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Operazione della Guardia di Finanza

Attualità
02 novembre 2018

Pordenone, sequestrati 4.900 capi di abbigliamento contraffatto

di redazione (fonte Guardia di Finanza)
Coinvolte marche famose del settore. La commercializzazione avveniva tramite acquisto on line e spedizione della merce a domicilio
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Attualità
02 novembre 2018 di redazione (fonte Guardia di Finanza)

Lo scorso weekend una pattuglia della Compagnia di Pordenone ha sottoposto a controllo una autovettura circolante sulla statale “pontebbana”. Insospettiti dal nervosismo palesato dall’autista - un incensurato cittadino extracomunitario - i militari hanno ispezionato l’autoveicolo rinvenendo al suo interno 400 capi di abbigliamento contraffatti.

Per il tramite della Procura della Repubblica di Pordenone sono state immediatamente avviate le indagini, eseguendo una perquisizione nella limitrofa provincia trevigiana presso l’abitazione del proprietario del mezzo; l’ispezione ha consentito di individuare un magazzino dove sono stati trovati e sequestrati ulteriori 4.500 capi contraffatti.

Il materiale posto sotto sequestro ammonta complessivamente a 4.900 pezzi tra giubbotti, pantaloni, maglioni, borse e accessori tutti di noti brands commerciali (Armani Jeans, Burberry, Colmar, Dsquared2, Fred Perry, Harmont & Blaine, Lacoste, Levis, Liu Jo, Louis Vuitton, Moncler, Napapijiri, Stone Island, Woolrich). I prodotti palesavano una qualità di riproduzione elevata tali da renderli molto similari a quelli originali e la merce sequestrata si poneva particolarmente concorrenziale per il prezzo praticato.

L’attività svolta ha inoltre permesso di accertare che la commercializzazione degli articoli contraffatti (completamente “a nero”) avveniva sostanzialmente “su ordinazione” con modalità comunicative perfezionate in programmi specifici presenti negli smartphone. I pagamenti erano, invece, perfezionati preferibilmente in contanti all’atto della consegna dei prodotti o tramite ricariche di carte di credito prepagate.

Il soggetto detentore della merce contraffatta è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Pordenone per i reati di cui agli articoli 473 (Contraffazione, alterazione o uso di segni distintivi di opere dell'ingegno o di prodotti) e 648 (Ricettazione) del codice penale. 

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