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Nasce Bar Carraria

Società
30 aprile 2020

Cividale reinventa il caffè ai tempi del coronavirus

di redazione (fonte Cooperativa Itaca)
Iniziativa della Comunità alloggio per persone con disabilità: "Andare al bar è il momento del contatto con gli altri, ma anche il momento della scelta"
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Il giardino esterno del Bar Carraria di Cividale
Società
30 aprile 2020 di redazione (fonte Cooperativa Itaca)

In tempi di coronavirus Villa Carraria ha realizzato il proprio bar per soddisfare le esigenze dei propri residenti.

La Comunità alloggio per persone con disabilità sorge ai piedi del santuario di Castelmonte, ai margini di Cividale del Friuli. Gestita dalla Cooperativa Itaca su mandato dell'Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale, è una piccola struttura residenziale nata con l’obiettivo di rispondere ai bisogni di accoglienza temporanea o permanente di persone adulte con disabilità o con limitazioni delle autonomie sia psicofisiche che sociali.

Vi risiedono 12 persone tra i 30 e i 60 anni. Normalmente la comunità è aperta sulle 16-18 ore giornaliere durante i giorni feriali e sulle 24 ore nei festivi e nei periodi di chiusura dei Centri diurni. Occupa il primo e secondo piano di una villa circondata da un ampio giardino, mentre al piano terra sono ospitati i locali del CSRE (Centro Socio Riabilitativo Educativo).

Dal 6 marzo il blocco di tutti i rientri a casa e delle visite, in applicazione dei DPCM emanati per contenere il contagio da Covid-19, come successivamente la sospensione dei Centri diurni, hanno modificato in maniera significativa anche il servizio cividalese, con l’obbligo del rispetto delle norme di distanziamento sociale.

“Dopo un primo momento di comprensibile disorientamento, dovuto alla necessità di rimodulare il servizio, sia dal punto di vista della riorganizzazione pratica sia da quello psicologico – spiegano i responsabili del centro – ci siamo subito rimboccati le maniche per mettere in sicurezza il servizio e i nostri beneficiari, abbiamo cercato però di trovare un modo positivo, finanche giocoso, per riscrivere le regole del nostro vivere quotidiano. L'obiettivo è stato quello di tenere lontano dalle nostre mura la comprensibile preoccupazione che aumenta non appena mettiamo i piedi fuori dalla comunità”.

Per questo si è scelta la metafora del gioco. “Come in ogni gioco che si rispetti – proseguono – ci sono tante regole da osservare: gli operatori, ad esempio, devono usare le mascherine e gli altri Dpi, e poi, regola fondamentale, dobbiamo tutti tenere un metro di distanza. Ma ci serve anche un bar, i nostri signori vogliono andare al bar, sono loro che ce lo chiedono. Del resto, l'uscita al bar è sempre stata per loro simbolo di normalità e quotidianità, nonché uno dei loro principali desideri e aspettative significativamente impattanti sulla loro qualità di vita. Andare al bar è il momento del contatto con gli altri, ma anche il momento della scelta”.

Da qui la decisione di occupare un'altra stanza del Centro diurno per ricavarne un bar. È nato così il Bar Carraria, con posti a sedere all'interno o nel parco esterno.

“In questa nuova autogestione – specificano gli organizzatori – i nostri beneficiari possono godere autonomamente dei propri gettoni che, come valuta in corso, utilizzano per andare a prendersi un caffè. Al momento siamo ancora in una prima fase di costruzione, quindi non abbiamo ancora una vasta gamma di prodotti da poter offrire, ma sappiamo anche che la nostra “clientela” tende ad avere pochi ma ben chiari desideri”.

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