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SUMMARY:Una stanza piena di treni
DESCRIPTION:Luglio 1963, Sauris (© Alberto di Lenardo)\nÈ dedicata al fotografo friulano Alberto di Lenardo la nuova mostra del CRAF – Centro di Ricerca e Archiviazione della Fotografia, visitabile a Palazzo Tadea a Spilimbergo dal 28 giugno al 4 settembre 2025.\nUna stanza piena di treni  è la prima personale visitabile in Friuli Venezia Giulia dedicata alla figura carismatica di Alberto di Lenardo, scomparso nel 2018.\nLa mostra, realizzata in collaborazione con Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Comune di Spilimbergo e Creation, con il sostegno di Fondazione Friuli e il contributo di Banca 360, porta all’attenzione del pubblico oltre 130 immagini tratte dall’archivio personale di Alberto di Lenardo, composto a sua volta da oltre 10mila fotografie e rimasto nascosto in una soffitta per molti anni.\nNato ad Ontagnano, in provincia di Udine, nel 1930 e professionalmente impegnato nell’azienda vitivinicola di famiglia, Alberto di Lenardo non è mai stato un fotografo professionista, ma per oltre sessant’anni – si può dire per la sua intera esistenza – con la sua macchina fotografica ha scattato e ritratto di tutto: persone, luoghi, paesaggi, oggetti.\nScatti rubati, quasi sempre realizzati senza bisogno di soggetti da mettere in posa, che ritraggono il nostro Paese nella sua piena evoluzione: di moda, di stile, di vita.\nNegli scatti di Alberto di Lenardo si ritrova la poesia dei sentimenti che non possono essere espressi a parole ma che, attraverso la pellicola, vengono fissati in un ricordo. Fotografie che ci restituiscono momenti di vita personale di Alberto di Lenardo ma nello stesso tempo il ritratto di un’Italia colta nei suoi scorci di vita quotidiana tra la fine degli anni Quaranta e il 2016: spiagge, montagne, bar, viaggi in auto, ricordi e sentimenti fissati per sempre nei colori tenui di una pellicola e che ritornano a noi attraverso uno stile personalissimo – che vede l’uso costante di cornici e finestrature – senza perdere nulla del loro fascino.\nL’immenso archivio fotografico di Alberto di Lenardo è rimasto custodito – potremmo dire nascosto – dietro una porta segreta in una soffitta insieme ad un grande modellino ferroviario che Alberto ha costruito in svariati decenni.\nUn archivio di cui la nipote Carlotta ha sentito parlare per la prima volta quando aveva solo sedici anni: “Mio nonno ha sempre amato fotografare e ha continuato a farlo per tutta la vita. Era il suo modo di comunicare i suoi sentimenti e gli permetteva di rivelare emozioni che la sua generazione faticava ad esprimere a parole. Le sue immagini riflettono accuratamente la sua serenità interiore, uno stato d’animo che ha sempre cercato di trasmetterci, e allo stesso tempo manifestano la sua costante ricerca di uno scatto rubato e mai banale.”\nTre le sezioni della mostra: nella prima, il lavoro di selezione operato da Carlotta di Lenardo rivela un’estetica e una lettura del mondo comuni tra lei e il nonno, una narrazione intima tra lo sguardo del fotografo e quello della nipote.\nLa seconda sezione è composta da tre sale con pareti tematiche che ripropongono situazioni ricorrenti su cui il fotografo amava puntare l’obiettivo e che si ripresentano quindi costantemente in tutto il suo archivio: parchi di divertimento, ritratti di persone che prendono il sole o guardano l’orizzonte, strade e vedute da macchine e aerei.\nNella terza e ultima sezione troviamo invece una sala dedicata al libro da cui tutto ha avuto inizio. Un volume nato quasi per caso, dall’esigenza di dare forma a un’intuizione: che l’archivio fotografico di Alberto di Lenardo fosse qualcosa di più di un insieme di scatti privati.\nOrari di apertura\nDa martedì a venerdì 14.00 – 19.00, sabato e domenica 11.00 – 19.00. Ingresso libero.\n
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