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Sergio Mucchiut

Società
12 novembre 2020

L'armonia della biodinamica

di Livio Nonis
Da oltre trent’anni coltiva i terreni seguendo le “leggi immutabili della natura”. In un ciclo perpetuo che coinvolge frutti, api e la preziosa lavanda. A cui l’Università ha dedicato uno studio
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Sergio Mucchiut (quarto da sinistra in maglia rosa) assieme ad altri collaboratori nel campo di lavanda
Società
12 novembre 2020 di Livio Nonis Image

La biodinamica è un percorso di conoscenza delle leggi che governano la natura in modo che ogni intervento agricolo rimanga nell’ambito del “vivente”, al fine di sviluppare la massima efficacia sulla qualità nutrizionale. Questa è la filosofia a cui Sergio Mucchiut si ispira e che sta portando avanti nei suoi terreni ad Aiello del Friuli, dove possiamo trovare alberi da frutto, lavanda, alveari, tutti rigorosamente trattati con la biodinamica.

Ci siamo fatti spiegare il perché di questa sua volontà di trattare le piante in modo così diverso dal tradizionale.

Sergio, quando è iniziata questa passione?

«Sono da sempre amante della natura nelle sue innumerevoli e meravigliose manifestazioni. Fin dalla mia prima giovinezza ho pensato che il buon giardiniere la debba avvicinare con tutto il rispetto e l’amore di cui è capace, fiducioso che l’osservanza delle sue leggi immutabili conduca alla perfetta armonia. Una trentina d’anni or sono iniziai a gettare le basi per la creazione del frutteto, coltivato secondo i metodi biologici e biodinamici, e qualche anno dopo, nel 1985, il sogno cominciò ad avverarsi con la sua entrata in produzione: ancora oggi quel frutteto è un rigoglio di frutti, di profumi e di colori. Nel 1987 introdussi l’apicoltura, per apportare al frutteto l’energia solare veicolata dalle api, infine, per aiutarle nel loro lavoro d’armonia, nel 2005 misi a dimora delle piante di lavanda per avere olio essenziale purissimo e miele biologico di lavanda».

E proprio la lavanda è divenuta il suo cavallo di battaglia.

«Ho 5.000 piantine – rigorosamente coltivate seguendo il metodo biologico-dinamico – che mi consentono la produzione di un olio essenziale di eccezionale qualità. Le speciali caratteristiche fisico-chimiche e organolettiche dell’olio essenziale così prodotto, come l’impronta solare che porta con sé dal suo ciclo armonico di produzione, vengono conservate dalla accurata distillazione in corrente di vapore, che eseguo personalmente come ultima tappa del processo di estrazione, seguita in realtà da una speciale rivitalizzazione effettuata durante l’imbottigliamento: un dono della natura che molto di rado lascia indifferente chi ne fa esperienza».

Perfino l’Università di Udine ha dedicato uno studio alla lavanda di Sergio Mucchiut…

«Gli accademici e gli esperti consultati si sono espressi molto favorevolmente; le testimonianze di molti utilizzatori abituali sono state letteralmente entusiastiche per gli effetti riscontrati, sia per via interna che esterna, sullo stato generale di salute e sulla qualità della vita che incrementa considerevolmente. Nel raffronto con oli essenziali di altre realtà raggiungo con il mio olio livelli ben superiori, per alcune componenti fino al 40% in più e questo lo ritengo un vero e proprio successo».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come si prepara un terreno biodinamico?

«Di base il terreno agricolo deve essere arricchito: i concimi chimici lo impoveriscono e dobbiamo perciò rigenerarlo. Il mio metodo, e i risultati mi stanno dando ragione, è quello di spargere Cornoletame (descritto da Rudolf Steiner, il filosofo della biodinamica). Il preparato è costituito da letame di vacca inserito nel cavo di un corno proveniente da una vacca che abbia partorito almeno una volta. Il corno, una volta riempito, viene sotterrato per lasciarlo fermentare durante l’inverno. Il composto viene recuperato nei giorni prossimi alla Pasqua, quando ormai si è trasformato in humus e ha perso l’odore del letame, acquisendo quello nobile del sottobosco. Viene allora distribuito, miscelato con acqua e vibrato (in gergo dinamizzato), con lo scopo di incrementare la resa produttiva del terreno. Mentre il Cornosilice si prepara frantumando, triturando e setacciando cristalli di quarzo bianco, in seguito la polvere finissima che si ottiene viene inumidita a fare un pastone, inserita in corna di mucca e messa sotto terra, da fine aprile fino all’autunno. Dopo aver dissotterrato le corna, si preleva la polvere bianca della silice e si conserva alla luce pronta a ogni uso. Quando serve, la polvere viene mescolata all’acqua a temperatura ambiente, vibrata (dinamizzandola) e distribuita nebulizzandola finemente sulle piante. Il momento in cui si distribuisce varia a seconda degli obiettivi che abbiamo. Questo trattamento col Cornosilice aumenta di un paio d’ore al giorno l’azione del sole. Quando l’intenzione è quella di potenziare la crescita e la fruttificazione deve essere spruzzata al mattino presto».

La biodinamica difende le sue piante dai soliti predatori come insetti o altri animaletti dannosi?

«Certo, ci sono molti metodi naturali che permettono alle piante di difendersi e proteggersi, per esempio la “Pasta per tronchi” è un valido strumento per favorire il benessere degli alberi nel pieno rispetto degli equilibri naturali. Tramite questa pasta, che va applicata sul tronco, si va a nutrire lo strato formativo vero e proprio che genera e costruisce nuove cellule ed è responsabile dell’accrescimento: il tessuto del cambio».

Come viene preparata?

«La pasta è costituita da un terzo di letame di vacca fresco, un terzo di bentonite in polvere, un terzo di sabbia silicea più un decotto di equiseto in aggiunta agli ingredienti solidi, in modo da ottenere una pasta cremosa e omogenea. Questa pasta protegge e nutre tutti i tipi di alberi e va applicata in autunno e in primavera sul tronco ripulito».

E per gli insetti dannosi?

«Anche in questo caso ci sono molteplici metodi naturali; io uso solitamente la biotrappola per insetti, utilizziamo bottiglie di plastica appese ai rami degli alberi (la preparazione non è difficile, basta documentarsi) e servono nella coltivazione della frutta: vengono utilizzate allo scopo di evitare l’uso di pesticidi/insetticidi i quali contaminerebbero l’alimento che viene prodotto».

Scolaresche arrivano da tutta la bassa friulana per scoprire questo appezzamento biodinamico, i ragazzi sono curiosi e lo interrogano con domande talvolta sorprendenti. Chissà che fra qualche anno qualcuno non prenda la strada intrapresa con successo da Sergio Mucchiut.

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