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Franco Zeriul

Figli di uno sport minore
13 settembre 2019

Hardcore Bodybuilding

di Michele D'Urso
In oltre trent'anni di attività l'atleta triestino ha conquistato anche il titolo mondiale UIBBN. Ora tramanda la sua esperienza alle nuove generazioni
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Franco Zeriul
Figli di uno sport minore
13 settembre 2019 di Michele D'Urso Image

Il termine Hardcore, generalmente usato come sinonimo di pornografia, in realtà indica un utilizzo massimale, estremo, di qualcosa, si tratti di musica, sport, letteratura o altro. E a proposito di bodybuilding, chi, se non Franco Zeriul, triestino di San Giovanni, agonista, oserei definire di ‘lungo corso’, vista la oltre trentennale attività, può incarnare l’intensità di questo sport?

Franco, ormai il bodybuilding è uno degli sport più diffusi al mondo, che effetto fa poterne parlare avendo alle spalle tanta esperienza?

«Praticarlo da oltre 35 anni ti rende un’unica cosa con esso, la sua storia si sovrappone alla tua, e alla fine più che praticare diventi il bodybuilding».

Anche lei ha avuto un punto di inizio…

«Che risale a quando ero sedicenne, oltre 35 anni fa, nella palestra improvvisata creata dall’amico Nicola, nel Centro di Igiene Mentale di San Giovanni, il mio quartiere a Trieste».

Proprio nel Centro di Igiene Mentale?

«Quelli erano i tempi… Nicola non era nemmeno un vero e proprio istruttore, ma solo uno che si allenava da più tempo, anche per via dell’età. Nel quartiere la passione per questo sport era vivissima, tangibile, e tutti ci  allenavamo in quel modo precario perché sapevamo che Berto Luin, il macellaio del rione, avrebbe presto aperto una vera palestra. Un sogno di noi tutti, che si realizzò con l’apertura di quella che fu l’Atlantic Gym, un nome che sapeva di America e di campioni famosi dell’epoca: Schwarzenegger, Ferrigno, Columbu, Nubret...»

La maggior parte dei ragazzi dell’epoca però sognavano ancora uno sport con la palla.

«Sì, anche io avevo provato calcio e pallacanestro, ma non ci ero proprio portato, mentre l’accesso in palestra l’ho sentito come l’ingresso in un ambiente a me congeniale».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ha avuto una guida?

«Diciamo che io appartengo alle seconda generazione di bodybuilder, ovvero a quella di coloro che hanno potuto mettere a frutto l’esperienza di chi li aveva preceduti evitandone gli sbagli, ma non era come adesso dove un istruttore certificato si trova a ogni angolo di strada. Anche io ho cominciato in modo ‘empirico’, apprendendo il più possibile da giornali e da atleti più anziani. Il nostro obiettivo era diventare ‘grossi’ e ci allenavamo e alimentavamo al massimo delle nostre possibilità per quello scopo».

Quindi il titolo dell’intervista, Hardcore Bodybuilding, le si adatta?

«Solo parzialmente, perché è vero che non ho mai perso un allenamento anche se avevo la febbre, è vero che ho sempre presente i miei obiettivi, ma il mio vero motto è: No Brain, No Gain».

Niente cervello, niente crescita.

«Esatto, perché per quanto si possa essere intensi non si deve mai abbandonare la capacità di percepire quello che è giusto fare in ogni momento. Proprio per questo sono privo di infortuni, di periodi di superallenamento che distruggono anziché creare, e per questo sono durato tanto a livello agonistico».

E le auguro che ciò duri ancora… Parliamo del suo curriculum agonistico.

«Dopo oltre dieci anni di allenamento mollai il mio lavoro e aprimmo una palestra. Per offrire un servizio all’altezza ottenni la certificazione FIF di istruttore, e al corso ebbi come docente il professor Antonio Paoli, metà triestino anche lui, il quale, durante una pausa, mi spiegò a grandi linee come si preparava una gara. E lì nacque la mia passione per l’agonismo».

Passione che l’ha portata a ottenere anche il titolo mondiale UIBBN nel 2009…

«Per me è un tutt’uno, le mie gare sono legate l’una all’altra quasi in una sequenza logica, dove il tempo è relativo. Dalla prima, in cui dovetti perdere 20 chili di peso per entrare in forma e durante la quale tremavo di freddo sul palco proprio per via della dieta ipocalorica, passando per i tre titoli italiani, il Mondiale e fino all’ultima che mi ha dato il titolo europeo, trofeo che mi mancava, sono tutte in relazione fra loro».

Una domanda impertinente: lei è un campione di Natural Bodybuilding, perché non ha preso steroidi come fanno tanti altri?

«Primo perché se hai stima di te stesso devi dare valore a te e non alla chimica; secondo perché la sincerità è tutto; terzo perché ho la fortuna di essere diventato testimonial di una linea di integratori che mi consente di accedere ai migliori prodotti di integrazione; quarto perché questa disciplina si chiama Body Building, costruire un corpo, mentre se bastasse lasciare cuore e cervello a casa, venire in palestra, ‘rucar e pomparse’, sarìa ciamada Body Miracle».

Riporto la frase in triestino perché fra le tante doti di Franco Zeriul annovero una semplicità di  comunicazione schietta e allegra, proprio tipica del dialetto della sua meravigliosa città, che ben si accoppia al suo stile di vita sportivo. Mi dica, quali sono i suoi punti di forza?

«I miei figli Thomas e Asia, e la mia compagna Fanny, con la quale divido anche la passione per la palestra,  perché lo sport è parte della vita ma non tutto. Se ci riferiamo alle doti tecniche, diciamo che posso vantare delle proporzioni corporee ottimali, abbinate a una eccellente simmetria e una preparazione sempre adeguata. Il fatto poi, almeno all’inizio, di gareggiare nelle ‘taglie alte’, oltre i 178 cm di altezza, dava al mio metro e ottanta la  possibilità di mostrare una armonia corporea migliore rispetto a chi doveva fare i conti con arti molto più lunghi. In più molti mi riconoscono un’ottima e carismatica tecnica di ‘posing’».

Posing?

«L’arte di posare, ovvero mettere in mostra il corpo in maniera armoniosa e spettacolare».

Quindi per lei il bodybuilding è un’arte?

«Preferisco dire che è una disciplina, termine che rende meglio l’idea della fatica fisica, mentale ed emotiva che un atleta deve mettere in campo per ottenere risultati».

Una rivista del settore le ha dedicato articoli dove vengono giustamente messe in luce le sue qualità di atleta. Ma lei è anche un istruttore, un preparatore a tutto tondo...

«Ovviamente ho anche tantissime certificazioni collegate con le attività che si praticano nella nostra palestra, la World di via Cumano, dove sono già sei anni che organizziamo un trofeo di bodybuilding per avvicinare i giovani a questa disciplina e dove preparo atleti che hanno voglia di gareggiare anche a più alti livelli. Ho preparato oltre 50 atleti alle gare, ottenendo anche risultati nazionali con Marino, Viviana, Daniele, Andrea e Paola».

E allora, con l’augurio di sempre maggiori successi, la lascio tornar a ‘rucar’. Grazie a Franco Zeriul per avermi dedicato il suo tempo e donato un po’ di quella affascinante triestinità che solo un ‘mulo’ come lui, mulo de San Giovanni, pol aver!

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