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Museo civico delle carrozze e del giocattolo

Società
04 ottobre 2019

Gemme del passato

di Claudio Pizzin
La realtà di San Martino di Codroipo mette in mostra autentici tesori di un tempo che appare remoto. Eppure, osservandoli con attenzione, ancora oggi hanno tanto da insegnarci
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Talvolta non sappiamo di avere a due passi da noi degli autentici gioielli. È il caso del Museo Civico delle Carrozze e del Giocattolo di San Martino di Codroipo, a soli tre chilometri da Villa Manin di Passariano. Una vera chicca, accanto a cui sorge peraltro una splendida struttura di alloggi turistici per famiglie con spazi polifunzionali per le attività culturali, di intrattenimento, manifestazioni espositive ed eventi enogastronomici. La scenografica galleria del piano terra è stata perfino scelta come seconda sede comunale per la celebrazione di matrimoni con rito civile. Di tutto questo parliamo con la conservatrice del museo, Donatella Guarneri.

Partiamo con alcuni dati, quante persone lavorano all’interno del museo?

«Il Museo Civico delle Carrozze è retto da un Conservatore che è il solo dipendente del Comune di Codroipo addetto al museo. Il personale adiuvante viene selezionato di volta in volta tra i volontari del Servizio Civile Nazionale. Periodicamente vengono accolti anche lavoratori di pubblica utilità».

Quante sono invece le persone che ogni anno frequentano il museo?

«Negli ultimi due anni i visitatori paganti si aggirano intorno alle 2.000 unità, i visitatori totali, ossia comprensivi di tutte le presenze tra ingressi liberi e presenze a manifestazioni, eventi e mostre sono stati circa 4.500».

Da dove provengono principalmente i visitatori?

«La provenienza è prevalentemente regionale e dal triveneto. Nella stagione primaverile ed estiva è più diversificata, con visitatori provenienti da tutta Italia, da Austria, Germania, Francia, Spagna, Canada, Brasile, Argentina, Australia. Una piccola percentuale degli stranieri coincide con il rientro stagionale delle famiglie di ex emigranti del Friuli».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Quali sono i “pezzi pregiati” tra tutti quelli in esposizione?

«Il patrimonio si compone di 44 carrozze d’epoca (XIX-XX secolo) e 9 cavalli a grandezza naturale, la collezione di Antonio Lauda (Foggia 1925 – Codroipo 2000). I pezzi pregevoli della collezione sono una Berlina del 1830 della carrozzeria Rossi di Torino, un modello da caccia denominato Phaeton del 1870 di carrozzeria svedese, un modello a due ruote per attacco singolo della carrozzeria inglese Morgan a uso sportivo. C’è anche un altro modello sportivo della carrozzeria francese Retiff del 1870 per l’utilizzo della caccia alla volpe con vano per trasporto cani, porta fucili e porta thermos. Segnaliamo inoltre un bel carrozzino spagnolo da parco per bambini del 1880, predisposto all’attacco di un cavallo pony o di cani alani, come voleva la tradizione dell’epoca nei parchi cittadini».

All’esposizione delle carrozze d’epoca è affiancata anche una di giocattoli antichi: come mai questa scelta?

«L’iniziativa di allestire un Museo del Giocattolo d’Epoca è nata in occasione della proposta di una collezionista veneziana, Gabriella Cardazzo, che voleva donare al Comune la propria cospicua collezione di giocattoli provenienti da gran parte del mondo. La collezione annovera prestigiose bambole di porcellana, di produzione tedesca del secolo XIX, giocattoli in latta, legno, cartapesta e molti di questi legati al mondo del cavallo e dei carretti, pertanto trattandosi di una vasta testimonianza etnografica del mondo ludico del XIX secolo che non trova uguali in regione, si è ritenuto di dedicare uno spazio allestito dal punto di vista cronologico-temporale, dal 1800 al 1970, e per tipologia di materiale».

Soffermiamoci sulle carrozze di fine Ottocento: come si viaggiava a bordo a quell’epoca?

