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Meeting

Caffè delle Scienze

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Trieste
Caffè Tommaseo, Riva Tre Novembre 5
13/11/14
17.30

Il cervello umano è “naturalmente” predisposto per credere in un dio creatore? Cosa c'è sotto i ghiacci del Polo Nord? Questi sono due dei quesiti al centro degli interventi di Giorgio Vallortigara, Direttore del Center for Mind/Brain Sciences dell'Università degli Studi di Trento e di Giuliana Rossi, ricercatrice di  di OGS - Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale che animeranno il quinto appuntamento dei Caffè delle Scienze - patrocinati e organizzati dall'Università degli Studi di Trieste e dal Dipartimento di Scienze della Vita, in collaborazione con l'OGS. 

Il primo relatore, neuroscienziato rinomato anche all'estero, illustrerà come gli studi sull'architettura della mente dei bambini mostrino che essi trovino del tutto naturale, indipendentemente dall’opinione degli adulti che stanno loro intorno, l’idea di un creatore non-umano del mondo. Questa credenza dunque è legata a caratteristiche intrinseche del cervello, evolutesi nel tempo per adattarsi alla vita sociale che nella gran parte delle culture prevedeva di credere in una divinità generatrice. Le indagini hanno inoltre mostrato come le aree cerebrali implicate nella cognizione sociale sono attive anche per le credenze religiose: cioè pregare un dio, per i credenti, ha la stessa forma di esperienza intersoggettiva di quella di un'interazione con un individuo nella quotidianità.

La seconda relatrice, primo ricercatore della Sezione Centro Ricerche Sismologiche di OGS, spiegherà invece come si può analizzare cosa c'è sotto la superficie terrestre senza perforarla mediante la “sismica”. Questa tecnica prevede che mediante pesi in caduta libera, martellate, cariche di esplosivo, cartucce da fucile si generino delle onde elastiche successivamente registrate da strumenti piantati nel terreno: una sorta di “TAC alla Terra”. Illustrerà inoltre la sua esperienza nella terra degli Orsi bianchi, il Polo Nord,  per studiare il permafrost, lo strato di terreno sempre ghiacciato che cela al suo interno, tra gli altri componenti, anche metano biogenico. A causa del riscaldamento globale, il permafrost è soggetto a parziale scioglimento e il gas liberato in atmosfera genera a sua volta ulteriori cambiamenti climatici.