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Cividale del Friuli patrimonio Unesco.

Cultura e Spettacolo
06 maggio 2011

Forum Iulii

di Claudio Mattaloni
Una città dalla storia millenaria che tiene il passo con la modernità. In attesa di essere riconosciuta Patrimonio mondiale dell’Umanità. Alla scoperta di Cividale del Friuli, per un viaggio al cuore delle nostre origini.
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L'ara di Ratchis e il battistero di Callisto, all'interno del Museo Cristiano (ph. Claudio Mattaloni)
Cultura e Spettacolo
06 maggio 2011 di Claudio Mattaloni

Uno scrigno di tesori artistici illumina un’atmosfera densa di suggestioni. Agli angoli delle vie che conducono al centro storico, Cividale del Friuli apre il forziere del proprio passato offrendo al visitatore scorci di arte e cultura dalle origini millenarie. Un’eredità straordinaria che l’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura) sta studiando da anni, ormai pronta ad assegnare alla città il titolo di “Patrimonio mondiale dell’Umanità”. Un luogo unico, in cui le culture celtiche, romane, longobarde e franche hanno lasciato un segno indelebile e inimitabile. Arroccata sulle rive del fiume Natisone, Cividale ha sviluppato e mantenuto intatta nei secoli un’impronta nobile e austera, degna di una capitale dalla grande importanza strategica, segnata e arricchita dal passaggio di popoli stranieri.

Ancora oggi, piazza del Duomo rappresenta il cuore del centro storico, dominata dalla basilica di Santa Maria Assunta, con il suo stile misto gotico-veneziano e rinascimentale. Al suo interno ospita opere di notevole valore artistico e storico: un crocifisso ligneo del XIII secolo, l’altare cinquecentesco  del Santissimo Sacramento  e,  sul presbiterio sopraelevato, la pala d’argento di Pellegrino II, uno dei più importanti capolavori medioevali dell’oreficeria italiana, lavorata con tecniche miste. Sulla navata sinistra si trova l’artistico monumento scolpito del patriarca Nicolò Donato, un grande crocefisso ligneo del ‘200 e due grandi altari. Un’altra coppia di altari si trova nella navata di fronte, tutti dotati di pale dipinte, risalenti al XVI e XVII secolo. Nella cappella absidale destra si trova un grande quadro rappresentante “L’Annunciazione”, dal vivace cromatismo, e l’altare dedicato a San Donato, patrono di Cividale.

Ritornando all’aperto, sempre in piazza del Duomo è possibile soffermarsi davanti a Palazzo Nordis, costruito nel tardo ‘400, oppure di fronte all’imponente Palazzo dei Provveditori Veneti, che chiude come un fondale scenografico il lato est della piazza. Eretto nel 1565, con tutta probabilità su progetto del Palladio, ospita oggi il Museo Archeologico Nazionale. Imboccando corso Mazzini, la principale via cittadina, ci si immerge sempre di più nell’anima antica di Cividale, fino a piazza Paolo Diacono, un tempo quotidianamente animata dal pittoresco mercato delle erbivendole. Circondata da edifici antichi, con tracce di affreschi e finestre sottolineate da cornici in cotto, è dedicata al più famoso storico longobardo, la cui casa, ricordata da una lapide, secondo la tradizione sorgeva proprio in questa piazza. Spostandosi oltre e perdendosi un po’ tra le vie, passando accanto alle possenti mura di fortificazione che racchiudono le maestose porte della città, si incontrano chiese che dietro l’austera facciata in pietra, spesso nascondono tesori inaspettati: come una splendida pala di Palma il Giovane in San Pietro ai Volti o il soffitto interamente affrescato della chiesa di San Silvestro e San Valentino.

Per non parlare della purezza delle linee della chiesa di San Francesco, ubicata nella piazza omonima accanto a Palazzo Pontotti-Brosadola, le cui facciate non lasciano presagire la bellezza dell’interno. Edificato nel pieno ‘700, tra lo scalone in marmo e lo splendido salone da ballo conserva il miglior ciclo di affreschi di Cividale, opera di Francesco Chiarottini (1748-1796), che regala un colpo d’occhio d’insieme unico e sontuoso.  Ritornando sui propri passi, alle spalle del Duomo, l’aria che si respira sa di antiche eco longobarde. Poco lontano, dietro la chiesa di San Giovanni Battista, si approda infatti in piazza San Biagio, dove si apre il passaggio pensile che, tra l’incanto del verde sulle mura, porta al famosissimo Tempietto Longobardo, l’espressione più elevata dell’alto Medioevo occidentale. Una bellezza, quella dell’edificio del secolo VIII, resa ancora più pura dallo straordinario panorama sul Natisone che scorre tra le pareti profonde e scoscese. Infine, dirigendosi lungo via Monastero Maggiore, dal caratteristico acciottolato irregolare,  si giunge direttamente all’Ipogeo Celtico, curioso complesso di grotte artificiali, scavate a diversi piani e raggiungibili con ripide ma suggestive scalinate. Ancora oggi, la sua funzione originaria è avvolta nel mistero: in quei segreti che la storia millenaria di Cividale dovrà ancora svelare.

 

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