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DESCRIPTION:(© Marcella Persichetti)\nDue interpreti e autori giovanissimi, con la capacità di indagare la società in cui vivono e trasporla in drammaturgia per il pubblico più vario, saranno gli attesi protagonisti del debutto nazionale in programma mercoledì 17 dicembre, alle 20.30, alla Sala Bergamas di Gradisca d’Isonzo nell’ambito della rassegna ‘Innesti – Connessioni teatrali affatto prevedibili’ proposta da ArtistiAssociati – Centro di Produzione Teatrale.\nIl progetto teatrale Scemi del villaggio di Niccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri (registi e interpreti), con la drammaturgia di Fettarappa, l’aiuto regia di Maria Chiara Arrighini, ed il contributo intellettuale di Christian Raimo, gode del sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea” 2024. La produzione è firmata da Agidi.\n“Scemi del villaggio è un progetto teatrale che vuole riscoprire la città come per la prima volta, con uno sguardo satirico, beffardo e irridente. Protagonista è il territorio e il nostro rapporto conflittuale con i diversi spazi sociali, i paesi di provincia, le metropoli, i luoghi di villeggiatura. Ci proponiamo come scemi del villaggio, come aedi non richiesti che cantano le nevrosi del vivere cittadino, cantori pellegrini di città che in tutto il mondo tendono sempre più ad assomigliarsi e ad omologarsi secondo i dictat del mercato e del turismo. Con feroce ingenuità ci interroghiamo sul significato di “spazio pubblico” e su come in concreto esso si realizzi nelle nostre città. Come “stiamo insieme” nelle nostre città? Male, ci stiamo molto male.\nNell’attuale contesto sociale, siamo tutti più insoddisfatti e psicolabili, ossessionati dall’idea di dover fuggire, di dover prenderci del tempo per noi, di dover viaggiare in ogni capo del mondo per accrescere il nostro capitale esperienziale, mentre il concetto di viaggio perde ogni anelito rivoluzionario o ribelle e diventa routine consumistica. In una serie di quadri comico-picareschi raccontiamo questa nevrosi che ci pervade, che ci rende tutti goffi, disadattati al vivere cittadino, sempre nervosi, in preda ad ansie e paranoie urbane di vario genere. Tutto intorno a noi si gentrifica e abbiamo il terrore che l’unico modo di sopravvivere sia aprire una gelateria tipica in un centro storico tipico di un paese tipico.\nLe città sono infatti sempre più inabitabili. I diversi spazi urbani tendono tutti a farsi non-luogo, luoghi di passaggio, luoghi della prevedibilità videosorvegliata in cui è impossibile incontrare uno sconosciuto, spazi comuni organizzati per stare da soli. La relazionalità, il dibattito, sono esclusi dai luoghi pubblici.\nL’Altro è diventato un altro solo privato, privatistico, confinato nella sfera dell’intimo, nelle chat personali su Whatsapp. La strada, la piazza, non sono più luoghi per incontrarsi ma posti dove spendere soldi, comprare l’ennesimo prodotto inutile e al massimo farsi un selfie fugace.\nL’urbanistica sviluppa sempre più l’idea di una città a misura di cartellone pubblicitario, a misura di McDonald’s, al massimo a misura di turista, che è sempre in massa e nota soltanto ciò che luccica di più. Nelle città lo spazio pubblico tende progressivamente a scomparire. I DDL Sicurezza intanto sfrattano gli occupatori abusivi, pure fossero donne incinte. La casa non è contemplata tra i diritti dell’uomo. Scompaiono persino le panchine, sradicate dai decreti sul decoro urbano. Sempre più convintamente siamo tutti devoti alla proprietà privata e il termine “comunità” ci fa in fondo un po’ imbarazzo, ci sembra buono solo per il voucher delle programmazioni teatrali.\nLo spazio urbano sta andando alla malora, perde vitalità, si fa anonimo, grigio, e tutti noi, in ambienti urbanisticamente così depressi, ci scopriamo più smorti. Ci chiediamo se, morendo, le nostre città siano almeno ancora in grado di un ultimo grido”.\nNiccolò Fettarappa e Lorenzo Guerrieri sono autori, attori e registi. Tra le realtà teatrali giovani più apprezzate sul panorama nazionale, i loro lavori vengono rappresentati e prodotti da importanti realtà teatrali. Attraverso un uso dinamico del corpo e un’atletica agitata della parola, portano in scena con drammaticità e graffiante ironia i temi più scomodi del contemporaneo dando voce sulla scena ai conflitti politici di una generazione oppressa e sfruttata, per riaccendere nel pubblico la rabbia rivoluzionaria.\nLa biglietteria aprirà un’ora prima dell’inizio dello spettacolo.\n
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