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Dugi Otok

Turismo
31 dicembre 2020

La voce del mare

di Michele Tomaselli
Nell’arcipelago della Dalmazia Settentrionale, l’Isola Lunga è un angolo di paradiso tra le scogliere e il bagliore dei fari
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Dugi Otok, verso la baia di Uvala Cuscica (ph. Michele Tomaselli)
Turismo
31 dicembre 2020 di Michele Tomaselli Image

Tempi duri per chi viaggia o per chi volesse partire. Sembra essere piombati nel Medioevo quando le epidemie incutevano paura e ansie.

Per chi come me ha sempre viaggiato, anche in luoghi impervi e difficili, avere limitazioni sugli spostamenti è come trovarsi annebbiata la vista, ritenuta ogni esperienza di viaggio un caleidoscopio di colori in grado di imprimere bei ricordi. Malato della sindrome di wanderlust, irrefrenabile desiderio di esplorare il mondo, di vedere luoghi nuovi e di conoscere nuove culture, quest’anno non mi sono fidato di prendere un aereo preferendo lo spostamento in auto, evitando così il rischio di venire a contatto con persone sconosciute. Anche se quest’estate si è assistito a una sorta di “ritorno” alla montagna, forte della crisi epidemiologica, che ha messo molte famiglie nelle condizioni di scegliere una vacanza in Italia, piuttosto che all’estero, ho deciso di andare al mare e raggiungere Dugi Otok (detta l’Isola Lunga), nell’arcipelago della Dalmazia settentrionale, che deve il suo nome alla lunghezza di 45 km. Dugi Otok è un angolo di paradiso che conservo nel mio cuore andandoci da diverso tempo.

Un luogo dove la voce del mare risuona tra le scogliere e il bagliore dei fari. Un’isola mai troppo frequentata che rappresenta la vacanza ideale soprattutto per le famiglie con i bambini ma anche per chi, come me, ama la tranquillità.

A fine giugno inizio il viaggio. A Jablanac, piccola località sulla costa adriatica, non lontano da Senj e nelle vicinanze dell’isola di Goli Otok, l’ex lager dimenticato di Tito, conosco Jure, settantenne macedone proprietario di una Konoba lungo il porto. Non mangio bene a causa del nugolo di moscerini che mi ronza attorno, alcuni mi finiscono dentro la birra Ožujsko altri nel piatto di ćevapćići. Ma nonostante l’inconveniente, trovo piacere nel parlare con lui. Vive diversi mesi all’anno in Germania e parla fluentemente l’italiano, il tedesco, il croato e il macedone. Sembra strano ma nonostante sia un uomo navigato rimpiange la vecchia Jugoslavia socialista. Infatti mi confida che ai tempi del maresciallo Joseph Broz Tito si stava meglio perché si trovava facilmente un lavoro, diversamente da oggi, quasi impossibile da ottenere. Per questo motivo, da buon nostalgico, tiene in vista l’icona del suo vero presidente sul cruscotto della Mercedes.

D’altra parte la cosiddetta “Jugonostalgia” è un argomento molto attuale, che ammalia sempre più. Una recente indagine rivela come siano sempre più i cittadini delle ex Repubbliche federali iugoslave a rimpiangere il vecchio sistema sociale quando esisteva la certezza del lavoro e quell’eguaglianza sociale che non aveva eguali nel mondo.

Continuo nella conversazione reso edotto che Ivana Trump, l’ex moglie del presidente degli Stati Uniti d’America Donald Trump, qui è di casa, tanto che ogni anno viene a trovare il suo ex marito: l’italiano Riccardo Mazzucchelli, un ricco uomo d’affari, il quale ha scelto Jablanac per un investimento immobiliare d’élite. Tuttavia dopo avere comprato terreni e immobili il progetto non è decollato. Non si sa il motivo ma alcuni locali sostengono che sia stato stregato dalla bellezza del luogo e dalla necessità di effettuare altri interventi, a vantaggio della comunità, tanto è vero che l’antica scuola e la Posta sono state recuperate grazie a lui.

La montagna è l’ambiente che prediligo perché la sento più mia. Per il mare invece ho un po’ di titubanza perché non so nuotare molto bene. Ma sacrificarmi per qualche giorno in una spiaggia non sarà certo la fine del mondo. Intanto decido di fare una scappata sulle montagne del Velebit così compenso i due diversi scenari e colgo l’occasione per scoprire un’altra Croazia, quella dei circuiti turistici meno tradizionali. Krasno Polje è il principale paese del Parco del Velebit settentrionale, dove ogni anno riversano decine di migliaia di alpinisti.

Quest’anno però la concentrazione è bassissima causa situazione epidemiologica. Il parco è stato fondato nel 1999 ed è la più giovane delle otto riserve naturali della Croazia. Nel paesino si trova anche il museo del Velebit (assolutamente da vedere: moderno e interattivo). Il luogo è punto d’accesso per l’ingresso al parco. Una strada sterrata bianca di diversi chilometri conduce al parcheggio dove si lascia la macchina. Da qui partono diversi sentieri segnalati che conducono in pochi minuti al rifugio Zavižan, a circa 1.630 metri.

Una volta arrivati non si può che rimanere a bocca aperta per la vista mozzafiato che si apre sul Quarnero. L’unico ostacolo potrebbe essere il forte vento che spesso tira da nordest. Miracolosamente non esistono pale eoliche che deturpano il paesaggio. Facendo un flashback indietro mi chiedo se il geniale scienziato di fama mondiale Nikola Tesla (che ha trascorso sul Velebit buona parte della sua infanzia) avesse mai pensato di realizzare su questa cima degli impianti eolici per generare energia da distribuire agli abitanti… Rimango nel dubbio, ma è certo che Tesla nelle vesti di visionario ha sempre avuto lo sguardo al futuro e come scienziato ha immaginato una scienza al servizio dell’uomo, e anche del pianeta, allo scopo di catturare l’energia dal sole, dal vento e dalla forza dell’acqua. La Croazia lo ricorda con affetto soprattutto da quando a Smiljan – presso la sua casa natale – è stato aperto il Centro memoriale Nikola Tesla, con l’obiettivo d’unire, in un solo luogo, scienza, arte e turismo.

