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Meeting

Jannis Kounellis

a cura di Davide Sarchioni e Marco Lorenzetti
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Trieste
Salone degli Incanti - Ex Pescheria, Riva Nazario Sauro 1
07/09 e fino al 02/02

Il più grande artista vivente riconosce e rende omaggio al suo legame con le città portuali attraverso materie care alla sua poetica, che richiamano un immaginario di vite spese lontano dalla costa, di viaggi e di commerci. Nato a Pireo, porto di Atene, e figlio di un ingegnere navale, Kounellis vede per la prima volta la città di Trieste da bambino e vi fa ritorno oggi con entusiasmo e nostalgia, come a voler chiudere un cerchio.

 

Distese su solidi basamenti di pietra (l’incorruttibile, quello che l’artista chiama “struttura”), gli stessi su cui veniva esibito il pesce pescato, riposano le carcasse sezionate di vecchie imbarcazioni (il legno corruttibile, perKounellis la “sensibilità”), mentre quinte di pietre e corda (è il ripetersi anche qui del binomio organico/inorganico) calano solennemente dagli architravi scandendo lo spazio della navata centrale. Ai lati, in corrispondenza delle campate mezzane, file di sedie vestite a lutto con pesanti panni neri richiamano le immagini di uno spettacolo lugubre, fatto di spettatori invisibili e silenziosi. Una nota dolente e forse un’amara constatazione di un epilogo a cui siamo costretti ad assistere quotidianamente. Tradizioni e modelli di vita destinati a scomparire di pari passo con le generazioni che se ne sono fatte un tempo garanti. Un’eredità di avventura e di sacrificio che sembra esaurirsi insieme ai legni consunti che l’artista ci presenta come su un tavolo di autopsia, mostrando chiodi arrugginiti e vernici scrostate. La condanna all’oblio che l’artista sembra a un primo sguardo dare per definitiva si stempera però grazie a un presente capace di ricordare e reinterpretare la memoria dei suoi luoghi. Nel caso di Trieste è la storia del suo porto a essere celebrata, in omaggio a chi l’ha vissuta e a chi oggi la rinnova.

 

Il rapporto tra contenitore e contenuto si manifesta qui come una simbiosi naturale e carica di significato, un incontro a cui non capita di assistere molto spesso. Il Salone degli Incanti è infatti parte del complesso dell’Ex-Pescheria Centrale, edificato nei primi anni dieci del Novecento e finito di restaurare nel luglio del 2006. La necessità di integrarlo al profilo neoclassico della riva triestina ha fatto sì che costruzioni, innovative per l’epoca e destinate ad attività puramente commerciali, venissero camuffate sotto le vesti di un suggestivo impianto basilicale che non stona con il contesto urbanistico. La celebrazione dell’universo marinaresco di Kounellisappare allora come la riesumazione della vecchia anima di questi spazi. L’artista contrappone al brulichio di persone e cose che un tempo riempiva le navate un silenzio contemplativo che congela il passato e ce lo offre come bottino di una pesca lunga una vita.