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Ivan Vernieri

Figli di uno sport minore
15 febbraio 2019

Fortebraccio da Manzano

di Michele D'Urso
Alla scoperta del vice-campione nazionale di braccio di ferro: "Ogni gara è una vera e propria lotta"
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Ivan Vernieri durante una gara
Figli di uno sport minore
15 febbraio 2019 di Michele D'Urso Image

Sembra il nome di un cavaliere medioevale, un nome foriero di chissà quali storie riguardanti battaglie, sfide, duelli e, magari, tenere fanciulle da salvare. Invece è solo il nomignolo che mi ha ispirato Ivan Vernieri, giovane atleta manzanese, fresco vicecampione italiano di braccio di ferro, una disciplina che tutti abbiamo provato almeno una volta per gioco, ma che pochi hanno avuto il coraggio di praticare agonisticamente.

Ivan, parliamo prima del braccio di ferro e poi di lei; essere lì senza la possibilità di allontanarsi, di spostarsi, e usare ogni goccia di energia in quello sforzo immane, ovvero andare ‘Over the Top’, oltre il massimo, come recitava il titolo del famoso film di Silvester Stallone, lo definirebbe una sfida o un incontro?

«Una gara di braccio di ferro, prima che contro i propri avversari, è una sfida contro se stessi. In quei momenti la tensione è altissima ed è molto facile lasciarsi andare allo sconforto; e poi, essere su un palco, davanti a decine di persone, basta già di per sé a metterti a disagio. Io, fortunatamente, riesco a isolarmi da tutto ciò che mi circonda e mi immergo completamente nell’incontro, ma sicuramente su questo ho ancora molto da lavorare».

Come si svolge una gara?

«Una gara di braccio di ferro è strutturata secondo categorie di peso e anzianità, a cui possono partecipare sia uomini che donne. Le categorie di peso vanno dalla ‘Meno 50kg’ alla ‘Più 110kg’, e all’interno delle stesse troviamo ulteriori suddivisioni in base alle età e alle esperienze dell’atleta. Le speranze dai 14 ai 16 anni, gli juniores dai 17 ai 19 anni, gli esordienti e i senior dai 20 ai 40 anni, i master A dai 40 ai 50 anni e infine i master B dai 50 anni in poi. Le gare si svolgono secondo il principio della doppia eliminazione, ovvero un atleta deve perdere due incontri prima di uscire dalla competizione».

Come si arriva al Campionato Italiano?

«Esiste un calendario delle gare annuali, messo a disposizione dalla Federazione Italiana di Braccio di Ferro. Le gare sono aperte a tutti, senza distinzione di sesso o di età».

Se qualcuno volesse assistere a delle gare o avere maggiori informazioni?

«È sufficiente rivolgersi alla federazione ufficiale e alla S.B.F.I. (Sezione Braccio di Ferro Italia). La potete trovare sia su internet sul sito www.bracciodiferroitalia.it, che sui social (Facebook e Instagram). Lì troverete tutte le informazioni del caso, tra cui il calendario delle competizioni future».

Lei ha esordito agonisticamente nel powerlifting; come si è avvicinato al braccio di ferro?

«Mi sono sempre piaciuti tutti gli sport di forza. Seguivo il braccio di ferro già da tempo, guardando soprattutto video su internet. Lo ritenevo (e lo ritengo tutt’oggi) uno sport molto affascinante e complesso. Ho iniziato dalla palestra classica e poi mi sono avvicinato agli allenamenti al ‘tavolino’, il nostro campo di gara. Mi trovo spesso con altri atleti per allenarci assieme. All’inizio, non disponendo di un tavolino regolamentare, ci allenavamo su delle artigianali imitazioni, ma recentemente ne abbiamo acquistato uno professionale, ed è tutta un’altra storia».

Ritiene la sua disciplina più vicina alla pesistica o alla lotta?

«Diciamo che la preparazione per il braccio di ferro è simile alla pesistica, perché i muscoli vengono allenati con il principio del sovraccarico, ma durante una gara è una vera e propria lotta…»

Farà ancora gare di powerlifting?

«Credo proprio di sì. Tutt’ora mi sto allenando come un powerlifter. Ritengo che gli allenamenti di powerlifting siano i migliori per aumentare la forza in tutto il corpo, soprattutto per un atleta natural. Sono un appassionato di sollevamenti di panca piana e credo che continuerò a gareggiare in questa alzata».

Per avere tutta quella forza, come si allena?

«Mi alleno dalle quattro alle cinque volte a settimana, concentrandomi su esercizi base, come ad esempio la panca piana e lo stacco da terra. I miei allenamenti hanno volumi e tonnellaggi molto elevati (sposto tanto peso per molto tempo), e in ogni seduta alleno tutto il corpo. Alla fine inserisco qualche esercizio complementare per le braccia, cercando di simulare i movimenti delle varie tecniche eseguite durante un incontro. Una volta a settimana, poi, mi ritrovo con i miei compagni di allenamento e facciamo esercizi specifici al tavolino. È chiaro che ho anche una adeguata alimentazione: non mangio solo gli spinaci, come ‘Braccio di Ferro’, il personaggio dei fumetti».

Fino a quando non diventerà un campione ricco e famoso, cosa fa nella vita?

«Al momento non ho una occupazione stabile. Mi piacerebbe molto, in un prossimo futuro, dedicarmi completamente al mio sport. Per ora però testa bassa e tanta costanza: il tempo darà i suoi frutti».

Usciamo dallo sport. Sul suo profilo social lei posta spesso foto del Cilento… Come mai?

«Sono nato in provincia di Salerno e ogni anno vado a visitare quei posti sia per salutare i parenti sia per rivivere emozioni che sprigionano in me un’energia primordiale che mi dà la carica per affrontare il futuro. Energia che poi metto a frutto in Friuli…»

E così è nata la leggenda di Fortebraccio da Manzano, per il momento ‘solo’ vicecampione italiano di braccio di ferro, ma posso garantirvi che il ragazzo ci darà ancora tante soddisfazioni… Stay tuned!

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