A Gaženica, alle porte di Zara, m’imbarco sul traghetto con destinazione Brbinj, nell’isola di Dugi Otok. A bordo sono uno dei pochi turisti che indossa la mascherina e che cerca di rispettare le restrizioni anti-covid. Il buon senso circa la prevenzione e la riduzione della diffusione del contagio evidentemente qui non è stato ancora recepito.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Una volta arrivato a destinazione, sulla principale strada che collega tutti i paesi, mi regalo una vista mozzafiato sulle isole vicine. Sembra di essere sulle montagne russe tra continue salite e discese, così guidare diventa un’esperienza indimenticabile. Sull’isola esiste l’ufficio della capitaneria di porto, alcuni uffici postali, degli ambulatori, la dogana, gli uffici turistici, diversi supermercati, konobe (trattorie a conduzione familiare), alberghi e sono numerose le case che affittano gli appartamenti.

Inoltre ci sono luoghi da sogno come la spiaggia caraibica di Sakarun che è interamente ricoperta di sabbia. Infine il Parco di Telašćica con il suo lago salato Mir e il vicino Parco delle Isole Kornati, tutti luoghi ideali per gli amanti della natura. A Dugi Otok inoltre c’è l’imbarazzo della scelta perché si può cambiare spiaggetta ogni giorno senza mai ripassare per la stessa. Insomma c’è tutto quello che serve per trascorrere una vacanza meravigliosa. Ma nonostante le tante bellezze, la gente che ci abita stabilmente incontra difficoltà nel rimanerci perché vive lontana dai servizi essenziali e invecchia rapidamente, di conseguenza si delinea il rischio di un progressivo spopolamento. Per questo motivo a Sali, centro comunale e amministrativo dell’isola, è stato introdotto un bonus pari a 60 mila kune (circa 8 mila euro) che viene riconosciuto per ogni nuovo nato. Così in questo modo le coppie più giovani evitano di trasferirsi sul continente.

Da qualche parte esiste un guardiano del faro che conserva tutti i messaggi in una bottiglia. Li rilegge di notte insieme alla sua amata sirena (Cit. Fabrizio Caramagna). Centottantatre sono i gradini che deve salire Zvonimir Škvorćević, il guardiano del Faro di Veli Rat, per salire sulla cima della sua lanterna ubicata sulla punta nord-occidentale dell’isola. Svetta per 42 metri ed è la più alta di tutto l’Adriatico. È circondata da boschi, un piccolo giardino e dalla cappella dedicata a San Nicola. Dalla sua sommità si può scorgere perfino il profilo dell’Italia. Zvonimir, dopo quasi 30 anni di lavoro nel faro anche grazie all’aiuto della moglie e dei tre figli, riconosce che questo lavoro, pur non facile, non lo cambierebbe per nulla al mondo. Il suo primo faro è stato Tajer sull’isola di Vela Sestrica dove è rimasto per 10 anni; ci è arrivato tra il 1989 e il 1990 quando è stato costretto a emigrare dalla Slavonia dopo l’implosione della ex Jugoslavia.

È cresciuto lontano dalla costa e ha visto il mare per la prima volta a 25 anni. I fari secondo lui hanno un’anima e sono necessari per lo sviluppo del turismo croato, per questo motivo si è opposto all’automatizzazione della lanterna (sebbene la modernizzazione poi sia avvenuta): secondo lui verrebbe infatti a mancare il fascino del luogo e, oltretutto, la sicurezza nella navigazione.

La rustica Konoba “Kršovica” si trova sulla riva nord della baia di Telašćica, nella caletta inferiore di Kruševica. È un luogo che non può mancare all’appello tra quelli da visitare Non è un tempio per raffinati buongustai, ma offre una cucina dalmata alla griglia. Nel 1995 l’hippie Goran Jagić costruì un barbecue all’aperto e realizzò tavoli e panche, progettò così il suo regno in riva al mare. I numerosi equipaggi che qui giungono individuano la posizione grazie alla scritta Kršovica che si trova in mezzo al mare e, dopo aver mangiato dell’ottimo pescato, solcano il mare in direzione delle isole Kornati.

Anche il figlio di Goran, Sebastian, dà il suo contributo con la gestione del supermercato galleggiante “Tonis”: al mattino vende pane, frutta, verdure e casse di birra Ožujsko e Karlovaćko.

Zaglav è un’altra tappa obbligata della vacanza, non solo per fare il pieno all’automobile, nell’unica stazione di rifornimento dell’isola (vale anche per le imbarcazioni), ma soprattutto per scoprire due distinte borgate: quella sul mare, dove si trova il porto con alcuni edifici, e la parte alta che racchiude la città vecchia. Area, quest’ultima, dove si trova la chiesa di San Michele del XV secolo con il suo bel monastero. Decido di raggiungerlo. Tra uliveti e un mare blu cobalto a sfondo mi accoglie un frate che m’insegna a rompere le mandorle con un martello. Con la scoperta di questo luogo dalla pace straordinaria concludo la mia vacanza nonostante il sopraggiungere di nuove incertezze epidemiologhe tra Italia e Croazia. Malgrado i tanti proclami allarmistici dei media, sono zero i controlli al confine. Apprendo così che le bufale e le fake news viaggiano più veloci del coronavirus.

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