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Prossimo obiettivo il Piemonte

Sport
16 luglio 2018

Lotta all'obesità, nuova meta per Mauro Buoro

di Mauro Buoro
Il ciclista friulano ha completato anche la 24 ore sui pedali in Lombardia, raccontando alle persone la propria esperienza di vita
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Mauro Buoro davanti al Duomo di Milano
Sport
16 luglio 2018 di Mauro Buoro

Sono arrivato alla terza maratona di 24h in MTB, questa volta in Lombardia. Giovedì dopo lavoro parto con grandi speranze per questa mia impresa alla volta di Cantalupo, in provincia di Milano: un piccolo paese, ma molto carino, dove vive mio figlio Samuele. Sarà quello il punto di partenza e di arrivo del mio percorso.

L’indomani mattino ho appuntamento con Marco Paleari, responsabile marketing di una compagnia assicurativa che ha creduto in me, ritenendomi un ottimo testimonial per pubblicizzare un’assicurazione per le biciclette. Mi hanno ricevuto nella loro sede e il responsabile mi ha fatto conoscere tutti i suoi collaboratori. Alla fine caffè e foto per ricordare questo bellissima sensazione di sentirsi importante.

Verso le 12.30 ritorno verso Cantalupo per raggiungere poi il municipio del Comune di Cerro Maggiore, dove consegno la locandina della mia Maratona alla segreteria. Dovevo essere ricevuto dall’assessore allo sport Daniel Dibisceglie e dalla sindaca ma hanno rinviato l’appuntamento per una riunione: ci siamo dati un arrivederci per agosto.

Verso le 14 esco con la macchina e la mia Mtb per fare un po’ di foto per ricordare questa impresa. Sono solo: mio figlio Samuele è a lavorare, mia nipote è in ferie con sua mamma. Cerco una persona che possa farmi una foto. Vedo un signore anziano: glielo chiedo e lui gentilmente acconsente. Prima posiziono la bandiera del Friuli sul cofano dell’auto. Iniziamo a scattare, ma arriva altra gente: una, due, cinque… Mi ritrovo attorniato da una quindicina di persone, tanti anziani ed ex ciclisti che mi chiedono cosa faccio. Racconto la mia storia e a quel punto anche loro narrano – in rigoroso dialetto lombardo – le loro corse in bici quando erano giovani…

Alle 15, con un’ora di anticipo, decido di partire. L’adrenalina sale: so che sarà dura questa volta. Ma appena monto in bici e parto, tutto si normalizza. Il cuore batte lentamente e questo è un buon segno.

Prendo la strada verso Tradate per raggiungere il confine tra Italia e Svizzera a Caggiolo, per un’incursione di 15 km in territorio svizzero. Sono nato a Bauma (Zurigo) e per me rappresenta la mia terra. Da lì pedalo verso Chiasso, altro confine, per poi arrivare a Como. Attorno a me le montagne dominano, il paesaggio è bello. Prendo la statale 342 in direzione Bergamo; iniziano le salite, la bici è pesante come sempre, ma la volontà di più: come dico sempre dove c’è  una salita c’è  anche una discesa e approfitto per bere e mangiare. Dopo alcuni chilometri vedo un’insegna stradale con scritto Erba. Mi ritorna in mente uno dei più cruenti assassinii della storia italiana, in cui furono uccise 5 persone tra cui un bambino piccolo.

Mi fermo a bere un cappuccino e le persone mi chiedono da dove arrivo. Quando spiego la mia storia rimangono meravigliati e – nei loro dialetti – mi fanno tanti complimenti. Sono a una ventina di km da Bergamo. Arrivo a Pontida: il paese è bello in mezzo a una valle, sembra che il tempo si sia fermato. Decido di mangiare un panino: sono già le 19 e la fame si fa sentire. Per lo sforzo mangio solo metà, il resto lo tengo per dopo. Inizio una lunga discesa verso Bergamo, mentre il tramonto mi suggerisce di cambiare gli occhiali, passando da quelli da sole a quelli trasparenti. Raggiungo Palazzolo sul Oglio e poi via verso Brescia. Oramai è buio. Da qui inizia un lungo rettilineo di 55 km verso Cremona: ho già percorso 150 km e cerco di fermarmi in un bar per bere un caffè o una bibita. Parlare un po’ con gli avventori e ascolto qualche notizia in TV.

Riparto verso passo Manerbio / Robecco d’Oglio, attraverso altri paesi. Cerco un ultimo bar verso le 2.30, poi tutti vanno a dormire ma io pedalo. La temperatura è sui 24 gradi, il clima è piacevole, non indosso la giacca. In uno dei diversi paeselli mi fermo in piazza e aspetto l’alba seduto su una panchina. Scatto un paio di foto e faccio qualche video sulla mia pagina Facebook (Lotta all’obesità di Mauro Buoro). Inizia a salire il sole: un momento emozionante, come se iniziasse una nuova vita.

Alle 9  fa già caldo, c’è afa: la sento e la vedo. Alle 11 arrivo a Cremona; dopo 200 km e il caldo si fa sentire. Bevo molto, mi bagno in continuazione; chiedo alla gente se c’è sempre questa afa e loro, ricordandomi che la Pianura Padana è una conca, rispondono di sì. Cremona è la città in cui è nato Antonio Stradivari, celebre per i suoi violini, il più costoso dei quali è stato venduto all’asta per 32 milioni di euro. Passo davanti a un negozio con l’insegna “Stradivari formaggi”: sorrido, sperando che si tratti del cognome del proprietario… Vorrei visitare il museo di violini, ma il caldo è feroce e decido di continuare. Arrivo a Pavia e la attraverso in direzione Milano Sud: imbocco un rettilineo di 30 km, vicino alla strada c’è un canale dove si vedono tante nutrie. Fa sempre più caldo, non vedo l’ora di arrivare a Milano.

Ecco finalmente la città: decido di andare in centro per fare le foto davanti al Duomo, sotto la Madonnina.  In centro la strada è dissestata, con piastrelloni un po’ sconnessi: devo state attento a non cadere. Provo a entrare in Galleria Vittorio Emanuele ma è impossibile, stracolma di turisti. Mi chiama mio figlio Samuele: “Papà se non sei tanto stanco vuoi venire dove lavoro così esco un attimo e facciamo una foto io e te?”.

Attraverso tutta Milano per raggiungere la zona nord: quando arrivo lui esce con il suo amico Paolo e mi portano anche due bottiglie d’acqua… una manna dal cielo. Facciamo le foto e poi via per Cantalupo. Riattraverso Milano verso Corso Sempione, direzione Però / Rho. Mancano 32 km e sono stanco. C’è un traffico caotico e inizia a piovere. Con tutto il caldo che ho sofferto fa piacere, l’importante è non cadere. Arrivo a Cantalupo alle ore 19. La mia maratona si conclude dopo 28 ore e venti minuti seduto in sella, con il totale di 326 km percorsi.

All’arrivo mi dirigo verso una gelateria e prendo un gelato. Mentre lo gusto seduto su una panchina penso a cosa sono riuscito a fare a 61 anni CON LA MOTIVAZIONE E LA FORZA DI VOLONTÀ.  

Adesso lascio passare un mese: in agosto arrivano le ferie, l’occasione giusta per preparare la prossima sfida. La 24 ore del Piemonte.

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