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La storia di Luigi Del Bianco

Turismo
21 agosto 2020

All'ombra del Monte Rushmore

di Vanni Veronesi
Nel Vermont, a fine Ottocento, una comunità italiana trasformò un punto sperduto del nuovo mondo nella “Massa Carrara degli USA”. Dove un giovane friulano mosse i primi passi verso la gloria
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I quattro presidenti scolpiti sul Rushmore: da sinistra Washington, Jefferson, Roosevelt e Lincoln (ph. pixabay.com)
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21 agosto 2020 di Vanni Veronesi Image

9 maggio 1882. Su una nave di ritorno dagli Stati Uniti d’America, a poca distanza dal porto di Le Havre (Normandia), Vincenzo Del Bianco e la moglie Osvalda festeggiano la nascita di Luigi. Vincenzo è intagliatore di pietre, come moltissimi nella sua Meduno e nell’intera Val Tramontina: una terra che in quegli anni esporta in tutto il mondo operai specializzati nell’arte di forare montagne e scolpire enormi blocchi di granito. Da qui, nel 1891, partono gli intagliatori che spianeranno la strada alla ferrovia Transiberiana; da qui, nel 1895, parte alla volta di Vienna un ancora tredicenne Luigi, deciso a perfezionare la tecnica appresa dal padre. Sono gli anni gloriosi dell’ingegneria mitteleuropea e il lavoro certamente non manca per chi si dimostra abile con mani e scalpello: Luigi è fra questi.

Ma il giovane medunese, partorito in mare come il protagonista della Leggenda del pianista sull’Oceano, è uno spirito inquieto: solo tre anni dopo decide quindi di trasferirsi a Venezia per imparare l’arte della scultura figurativa.

Fra Italia e America

Nel 1910 Luigi viene raggiunto da una lettera di un cugino che risiede a Barre, nel Vermont. Il messaggio saggio è chiaro: qui il lavoro non manca. Venezia è splendida, ma la scultura non paga: il giovane medunese non ci pensa due volte e torna dunque a Le Havre, là dove la sua vita era cominciata, per salpare, a soli diciotto anni, sulla nave ‘La Tourraine’ diretta verso gli Stati Uniti.

Dopo un lungo viaggio oceanico sbarca a Port Chester, nello stato di New York: da lì imbocca la strada per Barre. Ad attenderlo, oltre a suo cugino, c’è un enorme deposito di granito dai numeri record: 6,4 km di lunghezza, 3,2 di larghezza e 16 di profondità. Qui Del Bianco inizia a farsi notare fra i numerosi tagliapietre della comunità italiana, ma nel 1915 la Storia con la maiuscola bussa improvvisamente alla sua porta: l’ingresso dell’Italia nella Prima Guerra Mondiale convince Luigi a tornare in patria per arruolarsi da volontario nelle file dell’esercito savoiardo. Sopravvissuto all’«inutile strage», riparte quindi per gli Stati Uniti, diretto nuovamente a Barre. Ma per uno come lui, forte di un’importante esperienza veneziana, tagliare blocchi di granito non basta più: così, all’inizio degli anni Venti, si trasferisce a Port Chester, dove sposa Nicoletta Cardarelli e inizia a cercare un lavoro più in linea con il suo profilo. La fortuna lo assiste: il cognato Alfonso Scafa lo accompagna infatti da Gutzon Borglum, titolare di un importante studio di scultura a Stamford, nel vicino Connecticut.

Da Stone Mountain al monte Rushmore

Per capire la personalità di Borglum occorre partire dai suoi clienti più importanti: i fratelli William e Samuel Venable. Nel 1887 i Venable avevano acquistato Stone Mountain, un rilievo di granito svettante in mezzo alle pianure della Georgia, con l’intento ufficiale di ricavarne blocchi di pietra da rivendere sul mercato. Nel 1915, tuttavia, i Venable decidono di adibire la montagna a ben altri scopi: sulla cima di questo monolite viene infatti ospitato un rito di affiliazione del Ku Klux Klan, risorto proprio in quell’anno dopo essere stato dichiarato incostituzionale nel 1882. Fra i suoi membri c’è proprio Gutzon Borglum, che nel 1923 riceve dai Venable un incarico incredibile: un enorme bassorilievo da intagliare sulla Stone Mountain,

raffigurante Stonewall Jackson, Robert E. Lee e Jefferson Davis, tre protagonisti della Confederazione che, fra 1861 e 1865, aveva combattuto la guerra civile contro l’Unione guidata da Abraham Lincoln. Un monumento agli stati del Sud che si erano opposti all’abolizione della schiavitù: parrebbe un progetto perfetto per il razzista Borglum, ma in realtà lo scultore del Connecticut ha nel suo curriculum una sequenza impressionante di monumenti ai generali e ai politici dell’Unione, compresa la statua in onore di Abraham Lincoln nella Rotonda del Campidoglio di Washington. Le ragioni dell’arte, evidentemente, sono più forti dell’ideologia: Borglum, nonostante la sua vicinanza al Ku Klux Klan, viene licenziato per gravi dissidi con i suoi committenti nel 1924.

