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SUMMARY:Arrivano i dunque
DESCRIPTION:Alessandro Bergonzoni (ph. Chiara Lucarelli)\n \nIl Teatro Bobbio di Trieste si prepara ad accogliere, domenica 25 gennaio alle ore 20.30, un fuori abbonamento Contrada che segna il ritorno in città di Alessandro Bergonzoni.\nDopo il monumentale successo del tour di “Trascendi e Sali”, l’artista bolognese porta in scena la sua nuova creatura, dal titolo evocativo e surreale: “Arrivano i Dunque (avannotti, sole blu e la storia della giovane saracinesca)”.\nScritto e interpretato dallo stesso Bergonzoni, con la regia condivisa con Riccardo Rodolfi, lo spettacolo non è una semplice performance comica, ma un’immersione totale in un luogo scenico multifunzionale concepito come un’asta dei pensieri. Qui, l’attore cerca il miglior (s)offerente per mettere all’incanto il verso delle cose, muovendosi con agilità tra il richiamo degli uccelli e la metrica dei poeti, in un dialogo serrato che sfida le convenzioni del linguaggio e della percezione.\nIn questa nuova opera, Bergonzoni prosegue la sua personalissima ricerca artistica e civile, applicando quella che definisce “congiungivite”: un esercizio di connessione profonda che varca i confini del fraintendere per approdare a un’unità senza misura. Il testo diventa un flusso inarrestabile di incastri verbali dove si incontrano arte e sorte, fiamminghi e piromani, Van Gogh e Bangkok, in un cortocircuito che unisce il sangue fuori mano alle stigmate, fino a toccare temi universali di impegno sociale.\nCentrale in questo allestimento è il concetto di “crealtà”, neologismo coniato dall’autore per esplicitare la sua tensione morale: l’urgenza di ricreare una realtà che non ci basta più e che deve essere reinventata quotidianamente, mirando a un futuro di pace assoluta e a una dimensione definitivamente più accogliente.\n“Arrivano i Dunque” si pone quindi come una riflessione necessaria in tempi che l’artista definisce ormai colmi. Attraverso il suo stile inconfondibile, fatto di giochi di parole che diventano sostanza politica ed estetica, Bergonzoni interroga il pubblico sulla direzione del presente, partendo dal presupposto che nessuna parola può essere lasciata al caso quando il mondo intero sembra chiedere risposte.\nTra riflessioni profonde e un’ironia che scardina le certezze, lo spettacolo invita a superare le soglie delle percezioni ordinarie per abbracciare altri significati, rispondendo con la forza dell’immaginazione a un interrogativo che risuona tra le quinte e la platea: “Manca poco? Tanto è inutile? Non per niente tutto chiede”.\n
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