolge in un non luogo ai confini del mondo, popolato da un piccolo gruppo di esseri speciali per la loro impossibilità a convivere. Čechov sembra voler rappresentare una metafora di tutta l’umanità; come in un esperimento, mette insieme dieci esseri che, se inseriti nello stesso ambiente vitale, se fatti interagire, non potranno far altro che soccombere e fallire nei loro intenti.\nPer rendere questo esperimento ancora più efficace, lo riempie d’amore e di sogno: il maestro Medvedenko ama Masa, ma lei ama Kostja, che a sua volta ama Nina; sia Nina che l’Arkadina (la madre di Kostja), amano Trigorin; Polina ama il dottor Dorn; Samraev (marito di Polina) odia tutti, Trigorin probabilmente non ama nessuno e il dottor Dorn forse ama l’umanità intera, ma comunque nessuno ricambia l’amore del suo/sua innamorato/a, non c’è nessun «amor, ch’a nullo amato amar perdona» in questa commedia, ogni amore è destinato a cadere nel nulla, nell’indifferenza, in alcuni casi nella disperazione.\nQuesta umanità in miniatura ci racconta di come possa accadere che le nostre migliori energie, i nostri più luminosi talenti, il nostro amore più appassionato, possano tutti essere stravolti e corrotti secondo le leggi del consorzio umano nel quale tentiamo di esprimerli. L’allegra comitiva de Il gabbiano, pur partendo con le migliori intenzioni, si dirige verso l’oblio, inesorabilmente.\nE ad osservarli c’è appunto un animale (che dà il titolo alla commedia) strano e contraddittorio, aggressivo e nobile nell’aspetto, elegante e volgare, un uccello attratto dalle acque del lago, che vola sulle loro teste, li osserva (come il pubblico che assiste allo spettacolo), ma ad un certo punto viene ucciso nella maniera più vile.\nL’immortalità di questo testo e la sua bruciante contemporaneità sta proprio nella descrizione di una “umanità alla fine”, una società sull’orlo del baratro, che avverte l’arrivo di un’apocalisse, che di lì a poco spazzerà via tutto il mondo per come lo abbiamo conosciuto fino a quel momento, di lì a vent’anni, infatti, ci sarà la Rivoluzione, e anch’essa sarà causa o effetto (a seconda dei casi) di tante rivoluzioni in Europa.\nTutta la drammaturgia di Čechov racconta una fine imminente, i suoi personaggi sono un popolo di ombre che tentano di resistere con tutte le loro forze alla malinconia, alla tristezza, al rammollimento cerebrale, lottano, si scontrano, si sparano, tra di loro e a se stessi, cercando di non soccombere.\nLe somiglianze con la nostra epoca sono straordinarie e sconfortanti, come se il nostro Anton ci guardasse da lontano con quel sorriso e quell’ironia che gli sono certamente congeniali, nell’attesa che anche la nostra società, il nostro mondo, il nostro folle modo di condurre le nostre esistenze, arrivi all’esplosione, proprio come la boccetta di etere del dottor Dorn.\nOrari\nvenerdì 6 marzo 2026 – ore 20.30\nsabato 7 marzo 2026 – ore 20.30\ndomenica 8 marzo 2026 – ore 16.00\n
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