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Classic art

I miserabili

In scena uno dei capolavori della letteratura di tutti i tempi
Pordenone

23/11 e fino al 24/11
20.45
Pordenone
via Martelli 2
Pordenone

In scena, assieme a Franco Branciaroli, una compagnia di ottimi attori spesso impegnati in più ruoli: Alessandro Albertin (Vescovo Myriel/Gillesnormand), Silvia Altrui (Cosette bambina/Gavroche), Filippo Borghi(Marius), Romina Colbasso(Cosette adulta), Emanuele  Fortunati (Courfeyrac/Montparnasse),  Ester  Galazzi (Fantine/Baptistine),  Andrea Germani (Enjolras/Gueleumer),  Riccardo  Maranzana (Thenardier),  Francesco  Migliaccio (Javert), Jacopo Morra (Combeferre/Babet), Maria Grazia Plos(Madame Thenardier/Magloire), Valentina Violo (Eponine).

Lo spettacolo si avvale delle scene di Domenico Franchi, dei costumi di Andrea Viotti, delle luci di Cesare Agoni e delle musiche di Antonio Di Pofi.

Sterminata, meravigliosa sinfonia umana, I Miserabili di Victor Hugo dato alle stampe nel 1862 è un romanzo cardine della letteratura mondiale, capace come pochi di parlare al nostro tempo. “Portare I Miserabili su un palcoscenico è un’impresa sicuramente temeraria, e si trema davanti a «millecinquecento pagine – ha sottolineato Luca Doninelli, che ha accettato la sfida dell’adattamento – che appartengono non solo alla storia della letteratura, ma del genere umano, come l’Odissea, la Divina Commedia, il Don Chisciotte o Guerra e Pace».

Riaffiorano, nella Parigi post Restaurazione, il generoso galeotto Jean Valjean, la sventurata Fantine e sua figlia Cosette, l’oscuro Javert, i malvagi Thénardier, Marius, Gavroche, Eponine. Sono loro “i miserabili”, figure emblematiche che appartengono alla storia della letteratura e rappresentano l’essere umano nella sua nudità, spogliato non solo dei suoi beni terreni ma anche dei suoi valori, da quelli etici fino alla pura e semplice dignità.  In questo grande affresco ogni storia ha rilievo, spazio, chiaroscuri da tratteggiare mentre sulla scena si accendono i temi universali come il dolore, la misericordia, la giustizia, il male, la redenzione.

L’idea per l’adattamento teatrale de I Miserabili è nata da Franco Però: «Un’importante induzione verso questa scelta – spiega – viene dal momento che stiamo vivendo nelle società occidentali, dove si assiste all’inesorabile ampliarsi della forbice fra i “molto ricchi” e i “molto poveri”, fra chi è inserito nella società e chi invece ne è ai margini.  Dopo anni in cui, allo Stabile del Friuli Venezia Giulia, abbiamo indagato attraverso la drammaturgia il microcosmo della famiglia (“Scandalo” di Schnitzler, “Play Strindberg” di Dürrenmatt), apriamo ora lo sguardo al macrocosmo della società. C’è un’altra considerazione: il pubblico, a teatro, sembra sempre più attratto da operazioni legate alla narrativa. La narrativa sulla scena è un medium che permette anche di attrarre fasce non abituate a frequentare le platee, trattando argomenti dal valore universale 

I Miserabili è però anche un’opera capace come poche  di parlare al nostro tempo: «Non c’è stata una giornata delle prove – evidenzia il regista – in cui per sistemare una battuta, per cercare una parola non ci si sia imbattuti in concetti universali, pensieri che toccano il mondo di oggi, la nostra società, il pensiero francese di questi momenti… Un giorno mi suonava strana la battuta di uno dei giovani rivoluzionari  e  ho  riguardato  il  romanzo,  certo  che  ci  fosse  stato  qualche  aggiustamento drammaturgico: sembrava scritta nel ’68. Invece Luca Doninelli aveva preso esattamente la frase di Hugo, che continua a stupirci e impressionarci per queste sue assonanze con l’attualità, per la capacità di affrontare temi diversissimi, di mettere assieme momenti alti e momenti bassi (questa è un’altra sua grandezza). I Miserabili – conclude Però – è veramente un fiume in piena di cui noi restituiremo un’onda o poco più».

Importante e appassionato è l’apporto degli interpreti che danno vita a immensi personaggi, a partire dal Jean Valjean di Franco Branciaroli che per la prima volta – dopo uno spettacolo interpretato assieme a inizio carriera, il Gesù di Dreyer per la regia di Aldo Trionfo – lavora con Franco Però. «Ogni personaggio – osserva Però – è quasi protagonista di un proprio romanzo all’interno de I Miserabili, ogni attore ha un ruolo fondamentale: mi è sembrato giusto partire dagli attori della Compagnia dello Stabile del Friuli Venezia Giulia, strumento prezioso del nostro Teatro, poi ho integrato il cast con alcuni altri attori tutti di qualità… e poi esiste Jean Valjean. Un personaggio “monstre” che aveva bisogno di un attore altrettanto “monstre”: Franco Branciaroli. Diverse ragioni mi hanno indirizzato a lui, oltre al piacere di “incontrarlo” finalmente sulla scena: certo mi ha favorito sapere che aveva già collaborato con lo Stabile in un bellissimo Galileo, poi mi hanno colpito alcune sue dimostrazioni di generosità nel recente passato, e naturalmente ho ammirato la sua carriera, i lavori con Ronconi. Ho messo in rapporto la sua bravura, la sua generosità e la sua capacità di essere “fuori dalle regole”, fuori dagli schemi… com’è Jean Valjean che è tutto: un santo e anche un vero galeotto».

«Uno strano santo – dice Franco Branciaroli del suo Jean Valjean – una figura angelico-faustiana. Il ritratto di un’umanità che forse deve ancora venire».

La scenografia firmata da Domenico Franchi – artista di grande esperienza e scuola, che è scenografo e pittore – ha saputo coniugare una necessaria astrazione, alla concretezza della materia. È dominata da tre elementi che sembrano una rivisitazione degli antichi periaktoi, che si muoveranno sempre, offrendo la possibilità di continui mutamenti di scena e di sfondo. E si è intuito poi, che rimanderanno all’immagine di libri di cui gli attori apriranno e muoveranno pagine diverse, attraversando il grande romanzo di Hugo ed il suo mondo, basso e alto, tragico e mutevole.