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Meeting

I segni della memoria che raccontano la storia della città

Conferenza in streaming di Lucio Gregoretti
Da destra Gregoretti e il presidente Unuci Monfalcone, de Manzini
Monfalcone

18/03/21
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Targhe, insegne, monumenti raccontano pagine importanti della storia della città di Monfalcone finite spesso nell’oblio generale. Talvolta segnano il sentimento e l’emozione del momento. In altri casi mostrano la parzialità della scelta.

Se poi si guarda più a fondo alla loro genesi si possono fare scoperte strabilianti. Le decine di monfalconesi che quotidianamente entrano nel cimitero probabilmente neppure notano che il giardino antistante e il relativo parcheggio sono dedicati a Olga Colautti, schiva pittrice locale nata a Ronchi nel 1898, mentre a Dante Fornasir, che cambio radicalmente l’urbanistica del centro cittadino e progettò e costruì il quartiere operaio di Panzano è stato, a malapena, intestato ma solo nel 2017 un piazzale a suo ricordo. Gli esempi dei segni della memoria sono tanti e sono stati ricostruiti in un lavoro estremamente certosino da LUCIO GREGORETTI, curatore di storia locale, e saranno presentati giovedì 18 marzo nel tradizionale appuntamento settimanale organizzato per la rassegna Storia & Storie dall’Unuci della città dei cantieri, trasmesso, per le limitazioni Covid 19, in streaming alle ore 18 sul canale televisivo 647 di Teleantenna e sulla pagina Facebook della stessa emittente.

In questa sorta di catalogo dei fatti e dei personaggi memorabili ricordati nel nostro territorio, si ritrova il marmo su un angolo della facciata del municipio realizzato da Patuna per celebrare allegoricamente l’inaugurazione del canale navigabile Valentinis avvenuta nel 1907; l’emblema marmoreo del falco appartenuto alla trecentesca casa municipale abbattuta alla fine della Grande guerra; il blasone con un falco restaurato dell’antica porta “de sotto” della città murata fortificata dal podestà Diedo nel 1501, ma anche quel vero e proprio parco monumentale unico del genere a Quota 85, nel cui ambito spicca il monumento a Toti assieme a tanti altri cippi dedicati ai protagonisti ormai dimenticati di due anni di combattimenti.

A ridosso del Carso, sul tronco di una colonna si decise di celebrare il Timavo, “fiume misterioso” in cui “rinascono i caduti a una vita immortale”, nelle cui vicinanze si ricorda il più noto Giovanni Randaccio. E sulle due colonne della scalinata interna del Palazzo municipale due targhe di bronzo, scarsamente illuminate, riportano le motivazioni dell’assegnazione della medaglia d’argento al valor militare a Monfalcone, bella sintesi delle tragiche vicende cittadine del passato Novecento. L’abitudine al passaggio rende queste due insegne, come molte altre, invisibili. La conferenza di Gregoretti per l’Unuci si propone di ricordare, attraverso questi simboli, una storia che è parte importante delle nostre radici.

Paolo Posarelli