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Udinese Club "Le Zebre"

Sport
05 maggio 2020

"Le partite senza pubblico? No, grazie"

di Livio Nonis
Quello di Gonars è stato il terzo club di tifose tutto al femminile fondato in Italia. Dopo 35 anni di tifo e solidarietà, la vicepresidente ha le idee chiare su calcio e coronavirus
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Angela Plasenzotti, con la sciarpa in mano, durante una cena del club con i giocatori dell'Udinese
Sport
05 maggio 2020 di Livio Nonis Image

Le Zebre – Udinese Club Femminile di Gonars è stato fondato il 26 febbraio 1985, quando un numeroso gruppo di giovani donne, amiche e tifose, decisero a fondare un Udinese Club tutto al femminile nel corso di una serata carica di prospettive.

Erano gli anni di Zico e l’entusiasmo dei tifosi era alle stelle. Lo spirito che ha improntato la fondazione del club non è stato solamente sportivo, ma anche di utilità sociale, consentendo alle socie di stare insieme e sviluppare solidarietà, cultura e sano senso sportivo.

In tutti questi anni hanno sempre seguito la squadra, abbinando il lato sportivo al momento culturale, visitando le città che hanno ospitato l'Udinese. Nel corso di questi 35 anni si sono succeduti vari presidenti: Angela Plasenzotti (presidente dal 1985 al 1996), Tiziana Regattin (1996-2001), Silvia Tondon (2001-2007), Fabiola Stella, (2007-2014), Ingrid Budai (2014-2017), Mariacristina Maurutto (2017-2020). Attualmente il nuovo consiglio direttivo, in carica dal 4 aprile 2017, è così composto: presidente Mariacristina Maurutto, vicepresidente Angela Plasenzotti, segretarie: Miriam Cumin e Delia Sepulcri, cassiere Angela Plasenzotti e Giacinta Macorutti, consiglieri: Luciana Baggio, Isabell Buri, Luciana Ciroi, Jessica Fantini, Fabiola Stella, Mara Tuan, Franca Zanin.

Abbiamo parlato con un’anima dell'associazione: Angela Plasenzotti, vicepresidente e tra le fondatrici del club.

Questo è l'unico club al femminile bianconero udinese?

“Dopo Milano e Pescara, il club femminile di Gonars è il terzo in Italia in ordine di fondazione, oggi con più di 40 socie. Siamo gemellate con parecchi club italiani maschili e femminili e dal ’91 facciamo parte dell’ANFISSC (Associazione Nazionale Femminile Italiana Sostenitrici Squadre Calcio) con sede a Pescara”.

Come vivete le gare prima, durante e dopo la partita?

“Il nostro entusiasmo, il calore per i colori bianconeri, anche nei momenti di difficoltà, non è mai venuto a mancare, perché la passione va oltre il calcio parlato: seguire la partita di calcio allo stadio è infatti un’emozione unica che si conclude con scambi appassionati di pareri e opinioni tra i tifosi”.

Vi siete create anche un motto…

“Il nostro motto è “Nel segno dello sport trionfi l’amicizia”. È servito a farci conoscere moltissime persone incontrate al seguito della squadra in tutta Italia: amicizie che si sono consolidate nel corso degli anni con scambi di visite di club e anche personali”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Oltre ad amare l'Udinese vi dedicate al volontariato assieme ad associazioni locali o di comuni limitrofi. Quali attività svolgete?

“Le “Zebre” non si limitano alle parole. Per la nostra comunità di Gonars organizziamo da 35 anni la “Pedalata Gonarese” e l'arrivo di “Babbo Natale”, portiamo doni per gli ospiti del “Piccolo Cottolengo” di Santa Maria la Longa, gestiamo la “Festa delle Torte” e la cucina del pesce nel corso della “Sagra Paesana”, diamo il nostro aiuto a “Chêi simpri chêi” durante il “Pignarûl” e “Le Purcitàde”, e agli “Amis di vie Rome” nella marcia, sosteniamo con un contributo annuale la scuola materna San Giovanni Bosco di Gonars. Nel 1991 abbiamo lanciato l’idea (subito raccolta dalle altre associazioni) di creare un gruppo di lavoro che ha ideato un ciclostilato con i calendari delle manifestazioni previste nei nostri paesi: il GLAG, cresciuto negli anni fino all'edizione stampata che in questo momento vive una crisi esistenziale, ma che sicuramente grazie all’aiuto di tutti continuerà il suo cammino nelle nostre case. Dal 2001 stiamo sostenendo un progetto in Uganda per lo sviluppo di una fattoria nella parrocchia di Naluggi, con il ricavato di lotterie e altre iniziative sono stati acquistati il motore del mulino, capi di bestiame, recinzioni, piantagioni di caffè, cacao, e alberi da frutto in generale e inoltre medicinali e strumenti didattici. Sosteniamo la scuola di Naluggi e di Kwatampola in Uganda con "Un pasto caldo " che dà la possibilità a tutti i bambini di frequentare la scuola e poter mangiare lì, da quando è stato avviato questo progetto i bambini hanno avuto un miglioramento anche nell'apprendimento. Sosteniamo inoltre la Scuola di Wedi in Indonesia, e l'orfanotrofio ai piedi del vulcano Merapi. Ancora molte sono le attività di cui si è occupato il club, sempre attento alle esigenze non solo del paese ma a quelle del mondo intero. Agli alluvionati, ai terremotati, a tutte quelle popolazioni che si sono trovate in difficoltà, il club ha sempre cercato di offrire il suo sostegno. Ci siamo aperte al mondo: sosteniamo negli studi due ragazze dell’associazione Naluggi Uganda ONLUS. Noi infatti crediamo che ogni iniziativa sia utile a livello sociale perché ci permette di stare insieme, dandoci l’occasione di sviluppare nel nostro paese solidarietà, cultura e sano senso sportivo. Sono stati 35 anni di scambi, esperienze positive e negative, crescita personale, scoperte, viaggi e trasferte, amicizie sincere, gioie e dolori, tanti ricordi che vivrei nuovamente. Un ricordo particolare va a Mario Boemo, fotografo e pubblicista, grande amico mio personale e di tutte noi, che con i suoi scatti ha immortalato la nostra storia. Grazie a tutte le mie socie, ai miei presidenti, vicepresidenti e a tutti coloro che in ogni modo mi hanno aiutata e sostenuta nella conduzione di questa meravigliosa realtà”.

Cosa pensa del caos nel mondo del calcio venutosi a creare dopo il coronavirus?

“È un problema mondiale, direi che ora ci si dovrebbe preoccupare per la salute delle persone e quando avremo una sicurezza, si potrà pensare al resto”.

Far disputare partite di calcio solo per la televisione ha senso?

“Non ha assolutamente senso, in un ambiente asettico non si possono disputare le partite, quando si va allo stadio si va non solo per sostenere i nostri beniamini, ma anche per le coreografie, per stare con le persone, divertirsi prima, durante e dopo le partite: se manca il pubblico non ha senso far disputare le gare. Io sono per il no più assoluto”.

Da tifose, sareste più propense a chiudere definitivamente il campionato o a riprenderlo a porte chiuse?

“Chiudere definitivamente questo campionato, non annullarlo. Quando la scienza ci darà l'opportunità di tornare allo stadio, trovando il vaccino, si potrà ricominciare a tornare in campo, da dove ci eravamo fermati. Le scuole non riaprono, altri campionati sono stati annullati, non so perché il calcio non deve arrendersi e fermarsi. Certamente ci sono in ballo tantissimi soldi e sono questi che non danno la possibilità di prendere decisioni opportune”.

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