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Classic art

Alla mia età mi nascondo ancora per fumare

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Monfalcone
Teatro Comunale, corso del Popolo 20
24/11/14
20.45

Rayhana è uno pseudonimo che l’autrice algerina ha dovuto assumere per poter scrivere, anche nell’avanzata e libera Francia, dove vive e lavora. È lì, infatti, che è stata aggredita da un gruppo di integralisti islamici, proprio mentre si recava a teatro. Il motivo è insito in questo suo intenso testo.

La storia si svolge ad Algeri, ai giorni nostri, in un hammam, nel giorno riservato alle donne. Nove personaggi, nove donne algerine, sono costrette a barricarsi nell’hammam per sfuggire all’ira di parenti e uomini che reclamano il diritto di punire una di loro, scoperta incinta senza il consenso dei genitori. In questo spazio caldo e accogliente, fra i vapori e le acque delle vasche, le donne si confidano anche i segreti più delicati, rivelandoci le loro storie, le rabbie, le speranze: uno spazio protetto, lontano dai clamori e dai rumori della città, un luogo sospeso dove ci si può “spogliare” di tutto.

Prende vita, così, un intenso spettacolo corale che racconta il ruolo delle donne all’interno della società islamica, la loro difficile convivenza con la cultura patriarcale, estremista e repressiva dei loro uomini. Un viaggio che commuove e fa riflettere, la cui dimensione tragica si trasfigura attraverso l’ironia e l’emozione.

A dare corpo e voce ai diversi personaggi sono le bravissime attrici dell’ATIR: Anna Coppola, Matilde Facheris, Mariangela Granelli, Annagaia Marchioro, Maria Pilar Pérez Aspa, Arianna Scommegna, Marcela Serli e Chiara Stoppa.

Scrive Serena Sinigaglia nelle note di regia: “Quando ho letto Alla mia età mi nascondo per fumare ho provato una gioia che rasentava l’esaltazione. Quel testo che scorreva agilmente sotto i miei occhi aveva tutte le caratteristiche che da sempre cerco spasmodicamente in un testo teatrale. Coralità. Ruoli importanti per tutte e nove le attrici. [...] Solo donne e tante e tutte impegnate in un lavoro stimolante e arricchente. [...] Grandi temi d’attualità, toccati con la sapienza di chi li conosce bene, per averli vissuti sulla propria pelle, e con la leggerezza (di calviniana memoria) che, sola, restituisce forza e incisività alla scena. Insomma il massimo per una regista come me. Una storia vera, semplice, diretta, piena di vita e contraddizioni e per questo, forse, anche più pericolosa”.