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Praga

Turismo
26 febbraio 2020

Una città in bianco e nero

di Federica Maule
Tre giorni nella capitale della Repubblica Ceca, tra monumenti antichi e infiniti ponti. Avvolti in un’atmosfera onirica che la rende uno dei luoghi più amati dagli artisti di tutto il mondo
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Il Ponte Carlo (Karlův most) visto dalla Moldava (ph. Federica Maule)
Turismo
26 febbraio 2020 di Federica Maule

Qualcuno la definisce una delle capitali più interessanti per noi italiani. Una città magica dicono, o maledetta come la definiva Franz Kafka. Un sogno di pietra per altri. In realtà è tutto questo e molto altro.

Praga è un vero e proprio scrigno, custode di pregiate architetture di molte epoche diverse che vanno dal Medioevo al Rinascimento, passando per uno spiccato Barocco fino agli esempi chiari di Art Nouveau del grande Alfons Mucha. Amata dagli artisti di tutto il mondo, è sempre stata un “covo di scrittori”, che qui hanno spesso attinto a una fonte perpetua di ispirazioni.

Atterro nel tardo pomeriggio. Il cielo nuvoloso accompagna il mio tragitto dall’aeroporto al centro città. La periferia è caratterizzata da piccoli e grandi condomini poco interessanti dal punto di vista architettonico ma circondati da tanto verde che mi dona una sensazione di libertà. Una realtà un po’ spoglia che offre un chiaro senso di leggerezza.

Dopo la sistemazione in albergo, al calar del buio usciamo, rigorosamente a piedi. Tre giorni senza tram, metropolitane o autobus. Solo tantissimi piacevoli chilometri in cammino. Su uno dei suoi tanti grandi ponti attraversiamo la Moldava, sinuoso grosso serpente che incontreremo spesso nel nostro peregrinare e che in una tarda mattinata, cercando riparo da un forte vento autunnale, decideremo anche di navigare per godere di una vista e di una guida alla città piacevole e insolita.

Ma andiamo oltre. Proprio superato il ponte due immagini diametralmente opposte si materializzano ai miei occhi. Da un lato, in lontananza, l’imponente castello cittadino (Pražský hrad) illuminato nel buio delle acque del fiume, quasi a controllare tutto ciò che accade, e dall’altro lei, la casa danzante, famosissima icona della città progettata da Milunić e Gehry, posizionata in un incrocio così trafficato che riuscire a fotografarla senza incappare in un’auto o nel passaggio del tram è una vera impresa. Il quartiere lì è già quello di Nové Mesto. La sua forma bizzarra spicca tra gli eleganti e imponenti palazzi di Praga, rendendolo un luogo iconico che mi suscita molta simpatia.

Procediamo il cammino nel buio della notte, alla scoperta di quel centro città e soprattutto di quei vicoli meno frequentati dove trovare un caratteristico localino in cui mangiare qualcosa non sarà troppo complicato, anzi. Mangiare certo, ma senza dimenticare il bere. Rigorosamente birra, e grande. Chiedere una birra piccola è un insulto. Ci adeguiamo senza problema.

La mia prima volta in Repubblica Ceca è anche il primo incontro con una scacchiera di palazzi spigolosi, alti, spesso ben tenuti, giardini, prati sconfinati punteggiati di chiese e sinagoghe, soprattutto nel meraviglioso quartiere ebraico, arbusti folti, larghi passaggi pedonali rigorosamente definiti da piccoli tasselli perlopiù neri e bianchi perfettamente posizionati a creare semplici e piacevoli geometrie.

Prediligo visitare le zone meno frequentate dai turisti, ma il centro storico va non solo visto e vissuto nonostante il turismo affollato. Il cuore della città vecchia è il suo municipio (Staroměstská radnice s orlojem), chiaro e scintillante con la sua torre gotica scura e rigorosamente tenebrosa, e il suo orologio astronomico (Staroměstský Orloj). Dicono che dalla cima della torre si gode un’ottima vista, ma io continuo a camminare nonostante la piazza della città vecchia (Staroměstské náměstí) sia una meraviglia assoluta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Mi metto in coda per visitare il meraviglioso Castello, ancora oggi residenza del Presidente della Repubblica Ceca. La fila scorre veloce e, oltre al maniero, speciale si rivela la visita guidata della meravigliosa Cattedrale di San Vito, un mix di architetture tardo gotiche, rinascimentali e barocche. Maestosa, un incanto di luci e riflessi e di giochi di colori che si irradiano dalle vetrate.

Proseguiamo all’interno del Castello, dirigendoci verso il famoso Vicolo d’oro (Zlatá ulička), stradina famosa nei pressi della Torre di Dalibor e della Torre Bianca. All’inizio erano residenze delle Guardie Reali, ma poi furono abitate da artigiani e orafi. Al civico 22 abitò per circa un anno anche lo scrittore Franz Kafka. Sono una serie di piccolissime e basse casette affiancate l’una all’altra. Colori pastello le caratterizzano, ma resto sbalordita dalla gradazione di grigi disposti cromaticamente in ordine.

Per mantenersi rigorosamente in una media di passi giornalieri accettabili, procediamo con l’ascesa alla collina nel cuore della città, per poi salire sulla Petřín Lookout Tower (Petřínská rozhledna), innalzata nel 1891, ispirata alla Torre Eiffel e alta oltre 63 metri. Spira un vento forte, la vista sulla città è mozzafiato.

Nonostante le flotte di turisti che lo attraversano sia di giorno che di notte, è impossibile rinunciare ad attraversare il Ponte Carlo (Karlův most). Lungo oltre 500 metri, imponente, deve il suo nome al sovrano Carlo IV che lo fece costruire all’inizio del XV secolo. Passeggiandovi sopra lo sguardo viene catturato dal filare di statue di santi, trenta in tutto e copie di quelle originali, fatte erigere poi dai Gesuiti e che regalano al ponte quel profilo gotico, un po’ austero, che vorresti fotografare da ogni angolazione, ma c’è sempre qualcuno a ostacolare l’inquadratura migliore.

Dietro alla costruzione di questo ponte sono sorte molte leggende, forse anche per questo da qualsiasi lato lo si osserva sembra avvolto in un’atmosfera onirica, oscillante tra sogno e realtà.

Raggiungiamo la Piazza del Priorato e ci troviamo di fronte al muro di John Lennon, di proprietà dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Si racconta che l’Ordine abbia provato più volte a ridipingere il muro, ma senza successo. Le pareti continuano a riempirsi di coloratissimi graffiti e frasi di pace. Ormai così resterà. Una nota di colore tra quel meraviglioso bianco e nero.

I tre giorni a disposizione sono ormai finiti. Non ho visto numerosi altri luoghi: il Parco Letnà, la Galleria Nazionale, la Forbidden spot Gallery, il Dox, la Klementinum Library una delle biblioteche più belle al mondo. Nessun problema, un ottimo motivo per ritornarvi e magari scoprire una città diversa. Più colorata? Chissà. Credo che la prima impressione sia quella reale e per me Praga resta una meravigliosa città in bianco e nero, arricchita di tutte quelle sfumature grigie che la rendono magica, un po’ esoterica e misteriosa. Profondamente discreta, bella, a tratti malinconica.

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