Utilizziamo i cookie per offrirti la miglior esperienza possibile sul nostro sito Web.
Quando utilizzi il nostro sito Web, accetti che vengano trasmessi cookie sul tuo dispositivo. Ulteriori informazioni
Classic art

Non c’è acqua più fresca

Volti, visioni e parole dal Friuli di Pier Paolo Pasolini
(ph. Luca d'Agostino - Phocus Agency)
Trieste
via del Ghirlandaio 12
Teatro Bobbio
17/02 e fino al 18/02
20.30

Non c’è acqua più fresca - Volti, visioni e parole dal Friuli di Pier Paolo Pasolini, uno spettacolo di Giuseppe Battiston (la drammaturgia è di Renata Molinari), che vede in scena lo stesso Battiston insieme al cantautore Piero Sidoti. Prodotto dal CSS Teatro stabile di innovazione del FVG, lo spettacolo è diretto da Alfonso Santagata (che firma anche lo spazio scenico).

Le prime poesie – raccolte ne “La meglio gioventù” – Pier Paolo Pasolini le scrisse in friulano, nella lingua quasi nuova, sconosciuta e musicale della terra materna. Giuseppe Battiston, interprete fra i più sensibili della scena teatrale e cinematografica italiana, si immagina protagonista di uno “spetaculut” di memoria pasoliniana che ci porta alla “terra di temporali e primule” e racconta di incontri, affetti, paesaggi, amori ancora freschi come l’acqua di una fontana.

Per questa immersione nel fecondo laboratorio pasoliniano in lingua friulana, Battiston ha voluto accanto il regista delle sue prime prove teatrali, Alfonso Santagata, e la drammaturga Renata Molinari, autrice di un testo originale che intreccia alcune delle liriche più emblematiche del periodo casarsese, con l’intento di avvicinare alla bellezza della lingua madre di Pasolini anche quelli che non la conoscono. Ad affiancarlo sul palcoscenico, Piero Sidoti, autore delle musiche e delle canzoni, qui anche prestato alla prosa.

Battiston guida il pubblico in un “viaggio di ritorno”, anche autobiografico, ai luoghi della sua infanzia, alla vita e al tempo evocati dai versi del grande scrittore, restituendo la bellezza del laboratorio di poesia in lingua friulana di Pasolini e il suo spessore emozionale nella nostra cultura.

Scrive Battiston: “[...] Quei versi parlavano a me dei miei luoghi, i luoghi della mia infanzia. Quelle parole così mie, quei suoni, proprio gli stessi di mio padre, quella lingua che si parlava a tavola, mi raccontavano di feste e sagre paesane, di vento, di corse in bicicletta a perdifiato, dell’avvicendarsi delle stagioni nel lavoro dei contadini. Insomma i miei ricordi, invece di assumere i toni malinconici del passato, si sono ravvivati, fatti nuovi, simili a sogni, e ho così immaginato di poter raccontare un aspetto di quella vita e di quel tempo che nella poesia di Pasolini si fanno memoria collettiva. Perché la Poesia, una tra le più alte forme d’arte, non è scissa dalla vita, ma è lì che nasce e risiede. I suoi versi seguono un ritmo, come i versi di una canzone seguono la musica, musica tanto cara a Pasolini”.