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Classic art

Macbeth

«Volevo fare un Macbeth che sconvolgesse anche me stesso» ha detto Andrea De Rosa, regista dall’affascinante universo immaginifico, che ha firmato alcuni fra gli spettacoli più singolari delle stagioni recenti.
Trieste
Politeama Rossetti, viale XX Settembre 47
22/11 e fino al 25/11
040 3593511

C’è in Macbeth un’inquietante attinenza con l’attualità: il protagonista è fra i più affascinanti, discutibili, misteriosi del corpus shakespeariano, dominato dal contrasto tra pensiero e azione, dalla percezione di essere intrappolato in una rete di incubi soffocanti. Dominato dalla disperazione e allo stesso tempo dal conflitto tra brama e senso di giustizia e dal sentirsi preda di un ingranaggio infernale di fronte al quale il libero arbitrio deve arrendersi... È la parte più oscura e angosciante dell’uomo contemporaneo che affiora in questo re nero e nella sua Lady, ambiziosa oltre ogni misura, fino a rendersi cieco motore di violenza, eppure capace di impazzire di rimorsi e – in particolare in questa lettura registica – di ritrovare remote ma non completamente sopite venature di tenerezza.
Nella nuova messinscena, i due personaggi saranno interpretati da Giuseppe Battiston – che sul palcoscenico dello Stabile è fin dagli esordi festeggiatissimo da un pubblico che ha imparato ad apprezzarlo e seguirlo sempre più anche nei fortunati impegni cinematografici – e da Frédérique Loliée, attrice prediletta di De Rosa: entrambi distanti fin dal primo sguardo da quella che è la tradizionale iconografia di Macbeth. E ugualmente lontano dalla consuetudine è tutto il mondo di pensieri e raffigurazioni concepito dal regista, a partire dall’ambientazione, che è un interno in puro, elegante stile Novecento, diviso da una parete riflettente da ciò che è il profilo “pubblico” di Macbeth, fatto di feste, intrighi, confronti. De Rosa è concentrato soprattutto sull’interiorità, su quegli incubi che possono coincidere con le nostre pulsioni più segrete e colpevoli, su ciò che “non si può dire” ma che “c’è” e ci turba, come i sogni ambiziosi a cui Macbeth e la sua Lady non osano dar voce finché non intervengono le streghe. Sogni, incubi, profezie e turbamenti “partoriti” dall’interiorità e perciò raffigurati come bambole inquietanti, addirittura come feti, in un vortice di immagini forti, che il regista porta avanti con ostinazione fino a un’impressionante soluzione conclusiva per il celeberrimo vaticinio sul movimento del bosco di Birnam.