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Hikikomori

Psicologia
04 ottobre 2019

Il mondo in una stanza

di Andrea Fiore
Isolati fisicamente dal resto del pianeta per vivere relazioni dietro allo schermo di un pc. Il fenomeno sorto negli anni ’80 in Giappone ora si sta sviluppando anche da noi. Con quali conseguenze?
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L'immagine simbolo dell'associazione Hikikomori Italia
Psicologia
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Ritirarsi dalla vita sociale. Questo il significato del termine giapponese hikikomori, coniato per descrivere un fenomeno sviluppatosi nella seconda metà degli anni ’80 del secolo scorso proprio nel paese del Sol Levante.

Un periodo nel quale la società nipponica fu scossa da una crisi sociale e generazionale che colpì proprio le giovani generazioni, mentre al contempo nello stesso Giappone la diffusione dei computer raggiungeva i massimi livelli. Un mix che diede vita al fenomeno dell’hikikomori, con adolescenti che si isolavano nella propria stanza, in alcuni casi senza nemmeno scendere dal proprio letto, comunicando con il resto del mondo esclusivamente tramite il computer.

Trent’anni dopo tocca a noi

Quello che all’epoca sembrava un fenomeno proprio della società giapponese, ai giorni nostri sta diventando una questione che interessa l’intero mondo occidentale. Anche in Europa e in Italia sono realtà casi di adolescenti che si isolano gradualmente dal mondo reale, praticamente senza rendersene conto, trascorrendo il loro tempo chiusi nella propria stanza dietro a un monitor. Una sorta di eremitaggio fisico, perché i diretti interessati, in realtà, non si sentono isolati, anzi. Grazie a internet vivono rapporti virtuali con coetanei in tutto il pianeta, instaurando amicizie o relazioni virtuali con persone che non hanno mai conosciuto fisicamente e che mai conosceranno.

Una dipendenza diversa dalle altre

In base alle statistiche a disposizione – ancora poche trattandosi di un fenomeno recente – i soggetti coinvolti sono in gran parte adolescenti e giovani tra i 15 e i 20 anni, con una maggiore diffusione tra i maschi, solitamente tutti dotati di buona cultura e di buone conoscenze. Persone all’apparenza normali, ma che sembrano attirati da un buco nero in cui tutte le cose passano esclusivamente attraverso il computer. Aspetto questo che rende il fenomeno difficile da affrontare, non limitandolo a una semplice dipendenza da internet. A differenza di quanto accade nei casi di altri tipi di dipendenze, infatti, dove solitamente si interviene sull’oggetto della dipendenza, eliminandolo, in queste situazioni la problematicità è più complessa. A giovani già isolati dal resto del mondo circostante, togliere l’unico strumento di contatto con l’altro potrebbe provocare un effetto deleterio, aggravando ulteriormente un isolamento già pericoloso.

Le famiglie e i segnali non visti

Possibile che questi giovani si ritrovino da un giorno all’altro isolati da tutto e tutti senza alcun segnale premonitore? Almeno in questo abbiamo la certezza che la risposta sia negativa. E chiama in ballo tutti i componenti della famiglia, genitori in primis, che tendono a sottovalutare determinati segnali, come ad esempio l’allontanamento progressivo dalle amicizie fisiche e da altre relazioni, lo scarso interesse per la valutazione della scuola piuttosto che delle attività sportive, fino all’isolamento dagli amici più stretti e dai fratelli. Una mancanza di attenzione talvolta dovuta a un ragionamento inconscio di madri e padri che preferiscono i propri figli al sicuro nella loro stanza, piuttosto che fuori di casa tra i pericoli. Una giustificazione che non li fa accorgere di altre serie problematicità cui i loro ragazzi rischiano di andare incontro.

Come uscirne?

Il totale isolamento dal resto del mondo fa perdere a questi giovani – solitamente ragazzi che non fanno uso di sostanze – l’interesse per qualsiasi attività fisica, compresa quella sessuale. Un distacco dalla realtà che necessita interventi di carattere residenziale, come avviene nei casi di disturbi del comportamento alimentare. Se infatti si lascia invariato il contesto, è arduo immaginare di poter correggere determinati comportamenti: serve una  residenzialità al di fuori della propria famiglia per consentire una correzione continua di determinate situazioni.

Farlo è fondamentale, anche perché in base alla casistica finora disponibile, se curati correttamente questi soggetti possono tornare a una vita normale.

 

Per saperne di più: www.hikikomoriitalia.it

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