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Classic art

Il talento di Nikolas Nägele a Trieste

Il giovane direttore tedesco ritorna dov'era cresciuto
Nikolas Nägele (© Juliane Naumann Photography)
Trieste

Teatro Verdi
01/10/22
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Già applaudito a Trieste con Tod und Verklärung di R.Strauss, il Salmo 13 di Zemlinsky e il concerto di Dvořák con il violoncello di Misha Maisky, nonché con Die Fledermaus a luglio, il giovane direttore tedesco Nikolas Nägele è di certo uno dei migliori esempi di come, scommettendo sui talenti emergenti, un teatro possa garantirsi l’affetto e la continuità di lavoro di artisti di alto livello anche quando le carriere inevitabilmente decollano e gli impegni internazionali premono.

Se dunque l’attività di scouting artistico può inizialmente deludere chi attende sempre l’artista già affermato, è in realtà molto più vitale un teatro che cerca la fresca bellezza di un pensiero musicale nuovo, in fieri, un nuovo talento in cui credere e con cui crescere insieme alle proprie compagini artistiche: questa una delle filosofie portanti del Teatro Verdi degli ultimi anni e a giudicare dalla brillante carriera di tanti artisti sostenuti sin dall’inizio dalla Fondazione cittadina, la scommessa degli anni scorsi pare vinta. Torna dunque Nägele e torna con un percorso a ritroso sul compositore austriaco von Zemlinsky, dal tardo Salmo 13 del precedente concerto, una delle ultime e rare pagine scritte durante l’esilio negli Stati Uniti per fuggire alla persecuzione nazista, al Salmo 83 dell’impaginato del 1° ottobre, composto invece nel 1900 in piena Austria felix. Composizione in un movimento simile ad un poema sinfonico, vede il testo tedesco rimaneggiato dallo stesso Zemlinsky ed un carattere comunque luttuoso vicino al Requiem, anche a causa della scomparsa prematura del padre al tempo della scrittura musicale. Completa il terzo programma della stagione sinfonica la sinfonia n.4 di Anton Bruckner, detta dallo stesso compositore “romantica” in omaggio al movimento culturale del suo tempo: composta in prima stesura nel 1874 e continuamente rimaneggiata fino al 1889, si tratta di una delle opere più tormentate del grande austriaco, sempre accusato di proporre pagine di una complessità ‘ineseguibile’. Nonostante i contrastati tentativi di semplificazione, la quarta sinfonia fu ed è, sin dalla prima esecuzione dal vivo, una delle pagine più amate dal pubblico di tutto il mondo e le sue difficoltà rimangono sfidanti per ogni orchestra che la affronti.

Ma Nikolas Nägele, classe 1987, ex pupillo di Thielemann a Salisburgo e Bayreuth, con solide collaborazioni al Festival Rossini di Pesaro e al Maggio Musicale Fiorentino, avvicinatosi precocissimo alla musica da quel famigliare zusammen musizieren che è la vera cifra genetica della cultura musicale tedesca, saprà di certo affrontare al meglio l’impaginato triestino, se è vero che il suo precedente concerto sinfonico fece scrivere di lui: “Il gesto analitico di Nägele ha plasmato fraseggi sinfonici emozionanti (anche per momenti di rara levità nel pathos di Strauss) ed esaltato la grandiosità del Salmo, pur non avendo a disposizione l’abnorme organico che Zemlinsky (tra Mahler e Schönberg) avrebbe richiesto. Ma l’impegno dell’orchestra triestina e del coro, affidato alle ottime cure di Paolo Longo, hanno portato l’opera ad alta intensità”. L’attesa, dunque, non può che essere grande.