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Mostra multimediale a Trieste

Cultura e Spettacolo
07 novembre 2019

La terra dell'oro

di Margherita Reguitti
Il foto-giornalista Luigi Vitale racconta in mille scatti eccellenze dei luoghi, delle genti e delle produzioni industriali e artistiche del Friuli Venezia Giulia
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Sauris, giovani pastori (© Luigi Vitale)
Cultura e Spettacolo
07 novembre 2019 di Margherita Reguitti Image

“Friuli Venezia Giulia. Viaggio nella terra dell’oro” è il titolo della mostra multimediale del foto-giornalista Luigi Vitale allestita nella Galleria espositiva del Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia di piazza Oberdan n. 6 a Trieste fino al 19 novembre.

L’esposizione è un lavoro di documentazione di fotografie e di documentari che compone un itinerario emozionale di immagini e storie iniziato nel 2007 e dal quale sono state pubblicate tre libri usciti per OP ART editore dai titoli “Viaggio nella terra dell’oro” (2007), “Artisti & artigiani nella terra dell’oro”(2008), “Uomini Lavoro Industria” (2010).

Un corpus di oltre 1000 scatti che propone una sintesi delle eccellenze dei luoghi, delle genti e delle produzioni industriali e artistiche del Friuli Venezia Giulia.

In mostra sono esposte 40 opere fotografiche di grandi dimensioni a colori e 5 documentari che raccontano l’opera e il pensiero degli artisti Sergio Altieri, Serse, Enzo Valentinuz, Celiberti e del costruttore di organi Gustavo Zanin. L’esposizione suggerisce al visitatore una nuova espressione di bellezza che emerge dagli intrecci fra storia, natura, architettura, industria e le genti di questa regione, punto di incontro e osmosi nei secoli fra culture e lingue diverse.

Orari: da lunedì a domenica dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15 alle 17. Catalogo in mostra.

Luigi Vitale racconta l’essenza della mostra, del suo lavoro e della sua personale visione della fotografia.

Il titolo evoca suggestioni e atmosfere dal forte impatto fisico e astratto: che setaccio è stato usato per far emergere le preziosità del Friuli Venezia Giulia?

“Il titolo ha un doppio significato. Da una parte riassume l’obiettivo della mostra di raccontare le preziosità del territorio dal punto di vista naturalistico, artistico e storico-architettonico, mostrando allo stesso tempo le eccellenze dell’uomo contemporaneo nell’imprenditoria in senso lato, motori di ricchezza ad ampi cerchi con ricadute in livelli diversi sulla società. Dall’altra fa riferimento a uno dei prodotti principi di questo territorio che sono i vini bianchi, noti e apprezzati in tutto mondo. Una realtà produttiva che, attraverso il sostegno del Movimento Turismo del Vino regionale, ha reso prossibile la realizzazione dei tre libri”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quali sono i capitoli della storia che narrano la nostra regione scritta dalle sue immagini?

“Il percorso è composto da 20 impaginati di libri e 20 fotografie. Capitoli che hanno come protagonisti da una parte il popolo dei Longobardi e il designer Bertoia, per fare un esempio di storie storicizzate. Mentre la contemporaneità è rappresentata, fra le altre, dalle aziende note a livello mondiale come Fincantieri, Illy, Solari e Fazioli. L’architettura è rappresentata dal confronto fra le esperienze di Dante Fornasir e Franco Marinotti, il primo progettista del villaggio di Panzano a Monfalcone il secondo fondatore nella prima metà del ‘900 della città industriale di Torviscosa. Sempre in tema di archeologia industriale uno spazio a sè è riservato al complesso dell’amideria Chiozza di Ruda. Scorrendo le pagine-immagini incontriamo anche grandi personaggi come Primo Carnera e Pier Paolo Pasolini. Una visione a tutto tondo di questa regione da un punto di vista storico, di personaggi fra passato e presente”.

Come ha scelto le immagini e i temi sviluppati?

“Per anni ho realizzato reportage internazionali e questo curriculum professionale mi ha allenato, se così possiamo dire, a cogliere situazioni interessanti con lo sguardo del fotografo giornalista, esercitando sempre una rigorosa azione di sintesi. Oltre a ciò il mio modo di lavorare prevede anche una conoscenza il più possibile approfondita dei temi e dei luoghi da narrare. Ecco perchè prima di iniziare a scattare ho girato il territorio per immagazinare il maggior numero possibile di conoscenze e emozioni”.

C’è dunque alla base un grande lavoro di accumulo, selezione e regia nella gestione del materiale...

“I capitoli di immagini e parole sono un racconto unico e irripetibile espressi da istanti colti e fissati per rendere gradi diversi di intensità e colore, come la note di uno spartito musicale. Naturalmente il risultato è sempre fortemente legato al bagaglio culturale di formazione, sensibilità e capacità tecniche accumulati negli anni”.

Che cosa è per lei la fotografia ?

“Vedere tra le pieghe della realtà e riuscire a mostrarlo agli altri. Avere una visione visivo-selettiva di quanto accade attorno. Questa è la magia della fotografia. Il resto è mera riproduzione di immagini che la tecnologia attuale mette a disposizione di tutti”.

Cosa c’è dietro a uno scatto perfetto, artistico?

“Una visione particolare, sensibilità, intuito e una capacità tecnica frutto di studio e sperimentazione. Aggiungerei che una buona fotografia deve anche essere uno scatto onesto, senza trucchi e manipolazioni. Ma questo vale oggi come ieri. La fotografia è per me perfetta quando coglie l’essenza di un volto, di una situazione di un luogo. Se questo sia arte sta agli altri dirlo”.

In mostra anche cinque documentari. Che differenza esiste per lei fra lo scatto e l’immagine in movimento?
“Nella preparazione e composizione di uno scatto ho sempre avuto un atteggiamento da regista, ecco perchè il passaggio al documentario è stato per me naturale. Ritengo però vi sia una grande differenza fra fotografia e sequenza di immagini. La prima permette a chi guarda di immaginare e vedere oltre, seguendo il proprio modo di essere e la propria sensibilità. La narrazione di un film invece ti prende per mano e conduce nella storia, coinvolgendo in un’esperienza emozionale totalmente diversa”.

I documentari raccontano di cinque artisti: Sergio Altieri, Giorgio Celiberti, Gustavo Zanin, Serse e Enzo Valentinuz. Come ha scelto questi protagonisti?

“Ritengo che gli artisti per sensibilità e creatività anticipano e sintetizzano epoche e comportamenti. Sono il metro e il termometro delle epoche. Questi uomini raccontano in modo particolare visioni sociali e estetiche, per questo attraverso il loro lavoro si possono capire le radici di un’epoca. Oltre a ciò nei miei libri ho sempre trattato molto di arte. È un tema che sento vicino e mi affascina: una necessità espressiva”.

Prossimi progetti in cantiere dopo questa mostra?
“Il 16 novembre aprirà a Cividale del Friuli nella sede dalla Società Operaia di Mutuo Soccorso una mostra sempre dedicata alla nostra regione. Inoltre in cantiere ci sono altri progetti sempre di racconto per immagini”.

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