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Il presidente dei poveri

Società
15 maggio 2019

"Per comprendere la gente bisogna vivere in mezzo alla gente"

di Claudio Pizzin
Cronaca di un incontro speciale a Montevideo con Pepe Mujica
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Mujica tra Lucia e Claudio Pizzin (ph. C. Pizzin)
Società
15 maggio 2019 di Claudio Pizzin Image

Io e mia moglie Lucia sapevamo che quello in Uruguay non sarebbe stato un viaggio come gli altri. L’obiettivo non era semplicemente visitare il Paese, ma incontrare l’ex presidente Josè Alberto Mujica Cordano. Qualche giorno prima di partire avevamo visto il film Una notte di 12 anni che racconta le atrocità subite da Mujica e dai suoi compagni di lotta contro la dittatura in Uruguay dal 1973. Nelle settimane precedenti avevo scritto un po’ a tutti e grazie all’aiuto dell’Ambasciata italiana a Montevideo sono riuscito a stabilire un contatto con la segreteria di Mujica. Qui però arriva la prima delusione: mi rispondono che l’agenda del senatore è chiusa.

Non ci lasciamo abbattere, anzi. Una volta raggiunta Montevideo ci facciamo indicare dove si trova la segreteria del MPP (Movimento di Partecipazione Popolare) uno dei tanti gruppi che costituiscono il Frente Amplio, la grande coalizione di cui fa parte Mujica, ed è lì che ci rechiamo. Incontrando un funzionario chiediamo del “presidente”, spiegando che siamo venuti dall’Italia con l’obiettivo di incontrarlo. Il funzionario, gentilissimo, ci fa una confidenza: «Oggi si trova in campagna elettorale a sostegno di una candidata alle presidenziali. Se domani mattina vi recate a casa sua probabilmente lo incontrate».

Il primo tassello è stato messo al suo posto. Visitiamo la sede del Frente e lo stesso funzionario ci mostra una vetrina dove sono raccolti tutti i regali ricevuti da Mujica quando era presidente. Prima di salutarci ci omaggia con alcuni manifesti elettorali del “Pepe”, come viene soprannominato. Dopo una notte carica di speranza, l’indomani di buon mattino prendiamo un taxi indicando al conducente il luogo dove siamo diretti. Il taxista non conosce il posto e si informa con la centrale. Il tempo non sembra esserci favorevole: piove a dirotto, quasi volesse farci desistere… Ma noi non molliamo.

Dopo molti chilometri raggiungiamo una stradina che ci porta in mezzo al nulla. Continua a diluviare, ma sentiamo di essere vicini alla meta. Arriviamo all’esterno di un modulo edilizio e veniamo fermati da una persona che ci chiede dove stiamo andando. È armato. Il conducente – al quale avevamo spiegato tutto durante il tragitto – fa presente chi siamo e qual è il nostro desiderio. L’uomo risponde che il senatore non riceve. L’autista insiste, sottolinea che siamo venuti appositamente dall’Italia per poterlo incontrare. L’uomo armato ritorna all’interno del modulo ed esce poco dopo: «Lo potete incontrare solo per pochi minuti».

L’emozione è grandissima, la nostra testardaggine ci ha premiati. Scendiamo dalla macchina ed entriamo nel  modulo. In un angolo, accovacciato su una vecchia sedia d’ufficio, un signore anziano ci osserva. È José “Pepe” Mujica. Indossa abiti da lavoro e stivali di gomma. Ci scruta con i suoi occhi sottili, ma profondi. Il locale e piccolo, con una poltrona centrale e diverse sedie accatastate, un armadietto appendiabiti, il boccione dell’acqua fresca in un angolo e una televisione accesa. Ci invita ad accomodarci.

Prendiamo due sedie e iniziamo a parlare come vecchi amici che si incontrano. «Ho molte richieste di colloqui e per questo sono restio a incontrare persone», esordisce chiedendoci di non divulgare i video che Lucia sta registrando. Gli spiego che il resoconto del nostro colloquio verrà pubblicato su iMagazine: acconsente con un cenno del capo.  Due ragazzi restano con noi nella stanza, fotografandoci. Ho poco tempo e gli racconto subito come l’ho conosciuto, attraverso internet in occasione di una serata dove si parlava di gioco d’azzardo e di come la gente spreca il proprio denaro e la propria vita a causa di questa piaga sociale.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«Una pazzia», commenta chiedendomi cosa si stia facendo per contrastare questo fenomeno. «Poco e niente», gli rispondo, lamentando l’inerzia della nostra classe politica e facendolo sorridere quando imito un politico che  alzandosi resta con la sedia incollata al fondoschiena.

Con maestria Mujica si prepara una sigaretta e la accende. «Ricordati – sottolinea fissandomi negli occhi – che per comprendere i problemi della gente bisogna vivere in mezzo alla gente». Mi chiede della situazione politica in Europa e in Italia; parliamo della crisi economica e sociale che investe tutti i Paesi, ma anche del crescente fenomeno migratorio. «Le grandi migrazioni avvenute alla fine dell’800 e agli inizi del 900 verso il Sud America – mi ricorda – portarono in un solo anno 40 mila emigranti a sbarcare in Uruguay, 200 mila in Argentina e, negli anni ’40, 1 milione di spagnoli in Messico.

Eravamo più poveri di adesso e la gente era diversa e alla ricerca di un lavoro, di qualsiasi lavoro. A noi questa emigrazione ha fatto del bene. Chi è venuto in Uruguay ha portato nuovi mestieri e un nuovo modo di lavorare, nonché l’idea di organizzazione sindacale. A questo tipo di emigrazione dobbiamo molto; oggi qui ci sono moltissimi discendenti di Italiani, mia madre stessa era di Favale di Malvaro, nella Val Fontanabuona in provincia di Genova».

La nostra conversazione torna in Europa: «Il “vecchio continente” – afferma – è sempre più vecchio, con una crescita costante della popolazione anziana».

Prima di lasciarci un accenno al tema a lui caro, quello della povertà: «Oggi la ricchezza si sta concentrando in poche persone: ogni due giorni nasce un nuovo miliardario, stanno schiacciando la classe media fino a distruggerla. Ovviamente la ricchezza cresce con le Compagnie transnazionali e i grandi gruppi bancari. È un fenomeno  gravissimo e assume rilevanza mondiale».

Il tempo è tiranno. Prima delle foto di rito a ricordo dell’incontro, il presidente mi autografa un suo libro che avevo portato dall’Italia: Una pecora nera al potere. Contraccambiamo con una buona grappa friulana, molto gradita. Ci scambiamo un forte abbraccio, come vecchi amici. Qui sta la forza di quest’uomo: nella sua semplicità e umanità. Fuori continua a piovere, ma ci sentiamo fortunati per questo incontro indimenticabile.

Si ringrazia per la traduzione Claudia De Meza

 

José Alberto Mujica Cordano, 84 anni il prossimo 20 maggio, nella sua carriera politica è stato anche presidente dell’Uruguay dal 2009 al 2014. Ha donato il 90% del suo stipendio a favore di organizzazioni non governative e a persone bisognose. Vive in una piccola fattoria a Rincón del Cerro, alla periferia di Montevideo. Anche durante il suo mandato aveva rinunciato a vivere nel palazzo presidenziale. In riferimento alla piccola quota di stipendio che tratteneva per sé (circa 800 euro) che lo fece soprannominare anche il “Presidente più povero del mondo”, Mujica dichiarò che tale quantità di denaro gli era sufficiente, alla luce del fatto che molti suoi connazionali devono vivere con meno.

 

 

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