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Alexander Gadjiev

Cultura e Spettacolo
11 marzo 2019

Goriziano d'Europa

di Margherita Reguitti
Padre russo e madre slovena. Ma nato e cresciuto a Gorizia. Ora, tra i pianisti emergenti della scena internazionale, vive a Berlino. A fine marzo ritornerà nella sua città sulle note di Mozart
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(ph. Shahriyar Farshid)
Cultura e Spettacolo
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Il pianista goriziano Alexander Gadjiev, 24 anni, è uno dei giovani interpreti che si sta imponendo sulla scena internazionale. La sua formazione musicale è iniziata in famiglia, i suoi genitori infatti sono entrambi pianisti e docenti. I primi tocchi alla tastiera accanto alla mamma Ingrid e poi con il padre Siavush che lo ha preparato da privatista al diploma conseguito al Conservatorio di Trieste, seguito da 4 anni di studio a Salisburgo. Oggi vive a Berlino e viaggia nel mondo per esibirsi in importanti teatri e sale da concerto, ma anche per partecipare e vincere concorsi fra i più prestigiosi.

Da Gorizia a Berlino nello spirito della cultura mitteleuropea?

«Mi sento fortemente mitteleuropeo e convinto europeista e spero che questi valori che si rifanno a uno spirito contemporaneo ma anche di inizio Novecento possano continuare a vivere e crescere. Del resto le mie radici sono oltre i confini essendo mia madre slovena e mio padre russo. Fino a 19 anni ho vissuto a Gorizia, città crocevia di culture. Ho la fortuna di conoscere diverse lingue, oltre all’italiano e allo sloveno, il russo, l’inglese e ora anche il tedesco. Credo che questi talenti assunti in famiglia e al liceo scientifico Duca degli Abruzzi siano aspetti importanti della mia formazione, fondamentali per il mio modo di ragionare e vedere il mondo».

Recentemente è uscito il suo primo lavoro discografico dal titolo Fantasie Letterarie.

«Un progetto che comprende opere di Robert Schumann e Franz Liszt, un tentativo di tradurre in musica la mia passione letteraria, mettendo in relazione intima musica e letteratura. Il repertorio è una scelta dei brani visionari a me più cari, capolavori del pianismo ottocentesco, ispirati a testi di Petrarca e di Dante, connotati da atmosfere irreali: come interprete mi permettono sperimentazioni dal punto di vista sonoro. Musica di grande ricerca ed effetto, eseguite con una spiccata cura per il suono, caratteristica che mi appartiene».

Quanto incide il senso onirico e fantastico nella cura della tecnica esecutiva?

«Tutto parte dalla comprensione di una scrittura e dalla componente intellettuale del musicista, ma nell’esecuzione di questo repertorio vi è un’intensa ricerca di ciò che non è scritto».

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Lei ha vinto importanti concorsi internazionali, confrontandosi anche con alcuni dei maestri del pianismo come Martha Argerich. Risultati che le hanno valso l’invito a esibirsi nelle grandi sale da concerto mondiali: dalla Fenice al Regio di Torino, da Tokio a Parigi, da Mosca e Gerusalemme, suonando con orchestre e direttori di fama mondiale…

«Nel 2015 in Giappone mi è stato assegnato il primo premio al concorso di Hamamatsu, uno dei dieci più prestigiosi al mondo, seguito pochi mesi fa a Montecarlo dalla vittoria al World piano masters competition, vetrina riservata ai soli vincitori di altri premi. L’incontro con Martha Argerich è stato memorabile, subito dopo la semifinale mi aveva avvicinato definendomi “Extraordinaire”. Una grande emozione. Siamo in contattato, compatibilmente con i suoi molti impegni, e ci siamo rivisti anche a Parigi».

Avere radici in un una piccola città come Gorizia è stato penalizzante oppure un elemento di vantaggio?

«Assolutamente un vantaggio; sono cresciuto come pianista in modo lineare. Dalla piccola alla grande città come Berlino. Crescere in un territorio dove si parlano indifferentemente due lingue e si incontrano culture diverse ti fa capire meglio ed entrare in logiche culturali altrimenti sconosciute. Amo Gorizia, Trieste e tutto il Friuli Venezia Giulia, una terra bellissima dove torno sempre con grande piacere e spesso, compatibilmente con gli impegni di studio e professionali. In futuro mi piacerebbe vivere a Trieste».

Genitori musicisti e pedagoghi: una molteplicità di rapporti?

«Ho mosso i primi passi al piano fino ai 10 anni con la mamma, poi mi ha seguito mio papà. Il rapporto con loro non è solo affettivo e familiare, ma professionale. Mi danno consigli e mi seguono nei concerti, una complessità di scambio e relazione in evoluzione e molto importante. Mio padre nel panorama nazionale e internazionale è un didatta noto, che io anche apprezzo molto. Sono stato fortunato, nonostante la complessità del rapporto non abbia sempre reso facile combinare il tutto».

Suo padre ha portato a Gorizia una ventata di novità nel panorama musicale e culturale della città.

«Di questo mi sono reso conto recentemente, in occasione della mia prima masterclass in veste di insegnante al Conservatorio di Trieste, dove ho percepito che quanto seminato in me è riprodotto e comunicato ad altri. Sono felice che questa tradizione familiare continui».

La sua giornata tipo?

«Quando sono stabile a Berlino inizio la giornata alle 9 studiando per almeno 6 ore. Questa città offre grandi opportunità di seguire concerti con interpreti e direttori di fama. Recentemente mi sono appassionato all’opera. In questo periodo viaggio molto per lavoro e quindi le ore non dedicate alla musica sono destinate a preparare le trasferte. Ad aprile sarò a Pinerolo dove presenterò un repertorio dedicato a Beethoven e Liszt, ma anche ad autori russi come Prokofiev. Quindi sarò a Udine per una masterclass e poi, in estate, Giappone, Francia, Austria, Slovenia, Macedonia e, per la prima volta, in Georgia a settembre».

Quali sono i suoi autori contemporanei preferiti?

«Nel panorama russo Mikhail Pletnev, il giovane Daniil Trifonov, ma anche Kirill Petrenko e Valerij Gergiev. Fra gli inglesi seguo con interesse Simon Rattle. Sono alcune delle figure che apprezzo in quanto significative per il mio sviluppo della fantasia interpretativa ed espressiva».

Il suo interesse è rivolto solo alla musica classica o segue anche altri generi?

«Amo la musica jazz e rock progressive. Fra i mie pianisti jazz preferiti ci sono Keith Jarret, Bill Evans e Brad Mehldau. Seguo inoltre Stefano Bollani, di quest’ultimo apprezzo la personalità istrionica e giocosa nella quale mi riconosco».

Se non avesse fatto il pianista?

«Certamente avrei studiato filosofia e fisica, cercando di fare una crasi fra le due, come accade in Paesi di lingua inglese dove vi sono facoltà che applicano le due discipline».

Ha tutto il tempo per intraprendere altre strade…

«Così fosse, sarebbe proprio questo il vero sogno nel cassetto».

Quando la potremo sentire a breve in Friuli Venezia Giulia?

«A fine marzo, al Teatro Verdi di Gorizia, con il concerto doppio di Mozart».

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