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Classic art

Le profezie di Pasolini a Cervignano

Un viaggio esistenziale nell’apatica indifferenza dell’uomo contemporaneo occidentale
Fabio Turchini (ph. Luca A. d'Agostino)
Cervignano del Friuli

06/12/22
20.45
Cervignano del Friuli
piazza Indipendenza 34
Cervignano del Friuli

Profezie”, una produzione Euritmica, è un viaggio di scoperta esistenziale con Pier Paolo Pasolini, attraverso le sue visioni profetiche, un gesto d’amore, un ritorno all’innocenza poetica, provando a squarciare quel velo di opacità che ammanta l’apatica indifferenza dell’uomo contemporaneo occidentale.

L’opera è l’adattamento teatrale di un testo dell’intellettuale Fabio Turchini, con musiche originali a cura di Claudio Cojaniz, per la regia di Carlo Zoratti.

In scena, tre attori: Fabiano Fantini, Marta Riservato, Pietro Macdonald e due attori/cantanti: Mariateresa Bonera, Alessio Velliscig, oltre al quartetto di Claudio Cojaniz, pianoforte; Alessandro Turchet, contrabbasso; Antonino Puliafito, violoncello e Luca Grizzo, percussioni.

«In Profezie – spiega Turchini – troviamo l’uomo contemporaneo occidentale che ha perso il contatto con la propria interiorità, con i propri sentimenti, la cui anima è prosciugata dagli ininterrotti appagamenti del consumismo ma anche da un asservimento ai canoni dell’efficientismo funzionalistico imposto dalla società.

L’indifferenza e l’apatia – continua Turchini – sono il suo antidoto all’orrore che lo circonda, facendogli smarrire del tutto la ‘pietas’ e consacrandolo nevroticamente ad un’esistenza votata al lavoro e allo svago».

Nella pièce, che si svolge durante una crociera nel Mediterraneo, mare battuto dalle rotte delle grandi navi bianche ma anche dei barconi della disperazione cariche di migranti, egli si mette a nudo confrontandosi con il sé stesso da ragazzo, che gli ricorda spietatamente quali erano i suoi ideali giovanili, drammaticamente disattesi e dimenticati.

La madre, personaggio chiave dell’universo pasoliniano, entra in modo ambivalente nella vicenda, combattuta tra naturale amorevolezza, delusione e severità.

“Profezie”, raccoglie con grande sensibilità il portato poetico, letterario e civile dell’opera pasoliniana e rappresenta, metaforicamente parlando, un arco che l’arciere tende all’indietro per scoccare la freccia in avanti, caricata con tutta la forza del passato (cfr Pasolini: “Io sono una forza del Passato. Solo nella tradizione è il mio amore”), stigmatizzando così la nostra società privilegiata e indifferente, irreligiosa e omologata, concentrandosi emblematicamente sul disperato tentativo d’introspezione del personaggio che, di ritorno, si vede incalzato dalla sua stessa coscienza per aver, come tutti gli altri passeggeri, perseverato nei sollazzi nonostante la nave avesse incrociato la rotta di disperati migranti votati a morte certa.

Il finale rimane aperto come a sollecitare nel pubblico il compito morale di una conclusione.

Restare come siamo nell’imminenza della catastrofe o decisamente sterzare?

Il pianista Claudio Cojaniz: «Nel pensare alla musica per questo lavoro “con” Pasolini ho tenuto nel giusto conto la sua idea di musica. Per P.P.P. è un’azione espressiva alta ed indefinibile, un atto totalizzante: la musica basta a sé stessa. Ha usato, da eclettico qual era, varie forme: Bach e Webern, Modugno e folklore, Free Jazz e musiche popolari, etc. spesso per contrasto, per definire espressivamente il sacro. E così ho fatto io, lasciandomi guidare dalle situazioni a cui la scrittura teatrale mi invitava, specialmente nelle tre canzoni previste dall’azione scenica».