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SUMMARY:La gatta sul tetto che scotta
DESCRIPTION: \nSotto la lente impietosa di Tennessee Williams, la famiglia non è mai un rifugio, ma un campo di battaglia.\nUna casa elegante diventa una trappola, i legami si trasformano in maschere, l’amore si confonde con il ricatto.\n“La gatta sul tetto che scotta” è uno dei testi più feroci e dolorosi del teatro del Novecento: un’opera che scava nelle ipocrisie domestiche per rivelare, senza sconti, le contraddizioni di un intero sistema sociale.\nQuesto capolavoro arriva al Teatro Verdi di Pordenone venerdì 6 e sabato 7 febbraio alle 20.30 e domenica 8 febbraio alle 16.30, nell’edizione diretta dal regista Leonardo Lidi, classe 1988, già noto al pubblico pordenonese per una recente e apprezzata messinscena de Il gabbiano di Čechov.\nConsiderato tra i protagonisti più interessanti della scena teatrale italiana contemporanea, Lidi è stato insignito nel 2025 del Premio Hystrio alla regia.\nTutti ricordano il celebre film del 1958 con Paul Newman e Liz Taylor, ma La gatta sul tetto che scotta nasce prima di tutto come dramma teatrale. Un testo che, al di là della sua fortuna cinematografica, ritrova sul palcoscenico la sua forza originaria: rabbiosa, cruda, attraversata da una tensione costante tra tragedia e amarissima commedia.\nSiamo nel Sud degli Stati Uniti, dentro la casa dei Pollitt. Il patriarca sta morendo di cancro e attorno al suo letto si consuma una resa dei conti silenziosa: i figli si affrontano per l’eredità, le mogli difendono il proprio posto nel sistema-famiglia, mentre Brick, ex campione di football, si rifugia nell’alcol per non affrontare un dolore che non riesce a nominare. Accanto a lui Margaret, la “gatta” del titolo, disposta a mentire pur di non essere espulsa da quel mondo che la giudica solo in base alla sua capacità di diventare madre.\nNella lettura di Lidi, il testo abbandona definitivamente ogni residuo di melodramma per rivelarsi come un crudele e lucidissimo “presepe vivente”, definizione che lo stesso Williams utilizzava per raccontare l’ipocrisia della famiglia tradizionale americana. In una scenografia bianca e marmorea, che richiama una vera e propria tomba dei sentimenti, i personaggi si muovono come clown tragici, intrappolati in ruoli che non hanno scelto.\nLo spettacolo restituisce il testo alla sua verità più scomoda, lontana dalle edulcorazioni del cinema.\n«Quando ho letto sui giornali il ritornello della donna che deve sentirsi realizzata solo in quanto madre – afferma il regista – ho deciso di rispondere con “La gatta sul tetto che scotta”. Margaret dovrà fingere una gravidanza per non essere espulsa dal sistema-famiglia, per non essere considerata inutile, una creatura che non genera e quindi non esiste».\nProtagonista dello spettacolo è Valentina Picello nel ruolo di Margaret, affiancata da Fausto Cabra nei panni di Brick e da un cast corale composto da Orietta Notari, Nicola Pannelli, Giuliana Vigogna, Giordano Agrusta, Riccardo Micheletti, Greta Petronillo e Nicolò Tomassini.\nPicello, recente vincitrice del Premio Ubu come Miglior Attrice/Performer e del Premio della Critica ANCT, dà corpo a una figura femminile fragile e combattiva, simbolo di una società che impone ruoli e nega alternative.\nProdotto dal Teatro Stabile di Torino, dal Teatro Stabile del Veneto e dal Teatro Stabile di Bolzano, “La gatta sul tetto che scotta” è un affondo potente nelle contraddizioni della famiglia e, attraverso di essa, della società intera.\n
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