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Classic art

La Bohème

Nuovo allestimento della Fondazione Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste
Federica Vitali
Trieste

Teatro Verdi
09/12 e fino al 11/12
20.30 (domenica ore 16)

Giovani e belli, ma anche bravi e solidi: questa la caratteristica principale di un cast che non chiederà al pubblico alcuna suspension of disbelief, quella sospensione dell’incredulità tanto odiata dal grande regista triestino Giorgio Strehler, che sosteneva l’impossibilità di interpretare con verità l’ingenuità dell’amore quando si ha l’età del disincanto. Dunque un cast perfetto per l’opera dell’amore più fresco, spensierato, passionale senza reti né sovrastrutture ideologiche di sorta e perfetto al contempo per la cifra stilistica eminentemente narrativa del regista Carlo Antonio De Lucia, che di fronte a questo testo si definisce “uno che ama raccontare storie e di fronte a Bohème si sente un nonno che racconta una storia di gioventù, d’amore e di morte. E quanto ancora più atroce è la morte quando irrompe dove trionfa la vita nel fiore delle sue aspettative, dei suoi sogni, smorzando l’eco di allegre risate spensierate, come quando gli amici ti chiamano dal cortile a giocare coi sogni e le speranze”. Dunque una Bohème rispettosamente neorealista, che affida il pathos al racconto stesso perché, ricorda De Lucia: “Ho chiara memoria di una recita per studenti, in un vecchio Teatro dalla vecchia storia, sulla frase - Sei il mio amore e tutta la mia vita! - è sgorgato spontaneo l’applauso. Senza spiegazioni, perché la vita e l’amore sono più forti di tutto, più forti di qualunque paura!”. Sostenuti dall’esperta bacchetta di Christopher Franklin, solido conoscitore del titolo e delle maestranze triestine, giovani cantanti per lo più italiani incarneranno perfettamente Mimì, Rodolfo, Musetta, Marcello e Colline grazie ai volti e alle voci fresche e ben coltivate di Lavinia Bini e Filomena Fittipaldi, Alessandro Scotto di Luzio e il portoghese Carlos Cardoso, Federica Vitali e l’ucraina Olga Dyadiv, ormai voce simbolo dei nuovi talenti cresciuti nel teatro giuliano, il baritono coreano Leon Kim con Luca Galli, infine Fabrizio Beggi e Andrea Comelli: cast che quanto mai conferma l’aspirazione del Verdi di Trieste a farsi palcoscenico d’eccellenza di un meditato sostegno per i nuovi artisti italiani. D’altra parte l’impegno per l’alfabetizzazione musicale dei ragazzi della città è ormai da anni, con il sostegno del Comune, un punto di forza del Verdi e il giusto compendio di questo millimetrico lavoro divulgativo non può che essere il forte messaggio di un palco altrettanto giovane sul fronte artistico.

Chiosa così il Sovrintendente Giuliano Polo: “Dopo i recenti anni di attività ridotta, credo che non sia superfluo sottolineare nei fatti ‘chi siamo’, quale è il Genius Loci del nostro teatro e della nostra città: siamo il teatro in cui Abbado e Oren sono cresciuti artisticamente, giovani di enorme talento, ma non ancora nomi di fama e richiamo; siamo il teatro di una città che ha più scuole d’eccellenza internazionale di tante altre realtà italiane ben più grandi di noi; siamo la tradizione italiana, ma anche il grande sinfonismo della Mitteleuropa. Credo che questa stagione confermi che la vocazione di dare luce al futuro è ben solida nelle nostre corde e destinata a durare.”

Sottolinea il Direttore Artistico Paolo Rodda: “Personalmente trovo davvero eccitante dare voce al nuovo. Ci sono molti modi per sperimentare: si può osare sul fonte registico e forse è anche la strada più comoda, perché si sa, ‘fa notizia’; io invece ritengo sia più stimolante ed anche eticamente più significativo, sperimentare offrendo al pubblico un cast di giovani italiani di grande talento che sicuramente saranno il futuro del teatro d’opera del nostro paese. E ritengo che i triestini siano perfettamente in grado di cogliere la novità, di cullarla e apprezzarla capendo la vocazione della città ad essere fucina di nuovi talenti, dalla scienza all’arte. D’altra parte Trieste è la città che vanta in Italia la maggiore fruizione pro capite di teatro e ha sicuramente la maturità culturale per capire le sfide a favore dei giovani, soprattutto su un titolo che chiama giovinezza nell’immaginario di tutti”.

D’altra parte dei ventuno allestimenti andati in scena al Teatro Verdi di Trieste dal 1899 ad oggi, di cui l’ultimo nel 2016, spicca la produzione di Bohème del 1974 in cui Katya Ricciarelli e Josè Carreras, entrambi 28enni ed entrambi reduci dal proprio debutto da pochissimi anni, di certo diedero vita ad un’edizione di cui ancora oggi la città può essere senza dubbio fiera. Così come è indubbiamente forte una consapevole cultura ‘Bohème’ nella città che vide il debutto italiano di quella che a metà ‘800 era in tutta Europa il titolo ‘Bohème’ per eccellenza, cioè The Bohemian Girl di M.W.Balfe, di cui a Trieste si conserva una rarissima partitura originale in collezione privata. Di certo le ragioni per credere nella maturità culturale e musicale del pubblico triestino non mancano.