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Classic art

Di jerbas e di suns

Musica e parole per una Spoon River carnica
(ph. Euritmica)
Comeglians
Piazza San Nicolò (in caso di maltempo Sala Comunale l'Alpina)
04/06/16
21

La giornata è dedicata ad uno dei figli della Carnia più carismatici: Giorgio Ferigo, poeta, musicista e storico che ha dedicato l’intera esistenza alla divulgazione della cultura carnica e friulana. Alle 18, nella Sala Comunale l’Alpina, proiezione in anteprima del video di Paolo Comuzzi che racconta la Carnia di Ferigo e alle 21, in Piazza San Nicolò (Sala Comunale l’Alpina, in caso di maltempo), lo spettacolo in forma di teatro-canzone “Di jerbas e di suns, musica e parole per una Spoon River carnica”, con la collaborazione dell’Associazione Culturale Giorgio Ferigo e del Comune di Comeglians.Entrambi gli eventi sono ad ingresso libero.

Di jerbas e di suns, musica e parole per una Spoon River carnica è uno spettacolo ideato da Annalisa Comuzzi e Francesca Valente, andato in scena per la prima volta nel 2012 in occasione della riedizione degli album del Povolâr Ensemble, atipico gruppo musicale nato a Padova nel 1977 dall’incontro di Giorgio Ferigo con Francesco Vigato, Fiammetta Bagno e Toni Zogno.

In oltre 10 anni di attività, il Povolâr Ensemble ha portato avanti un’indagine poetica sulle lacerazioni, i costumi, le contraddizioni e i sogni di una piccola comunità, la Carnia: 40.000 abitanti e 40.000 emigranti, montagne aspre e bellissime, tradizioni antiche e una lingua arcaica e musicale.

Di jerbas e di suns ripropone le canzoni del secondo album del gruppo, Cjamp dai pierdûz amôrs, datato 1983, nella rilettura del compositore e pianista Mauro Costantini, accompagnato da un affiatato collettivo di musicisti: Federico Luciani (percussioni), Mirko Cisilino (tromba), Emanuel Donadelli (batteria), Massimiliano D’Osualdo (fisarmonica), Simone Serafini (contrabbasso), Maria Fernanda Pardini (canto) e Flaviano Miani (canto e clarinetto basso). 

Nel rispetto della versione originaria dei brani, Mauro Costantini segue un suo originale disegno creativo, ne sviluppa i temi attraverso un nuovo linguaggio, una nuova forma, ne ritrova e ne rafforza l’energia comunicativa. 

A intrecciare sulla scena musica e narrazione sono le voci di Riccardo Maranzana e di Francesca Casaccia, che conducono gli spettatori a scoprire i motivi ispiratori, i rimandi letterari, i materiali e le fonti a cui Giorgio Ferigo aveva fatto riferimento per ideare la sua delicata ed intensa Spoon River cjargnela rintracciando, tra le vecchie lapidi del cimitero di San Giorgio di Comeglians, storie di vita quotidiana e ordinarie vicende di oppressione e lacerazione esistenziale.

Come la collina dello Spoon River narrata da Edgard Lee Masters, anche il cimitero di San Giorgio diventa spazio di memoria e di racconto per i drammi, gli amori tormentati, i furti e i delitti di una piccola umanità finalmente proposta fuori dagli stereotipi di una logora tradizione letteraria e musicale. Insomma, a fronte della Grande storia, c’è una Piccola storia da indagare, una commedia umana per tutti riassunta dal suonatore Jones, cantato anche da Fabrizio De Andrè, “che offrì la faccia al vento, la gola al vino e mai un pensiero, non al denaro, non all’amore né al cielo”.

Questo viaggio nel tempo fluisce naturalmente nelle immagini di Paolo Comuzzi, che mette insieme  materiali del passato e del presente: frammenti teatrali e filmati realizzati lungo le strade di Comeglians, Povolaro, Maranzanis in un pomeriggio d’inverno; la voce di Giorgio Ferigo in una trasmissione radio degli anni ’80 e sonorità affidate all’interpretazione di nuovi musicisti; foto d’epoca e interni di case abbandonate, in una Carnia silenziosa e vuota. Poesia ed evocazione, domande urgenti sullo spopolamento della montagna friulana e infine  volti di donne e uomini che con Giorgio hanno ragionato, costruito, immaginato.