«I vari modelli di carrozze sono esposti nel museo per tipologia e destinazione d’uso nell’intento di ricreare l’atmosfera dell’epoca di fine Ottocento, con le ricostruzioni d’ambiente tramite accessori da viaggio e tramite le riproduzioni e stampe di scene di vita quotidiana dell’epoca. Pertanto si trovano mezzi pubblici come il Coach postale che percorreva le tratte extraurbane e si fermava nelle stazioni di posta per il cambio cavalli, si trova l’Omnibus cittadino o vecchio progenitore dell’autobus per il trasporto urbano. Le classi borghesi e le famiglie gentilizie utilizzavano carrozze private di servizio con cocchieri e servitori in base all’etichetta e alle circostanze di carattere ufficiale, o per particolari serate o cerimonie come il Landau e la Berlina, il Coupè e la Vittoria, che sono tutti modelli che prevedono il servizio di guida. Per occasioni sportive o del tempo libero utilizzavano carrozze private da diporto per la guida personale».

Le carrozze restano stanziali all’interno del museo o possono essere utilizzate per eventi particolari?

«Le carrozze sono patrimonio stanziale del museo, ma potrebbero essere utilizzate per rievocazioni di costume nel rispetto delle dovute autorizzazioni, come è già avvenuto in passato con alcuni esemplari».

Parlando invece di giocattoli, com’erano quelli di un tempo rispetto a quelli utilizzati ai giorni nostri?

«I giocattoli dell’Ottocento erano costruiti con materiali poveri, soprattutto legno, cartapesta, gesso, stoffa e pezza: riproducevano il ruolo e il mondo degli adulti nell’attività della società agreste e più tardi anche di quella industriale. Il giocattolo prevedeva una partecipazione attiva e creativa del bambino, erano molto semplici e proprio per questo i bambini attingevano a tutte le risorse di fantasia disponibili in loro per giocare all’infinito e reinterpretarli nel tempo per sfruttarli al massimo, perché diversamente dal presente i giocattoli erano davvero pochi in tutto l’arco dell’infanzia. Oggi il giocattolo è confezionato con innumerevoli e sorprendenti funzioni creative preconfezionate per essere fruite con pregevoli interattività,  ma sono preconfezionate, il bambino le deve soltanto scoprire e godere diversamente dal tempo in cui con un’automobilina sola creava da sé un mondo di fantasia intorno a quel giocattolo che lo teneva occupato per tante ore. Inoltre oggi c’è un largo consumismo nella ricerca degli ultimi “must di tendenza” che potrebbe determinare un rapporto non propriamente educativo tra il giocattolo e il bambino».

I giochi d’epoca come vengono considerati dai bambini di oggi che visitano il museo?

«Il target giovanile in età scolare di oggi è molto perspicace, è rispettoso del patrimonio museale perché è educato a visitare i   musei, ne trae vantaggio non solo formativo ma soprattutto a livello emozionale. Davanti a giocattoli antichi in latta con meccanismo si scoprono volti incantati, affascinati come da una magia e avidi di goderne ancora. Ritengo che per un conservatore questo sia tra i principali obiettivi da raggiungere nella valorizzazione di un patrimonio, trasmettere ai giovani la passione per tutelare il bene e far sì che vivano un’esperienza indimenticabile. Prova ne viene quando portano i genitori in visita al museo facendo loro da guida».

Oltre alle esposizioni, quali sono le altre attività che il museo organizza durante l’anno?

«In collaborazione con la casa editrice L’Orto della Cultura il museo organizza eventi culturali, musicali e di spettacolo,  mostre temporanee, presentazioni editoriali, eventi enogastronomici sulla cultura del cibo nei secoli legati alla sezione del Centro di Documentazione della Cucina di Terra e di Mare del Novecento».

Quali sarebbero a suo avviso le azioni da intraprendere per sviluppare ulteriormente l’attività del museo?

«Le attività sono molte e diversificate nei calendari annuali, tuttavia ritengo che una maggiore presenza di collaboratori per le attività didattiche consentirebbe di incrementare l’offerta didattica per il museo del giocattolo, attivandone la maggior promozione».

 

Museo Civico delle Carrozze e del Giocattolo, via San Pietro 6 – San Martino di Codroipo. Orario (fino al 31 ottobre): da mercoledì a venerdì 9.30-12.30/15.30-18.30, sabato 15.30-18.30, domenica 10.30-12.30/14.30-18.30. Info: 0432 912493 museodellecarrozze@comune.codroipo.ud.it

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