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Seconda parte

Cultura e Spettacolo
08 giugno 2020

Quando il cosplay gioca con il sex-appeal

di Roberto Lionetti
Si conclude il percorso nel mondo dell'erocosplay a cura del fotografo triestino Roberto Lionetti
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Cultura e Spettacolo
08 giugno 2020 di Roberto Lionetti

Per alcune giovani, l’erocosplay, oltre a costituire un piacevole strumento di espressione artistica, può offrire anche un’opportunità di piccoli guadagni. Mi diceva una ragazza: “L’erocosplay mi attrae perché è sempre e comunque una forma d’arte. Certo, è un’altra sfaccettatura del cosplay, che non tutti apprezzano, e viene anzi spesso criticata. Ma si tratta di un’attività creativa che può offrire anche piccole opportunità di guadagno: se poi sai posare e sei fotogenica, può diventare davvero un lavoro! Non sarà la cosa migliore da fare nella vita, però può aiutare, soprattutto in questo periodo di difficoltà”.

Personalmente, come fotografo, amo il variegato e coloratissimo mondo del cosplay in generale, e il cosplay erotico, francamente, mi intriga molto.

Trovo, quest’ultimo, un campo ricco di spunti inediti e nuove possibilità espressive. Ma una raccomandazione ai fotografi che seguono gli eventi cosplay mi pare qui doverosa: una ragazza che ad una convention o durante un contest indossa un costume con gonnellino corto o tutina attillata, non sta facendo erocosplay se non (troppo spesso) nella testa di chi la fotografa, scegliendo magari punti di ripresa destinati più a enfatizzare il seno o a “curiosare” sotto le gonne che a restituire la bellezza del costume indossato e l’interpretazione del personaggio scelto.

Il rapporto fra fotografo e modella, anche al di là della famosa liberatoria, si basa su un accordo non scritto, ma fondamentale, che implica fiducia reciproca, collaborazione e condivisione di intenti. Cerchiamo dunque, se amiamo il cosplay, di non apparire come certi fappografi. Ed evitiamo di trasformare un contest o il ritratto di due cosplayer che riposano durante un evento pubblico in un’improbabile seduta fotografica di cosplay erotico!

E dirò di più: tutto questo non solo per amore del cosplay, ma dello stesso erocosplay, che per essere tale ha bisogno di foto sensuali, certo, ma di grande qualità, e di un progetto artistico condiviso. Le foto upskirt, rubate con fare predatorio, non rendono giustizia né al cosplay né alla sua versione più sensuale. Sono, perlopiù, volgari e basta.

Se l’anima del cosplay – ciò che gli è proprio e che più lo distingue da altre forme di travestimento – è la performance, con la stretta adesione al personaggio prescelto, allora una foto rubata ben difficilmente potrà cogliere quest’anima, nel cosplay classico così come in quello erotico. L’interpretazione e la sua rappresentazione fotografica sono al centro del problema. 

Mi piace concludere con le parole di un’altra cosplayer: “Secondo me, l'erocosplay è qualcosa che riguarda in particolare la parte interpretativa, è per me qualcosa di molto legato agli atteggiamenti che un determinato personaggio ha. Mi piace l’erocosplay come un’espressione più libera di certi personaggi che in Fiera e in altri eventi, per vari motivi, magari non ci si sente di portare”.

Quell’eroina che sarebbe difficile presentare a una convention, prende invece vita sul set fotografico, spazio magico dove il tempo della quotidianità è momentaneamente sospeso, e la performance è resa possibile da quel progetto condiviso e da quella reciproca fiducia di cui parlavo.

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