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Classic art

R III - Riccardo III

Una rilettura avvincente del grande dramma shakesperiano
R-III-Riccardo-Terzo.jpg
Trieste
Teatro Rossetti, Largo Giorgio Gaber, 1
29/01/14
20.30
040 3593511
12-29

Ogni messinscena dello shakespeariano Riccardo III lascia il segno: forse per il fascino esercitato da una delle più misteriose creature della storia del teatro, forse per l’universalità del personaggio, che nella sua deliberata malvagità incarna così angosciosamente la crudeltà e la cecità della Storia…

Così il pubblico più fedele dello Stabile avrà certo memoria del monumentale allestimento di produzione firmato da Gabriele Lavia nel 1989, come pure di quello andato in scena con ottimo esito nel 1998 per la regia di Antonio Calenda e l’interpretazione di Franco Branciaroli.

Per Alessandro Gassmann, è il primo confronto – nella doppia veste di regista e protagonista – con il dramma di Shakespeare, in una chiave che si annuncia inedita e molto intrigante. Fondamentale – spiega Gassmann nelle sue note – è stato l’apporto di Vitaliano Trevisan che ha curato una nuova traduzione e l’adattamento del testo: «Ci siamo trovati concordi nell’idea di trasmettere i molteplici significati di questo capolavoro attraverso una struttura lessicale diretta e priva di filtri, che liberasse l’opera da ragnatele linguistiche e ne restituisse tutta la complessità, la forza, la bellezza e la  sua straordinaria attualità. Il “nostro” Riccardo, col suo violento furore, la sua feroce brama di potere, la sua follia omicida, la sua “diversità” dovrà colpire al cuore, emozionare e coinvolgere il pubblico di oggi (mi auguro in gran parte formato da giovani), trasportandolo in un viaggio affascinante e tragico, attraverso le pieghe oscure dell’inconscio e nelle “deformità” congenite dell’animo umano».

Una messinscena dunque autonoma, vitale che proclama in qualche modo fin dal titolo – RIII - Riccardo Terzo – questa sua sete di dialogo con il pubblico di oggi. Un intento in cui Alessandro Gassmann di certo riuscirà, ricorrendo alla creatività e alla freschezza del suo linguaggio registico. Le sue innovative soluzioni e chiavi di lettura infatti sono state molto gradite nelle sue prove più recenti, sempre dedicate alla drammaturgia contemporanea - e tutte ospitate al Rossetti - da La parola ai giurati, a Roman e il suo cucciolo, a Oscura immensità.

Come protagonista darà corpo a una figura dalla statura scenica gigantesca, cui Shakespeare affida la parte più estesa che abbia mai scritto (a parte quella di Amleto) e per cui concepisce un ruolo da eroe e antieroe insieme, manipolatore del destino altrui e del proprio, cattivo assoluto ma carismatico, vero emblema – come lo definisce Trevisan – del Teatro.

Scritto nel 1593 il dramma narra la fase finale della Guerra delle Due Rose e le insidie ordite da Riccardo di York, fratello del re Edoardo IV, per salire al trono d’Inghilterra.