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DESCRIPTION:(ph. Laila Pozzo)\nGiovedì, venerdì e sabato lo spettacolo va in scena al Teatro Orazio Bobbio alle 20.30 mentre la domenica è alle 16.30.\nArriva dal 21 al 24 marzo 2024 in cartellone alla Contrada “Le serve“,  un classico “maledetto” del teatro contemporaneo. In scena un rituale pagano e perverso celebrato dalle “bonnes” per esorcizzare la propria frustrazione nei confronti della padrona, di cui amano indossare gli abiti. \nQuesto classico di Jean Genet, per la regia di Veronica Cruciani anche autrice del nuovo adattamento del testo (tradotto da Monica Capuani) e co-prodotto da ERT/Teatro Nazionale, rivive nella contemporaneità valorizzando i temi del potere, del genere, della devianza psichica.\nA dare vita e corpo al perverso rituale tra serve e padrona sono Eva Robin’s, icona pop del transgender, nel ruolo della Madame, e le due attrici Beatrice Vecchione, già diretta da Malosti, Martone e Muscato, e Matilde Vigna, Premio Ubu come Migliore attrice Under 35 e finalista 2022 per il Miglior nuovo testo italiano con Una riga al piano di sopra.\n\nLa storia che ispirò l’opera era legata a un fatto di cronaca che scosse l’opinione pubblica negli anni Trenta: due giovani sorelle a servizio presso una famiglia borghese, dopo un un rimprovero per un banale incidente, massacrarono madre e figlia. Da quel rapporto serva-padrona, che interessò anche Lacan per i suoi studi sulla paranoia, Jean Genet trasse uno dei suoi massimi capolavori teatrali, Le Serve, scritto nel 1946. \nProtagoniste del testo – un atto unico – due bonnes (serve appunto), Claire e Solange, che allo stesso tempo amano e odiano la loro padrona, Madame, e che hanno denunciato il suo amante con delle lettere anonime. Venendo a sapere che l’amante sarà rilasciato per mancanza di prove, e che il loro tradimento sarà scoperto, tentano di assassinare Madame, falliscono e vogliono uccidersi a vicenda. \nIl testo ruota attorno al crudele gioco delle parti delle due ragazze, che a turno recitano la parte della signora, indossandone vestiti e atteggiamenti, esprimendo così allo stesso tempo il loro odio e il loro desiderio di essere lei. Un gioco che la regista Veronica Cruciani descrive come “una fallimentare ripetizione magica, il riflesso deformato del mondo dei padroni, che le serve adorano, imitano, disprezzano”. Lo spettacolo è ambientato in una città contemporanea, riflettendo sui temi attualissimi del potere e del genere. \n
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