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Classic art

Giacomo Leopardi e la grande muraglia

(ph. Amici della Contrada)
Trieste
Teatro Bobbio, via del Ghirlandaio 12
16/11/15
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Intontito da una notte in cui non riesce a prender sonno, l’Autore immagina di scoprire in cucina, dove si è recato per prepararsi una tisana rilassante che lo aiuti a dormire, un involto contenente alcuni scritti, “in forma di lettera”, vergati da Giacomo Leopardi nell’ultimo periodo della sua vita, lontano da Recanati e destinati, alla sua morte, esclusivamente alla sorella Paolina. A più di un secolo e mezzo dalle disposizioni dell’l’Autore, ritenendo i diritti della contessina Leopardi ormai decaduti, aprirà l’involto e leggerà quegli scritti.

Gli “inediti” illuminano momenti significativi del vissuto del poeta; dai rapporti con i genitori (algido e frustrante quello con la madre, incapace d’affetto; complesso e conflittuale quello con il padre per la sua ottusa chiusura intellettuale) alle aspre delusioni d’amore patite per donne che sempre lo hanno avvilito dopo averlo vanamente illuso di corrispondergli: dalla controversa relazione con il conte Antonio Ranieri agli approcci poco persuasivi con personaggi di spicco (Alessandro Manzoni) se non addirittura di scontro aperto (Niccolò Tommaseo); né mancano riflessioni sulla poetica (L’infinito), gli appassionati interrogativi esistenziali (Canto notturno di un pastore errante dell’Asia) e gli slanci etici d’impegno civile (All’Italia), ma su tutto il caldo affettuoso distendersi di un colloquio con l’amata sorella Paolina, di due anni più giovane, per la quale è prodigo d’attenzioni e di consigli e per lei anche gli ultimi commoventi sprazzi di una mente persa nella convinzione di concludere il proprio viaggio mondano sui camminamenti della Grande Muraglia....

In effetti, affascinato dal pensiero buddista, Leopardi, che amava “leggere” gli atlanti, coltivò a lungo il sogno con Ranieri di partire per un viaggio verso l’Asia, la Cina.