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SUMMARY:Dalla Svizzera a Trieste per il Concertone del Primo Maggio
DESCRIPTION:(ph. Roberto Remondino)\nConcertone, anche perchè sono un vero supergruppo itinerante con 12 elementi sul palco. Sono svizzeri, almeno come residenza generica in quel di Ginevra, ma in realtà l’orchestra è multietnica e multirazziale, varia e modulabile nei suoi interpreti e ha poca dimestichezza con steccati e frontiere. \nChi ha avuto modo modo di vederli sa già a cosa si troverà di fronte. Perché l’orchestra più “surreale” d’Europa è qualcosa che viaggia ad alti livelli sia su disco che in versione live. \nImmaginate un caleidoscopio musicale dalle ritmiche molto accese che prende e si capovolge su se stesso per tirare fuori momenti sensuali e coinvolgenti e altri in cui si dà fuoco alle polveri e l’Arkestra del nume tutelare Sun Ra (ideale più che strettamente musicale) sembra rinascere e rifrangersi in una specie afro-punk-funk-beat ma di quello vero e appassionato, urticante e suadente, figlio di quelle robe immense che ogni tanto escono fuori dai sottofondi più scalcinati dell’underground.\nEppure tutto è ricercato, cesellato, calibrato, attento a non perdere mai la barra e sempre pronto a strizzare l’occhio a chiunque si ponga di fronte alla musica con l’innocenza e lo stupore.\nSenza stratificare ulteriori parole, loro fanno venire voglia di riporre ancora speranze nella musica itinerante, senza frontiere e lontano dai riflettori, fuori dai talent, in un pertugio a volte apparentemente difficile da raggiungere ma che c’è, esiste e basta solo cercarla.\nLa bellezza dell’idea alla base dell’Orchestre Tout Puissant Marcel Duchamp è quella di destreggiarsi all’interno delle varie possibilità sonore offerte dalla loro miscela di strumenti a corde, a fiato, percussioni, chitarre, marimba, oltre a una mezza dozzina di voci che entrano ed escono, sorprendendo gli spettatori. \nIl basso del compositore nonché band-leader Vincent Bertholet fornisce un punto di riferimento lungo tutto il concerto, permettendo alla musica di dispiegarsi intorno a esso. Tutto le è possibile e permesso e di questa potenzialità fa tesoro sviluppandola in uno spettacolo entusiasmante, un po’ Ex, un po’ Stereolab e un po’ Dada, una mistura freak afro punk mica male e mica semplice… \nÈ impossibile resistere al groove e dunque si balla molto, specialmente nella parte finale dei loro concerti, quando OTPMD surfa con abilità su poliritmie africane memori dei Talking Heads di Remain in Light. Sostenuta da una spinta ideale terzomondista ed ecologista che suona tanto nobile quanto impegnativa (“dagli zapatisti messicani ai rivoltosi del Chiapas, appoggiamo chiunque intenda distruggere il capitalismo attraverso lo smantellamento dei grandi imperi commerciali in favore delle imprese agricole locali”) la loro creatività si traduce in testi rabbiosi e sarcastici ma anche giocosamente surreali e poetici.\n
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