Del Bianco, va da sé, è completamente estraneo a questi risvolti politici: interessato unicamente a lavorare per guadagnarsi da vivere, perde l’incarico assieme al suo titolare. Ma se il monumento di Stone Mountain si ferma – sarà ripreso e completato da altre maestranze, fra enormi polemiche, nel secondo dopoguerra –, pochissimo tempo dopo Borglum riesce a mettere le mani sul più grande progetto scultoreo della storia americana: un gigantesco bassorilievo sul monte Rushmore (South Dakota) con le teste di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln.

I lavori iniziano nel 1927, sotto la presidenza di Calvin Coolidge. Per prima cosa bisogna segare la montagna: un lavoro relativamente semplice, per il quale sono sufficienti operai non specializzati. Tutto sembra procedere al meglio, ma il 24 ottobre 1929 la Borsa di New York segna un crollo del 50%: è il Giovedì nero che apre la Grande Depressione.

Sul Rushmore si teme uno stop dei lavori, ma l’opera è troppo importante per essere bloccata: sotto le presidenze di Herbert Hoover e Franklin Delano Roosevelt vengono anzi stanziati ulteriori fondi per la realizzazione del bassorilievo.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L’ascesa inarrestabile

Una volta intagliati i blocchi bisogna delineare i volti dei quattro presidenti, con le relative espressioni facciali, ma solo un uomo in tutti gli Stati Uniti può scolpire una parete rocciosa alta 20 metri definendo occhi, nasi, guance, bocche e capelli con la perizia di un artista: Borglum lo sa e convoca immediatamente Del Bianco. La paga è di 0,99 dollari l’ora: Luigi resiste per qualche tempo, arrivando a completare il volto di George Washington (inaugurato il 4 luglio 1934), ma all’inizio del 1935 si rende conto che quel denaro non è più sufficiente per mantenere la sua famiglia. Il suo autolicenziamento getta Borglum nella disperazione: senza ‘Bianco’, come lo chiama affettuosamente, non c’è alcuna speranza di terminare il Rushmore. Di qui la nuova offerta, nel luglio dello stesso anno: 1,50 dollari l’ora. Al tempo della Grande Depressione, anche cinquantuno cent in più fanno la differenza; Luigi torna quindi al suo posto e Borglum commenta con gioia: «Bianco, come sapete, è ritornato e la sua presenza ci mostra ancora di più la sua indispensabilità. Egli è il solo tagliapietre intelligente ed efficiente che capisce il linguaggio dello scultore».

Pochi giorni dopo, nella mensa del cantiere, appare questo avviso: «Tutti i trapanatori di ogni genere, gli sgrossatori, i finitori e gli scultori dei lineamenti, lavoreranno sotto la supervisione del capo-scultore e seguiranno le sue istruzioni. Il capo scultore sarà responsabile dei modi e dei metodi della ripulitura e della finitura della scultura. Ho nominato Luigi Del Bianco per questo importante incarico».

Inizia così l’epopea dello scalpellino di Meduno che, nato su una nave e partito come semplice sbozzapietre, diventa capo scultore del Rushmore.

Il culmine, l’oblio e il riscatto

Aggrappato a funi e corde di ogni tipo, sospeso a mezzaria con trapano e scalpello, Luigi realizza il miracolo: nel 1936 viene completato Thomas Jefferson; nel 1937 è la volta di Abraham Lincoln; nel 1939 Theodore Roosevelt chiude la serie, ma non l’intero monumento, che abbisogna di ulteriori rifiniture.

Il 6 marzo 1941 un attacco di cuore pone fine alla vita di Gutzon Borglum: per Luigi è un colpo mortale, ma il modo migliore per celebrare l’amico è quello di completare l’opera nel più breve tempo possibile. E così sarà: il 31 ottobre dello stesso anno il governo statunitense inaugura solennemente il Rushmore.

La festa, tuttavia, dura pochissimo: il 7 dicembre l’aeronautica giapponese attacca la base militare di Pearl Harbour. Gli Stati Uniti entrano in guerra quattro giorni dopo e per Luigi è tempo di tornare a Port Chester, dalla moglie e dai cinque figli: Teresa, Silvio, Vincenzo, Cesare e Gloria. Inizia così l’ultimo atto della vita di Del Bianco, dedicato all’intaglio di lastre tombali, e un lento oblio della sua figura. Finché il 14 maggio 1966, sul quotidiano The Herald Statesman, la giornalista Marguerite Gibble esce con un articolo a sei colonne dedicato ai 74 anni di questo friulano ormai semisconosciuto, ripercorrendo le sue imprese sulla montagna dei quattro presidenti.

Ma sono gli ultimi fuochi prima della fine: il 20 gennaio 1969, a New York, Luigi muore di silicosi, la tipica malattia degli intagliatori di pietra. Tuttavia il suo ricordo vive nei libri, nei documentari e nello straordinario lavoro di ricerca compiuto dal nipote Lou, autore di un bellissimo sito internet dove la biografia di Luigi Del Bianco è accompagnata da straordinarie immagini d’epoca (https://www.luigimountrushmore.com/): un tributo a un uomo che ha letteralmente scolpito la storia.

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