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SUMMARY:Abdullah Ibrahim in concerto a Udine
DESCRIPTION:Abdullah Ibrahim, vera leggenda del jazz mondiale, sarà protagonista di un concerto solista di rara emozione.\nNato nel Sudafrica dell’apartheid dove il jazz era visto come un atto di resistenza, la sua musica viene spesso definita come portavoce di libertà. La sua formazione musicale deriva da un crogiolo di influenze culturali: musica tradizionale africana, inni cristiani, brani gospel e spiritual, così come jazz americano, township e musica classica.\nDa questa miscela di secolare e religioso, di tradizionale e moderno, sono nati il suono impareggiabile e il lessico musicale della vastissima produzione di Abdullah Ibrahim.\nAbdullah Ibrahim (prima della conversione all’Islam già noto come Dollar Brand), nato a Città del Capo nel 1934, è uno dei pochi musicisti africani ad aver raggiunto un ruolo da protagonista nel jazz mondiale, ed è sicuramente il sommo rappresentante del jazz sudafricano: il suo disco di esordio (Jazz Epistle Verse 1, 1960) è stato il primo Lp di jazz realizzato da artisti black nel suo paese.\nIn seguito all’inasprirsi dell’apartheid e alle continue ingerenze governative nella vita dei musicisti, Abdullah Ibrahim lascia il Sud Africa nel 1962. Si trasferisce in Svizzera, dove trova un ingaggio a lungo termine al Club Africana di Zurigo.\nInvitato da Sathima Bea Benjamin, compagna di Ibrahim, Duke Ellington assiste a una delle sue performance in trio. Ne rimane talmente colpito da “sponsorizzarne” subito un’incisione discografica: Duke Ellington Presents The Dollar Brand Trio (1963). Ellington aveva visto giusto: nel giro di pochi anni l’ascesa di Ibrahim nel mondo del jazz raggiunge il top.\nNel 1965 si sposta a New York, dove interagisce con nomi del calibro di Don Cherry, Ornette Coleman, John Coltrane, Pharoah Sanders, Cecil Taylor, Archie Shepp, Billy Higgins, Elvin Jones.\nIn alcune occasioni sostituisce addirittura Ellington alla guida della sua orchestra. Gli anni Settanta sono un decennio di intensa attività (spiccano, tra le altre, incisioni con Shepp, Cherry, Max Roach).\nDa allora la sua carriera non ha conosciuto pause né cedimenti, ed è difficile da sintetizzare tra una miriade di eventi significativi (dal settetto che incide Ekaya, alle produzioni sinfoniche). Ma l’aspetto più suggestivo e rappresentativo della sua arte è l’esibizione in solo, documentata in numerosi dischi e da una continua attività dal vivo.\nÈ in questo contesto che emerge compiutamente il suo stile distintivo dalla possente definizione ritmica, sontuosa e iterativa, e dai disegni melodici di palpitante dolcezza, nostalgici, intensamente evocativi. Ed è proprio un piano solo l’ultimo disco aggiuntosi alla sua sterminata discografia (oltre cento titoli): 3 (2024), che dimostra come questa icona del jazz africano sia ancora al suo zenit artistico.\n
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