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Giovani e denaro

Psicologia
31 luglio 2018

Il valore delle cose

di Cristian Vecchiet
Educare i ragazzi a un uso corretto dei soldi consente di far comprendere loro molteplici aspetti esistenziali: il senso del sacrificio, l’importanza dell’attesa, il rapporto con gli altri
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Il denaro rappresenta indubbiamente uno strumento di compravendita. Ma non solo. I soldi – o più precisamente il nostro rapporto con i soldi –, infatti, portano con sé tutto un mondo simbolico e rinviano a un universo di significati anche esistenziali.

Il valore del denaro risiede nel suo potere di acquisto. Con i soldi possiamo possedere ciò di cui abbiamo bisogno e anche di più. Con i soldi entriamo in possesso delle cose e delle opportunità. Possiamo comprare vestiti, telefoni, case... Ma possiamo anche viaggiare, studiare, conoscere... Con i soldi possiamo fare del bene. Possiamo compiere molte opere di beneficenza e aiutare chi non si può permettere spesso persino l’essenziale. Anche con il denaro possiamo costruire un mondo migliore. Il denaro è sovente associato alla società dell’apparire e dell’avere. Nella società dei consumi il possedere diventa una caratteristica predominante, una caratteristica dell’identità e del valore di un uomo. Chi più ha, più vale. Chi più ha, più appare e quindi ha maggior prestigio. Perché a contare è l’esteriorità appariscente.

Il denaro consente di possedere beni e possibilità. Permette di fare cose altrimenti più difficili. Il significato simbolico del denaro dipende da come lo utilizziamo. Esso può aiutare a fare del bene così come del male. Non il denaro in sé ma l’uso che ne facciamo può avere una valenza positiva o negativa.

È la modalità di utilizzo – ovvero per che cosa lo utilizziamo e come – che fa la differenza. E la modalità di utilizzo porta con sé una valenza anche educativa. L’utilizzo del denaro forma la persona, insegna cosa conta e perché. Investire molti soldi su cellulari costosi o su vestiti firmati, spendere subito tutto o buona parte di quello che si ha è diverso dall’investire in libri e viaggi, dal darne un po’ a chi fa fatica ad arrivare alla fine del mese, dal mettere da parte e risparmiare. Dare ai propri figli i soldi che richiedono ogni volta che dicono di averne bisogno è diverso da chiedere a cosa servono, da valutare di volta in volta l’opportunità e la quantità, da rispettare il loro livello di maturità e di autonomia, da dire con fermezza anche di no.

La portata educativa e formativa della modalità di utilizzo del denaro è notevole. Per questo è opportuno educare in modo progressivo a un uso consapevole e responsabile del denaro. Che è come dire educare a un rapporto sano e responsabile con le cose e con le persone. Il che equivale a educare al rispetto della fatica del guadagno e, soprattutto, al rispetto del giusto valore delle cose. Ci vuole equilibrio nello spendere, ci vuole la giusta proporzione verso le cose, ci vuole rispetto verso il sudore di chi fatica a guadagnare uno stipendio e a maggior ragione verso chi non si può permettere niente. Educare a riconoscere il valore del denaro dipende molto dalle abitudini familiari e dalle condizioni anche economiche della famiglia. In ogni caso assecondare sempre e subito tutti i desideri non è educativo. L’utilizzo consapevole del denaro passa attraverso l’apprendimento in situazione: è nella pratica quotidiana che si mettono il bambino e il ragazzo in grado progressivamente di capire il  valore del denaro.

E non può che essere progressivo, ossia fatto a tappe e rispettoso del livello di maturazione personale. Si potrebbe iniziare con il dare ai bambini i soldi per farli andare a compiere dei piccoli acquisti mirati. Verso i 7-8 anni i genitori possono dare i soldi per usi specifici, come comprare la merendina o partecipare a una gita. Si possono monitorare le scelte, chiedendo gli scontrini o comunque chiedendo esplicitamente cosa sia stato comprato e perché. Anche fare la spesa con i figli e raccontare le attenzioni che si decidono di avere ed esplicitare i ragionamenti sulle scelte. Dopo i 10-12 anni si può anche pensare di dare la paghetta, che potrebbe essere utilizzata sia per gli acquisti ordinari sia per gli sfizi più costosi. Un ragazzino può decidere di mettere da parte settimanalmente una parte della paghetta per potersi permettere una maglia o un CD più avanti nel tempo.

Per arrivare all’obiettivo deve risparmiare e rinunciare a qualcosa. Al di là delle metodologie educative specifiche – che possono chiaramente essere differenziate –, è importante che il ragazzino impari a progettare anche un obiettivo economico che implichi dei piccoli sacrifici. È decisivo che i ragazzi capiscano che i desideri non possono essere soddisfatti sempre nell’immediato e che, per ottenere quanto ambiscono, spesso devono fare dei sacrifici e aspettare. Ed è determinante che apprendano che anche tra gli acquisti si devono fare delle scelte e che le scelte implicano delle rinunce e delle attese.

Si può spiegare al ragazzo che deve fare una sorta di bilancio preventivo: «Questi soldi ti devono bastare per le tue necessità quotidiane fino al…». È importante aiutare il ragazzo a capire che, se ha 100, deve pensare di averne 90, perché ci possono sempre essere degli imprevisti e quindi non può spendere tutto subito. Un genitore può ragionare col figlio sugli acquisti di volta in volta opportuni e prima della paghetta successiva riflettere su quanto è stato speso e come. L’educazione all’utilizzo consapevole e responsabile del denaro è parte fondamentale della formazione all’autonomia personale e alla cittadinanza dei ragazzi. Attraverso questo apprendimento i ragazzi possono imparare molte cose: procrastinare i desideri, pensare non solo all’immediato ma anche al futuro, capire che per conquistare qualcosa bisogna metterci impegno, cogliere quanti sacrifici fanno i genitori…

Come spesso accade anche in questo caso l’apprendimento avviene attraverso la testimonianza degli adulti, la qualità della relazione che essi sviluppano con i ragazzi e le pratiche ordinariamente seguite. La mediazione di adulti significativi che siano credibili è come sempre il punto cruciale. I ragionamenti rafforzano ma al primo posto rimane sempre la relazione affettiva entro cui si mostra in modo naturale come sia giusto scegliere e agire.

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