Imoney tab white
Utilizziamo i cookie per offrirti la miglior esperienza possibile sul nostro sito Web.
Quando utilizzi il nostro sito Web, accetti che vengano trasmessi cookie sul tuo dispositivo. Ulteriori informazioni

Arianna Gasperina

Cultura e Spettacolo
16 marzo 2018

L'arte di creare

di Andrea Doncovio
Le sue passioni erano creta e gesso. Poi una vacanza in Val Pusteria e la folgorazione per il legno: «Attraverso le mie opere sento di ridare vita alla pianta»
CONDIVIDI
24492
(ph. Rivier De Mari)
Cultura e Spettacolo
16 marzo 2018 di Andrea Doncovio Image

Arianna Gasperina, com’è nata la passione per la scultura?

«Ho frequentato il Liceo Artistico a Oderzo, e durante quel periodo mi resi conto quanto forte fosse il trasporto che sentivo nei confronti della materia. Si lavorava creta e gesso. Amavo sporcarmi le mani e sentire le forme che prendevano vita sotto i polpastrelli. Un giorno mi venne posta la domanda: che cosa vorresti fare da grande? Risposi immediatamente: scultore. Avevo le forme di Michelangelo Buonarroti e Auguste Rodin che mi riempivano gli occhi e l’anima».

Quando ha capito che la scultura sarebbe stata qualcosa di più di una semplice passione?

«Nell’ultimo anno del liceo. Realizzai due busti di donna a grandezza naturale, prima in creta e poi in gesso di alabastro, e mi resi conto che adoravo immergermi in quel tipo di creare. Così provai a capire come proseguire questa ‘esigenza’. Esattamente un’esigenza, perché le mani ‘prudevano’ per la voglia di imparare a realizzare quei meravigliosi 360 gradi».

Ogni artista ha sempre dei maestri di riferimento: i suoi quali sono stati?

«Ho avuto la fortuna di conoscere splendidi maestri in campo, con cui ho condiviso tempo e spazi. I primi passi li ho compiuti grazie a due maestri d’arte di Treviso, Elena Ortica e Gaetano Brugnano, marito e moglie scultori su marmo, pietra, legno,  terracotta e bronzo. Tecnica, dote e cuore vengono espresse dalle loro mani. Così ho iniziato a fare le mie prime fusioni in bronzo e successivamente la prima pietra. Poi conobbi uno scultore maestro dell’arte del legno, Kurt Wierer della Val Pusteria. Con lui ebbi un condensato di informazioni tecniche preziose su come lavorare e assecondare il legno. Poco dopo incontrai Giovanni Padovan, scultore di Frisanco. Attraverso la sua sensibilità compresi la bellezza nell’ascoltare il legno e fu lui a insegnarmi come adoperare lo strumento motosega per realizzare con espressività i volumi di corpi e volti».

Nel tempo si è misurata con tecniche e materiali diversi, fino al colpo di fulmine per il legno. Cosa lo ha fatto scoccare?

«Il legno era un materiale che all’inizio non avevo preso in considerazione. Il desiderio era diventare scultore su marmo, ma la vita è imprevedibile e durante una vacanza in Val Pusteria mi sono imbattuta in un’esposizione di opere lignee meravigliose. Ed erano proprio quelle realizzate dal Maestro Kurt. Così decisi di provare. L’amore per questo materiale non fu immediato, ma col fare, cercando di ascoltarlo, ho iniziato ad amarlo. Mi sono sentita ‘capita’ da questo materiale così profumato, non sempre duttile, con diversi caratteri rispetto alla tipologia della pianta ma anche rispetto alla vita che ha avuto. Ascoltare quindi le fibre, capirne la risposta, e in base a questo darne forma. Non adopero il legno come un semplice materiale inerme: così si instaura un vero dialogo che non è ‘solo’ tra me e la scultura, ma con la pianta per ridarle vita in una forma eterna. Il legno negli anni si modifica e ogni segno racconta la sua esistenza. Come per l’essere umano, lo scorrere degli anni impreziosisce il racconto di sé».

Tra le tipologie di legno quali sono quelle che predilige per realizzare le sue opere?

«Per me è stupendo provare essenze differenti, tuttavia il Cedro del Libano lo amo per la sua fibra compatta e morbida, con venature dorate e un profumo che avvolge e coinvolge. Adoro molto anche il castagno: fibra forte e decisa, mantiene i dettagli e ha una colorazione potente. Su grandi dimensioni dona un’energia spettacolare».

Da dove proviene il legno che utilizza?

«Spesso sono legni che provengono da abbattimenti programmati. In questo modo è come se ridonassi loro una vita eterna. Se lo meritano. Quando invece il lavoro richiede materiale stagionato, allora mi procuro tavolini essiccati nelle segherie della zona, con cui creo i blocchi che mi servono. Questa tipologia di lavorazione la amo di meno e la utilizzo solo in alcuni casi specifici».

Tra quelle realizzate finora a quale opera è più legata?

«La gran parte delle opere sono legate ai miei passaggi di vita. Sono sculture che parlano così tanto di me che il distacco è difficoltoso. Se devo sceglierne una cito Tra Terra e Cielo, una scultura d’angelo alta due metri e mezzo circa, in cedro del libano, realizzata per una mostra a cielo aperto sul Catinaccio, zona di alta montagna del Trentino, da cui ne è nato un libro e successivamente un film proiettato al Film Festival di Trento nel 2012. Un’altra è Naso con Naso in legno di Larice, che rappresenta un dialogo tra l’Angelo custode e una bimba curiosa e innamorata di lui. Sono figure alate femminili, materne e potenti. Il mio legame con loro è dovuto al desiderio di poter accarezzare quelle persone, quelle anime che non sono più qui tra noi».

Quali sono i messaggi che desidera trasmettere attraverso la sua arte?

«Per me l’arte ha il dovere di trasmettere il bello che parla. Cercare di suscitare emozioni e domande toccando il profondo di ognuno. Un dialogo fatto in punta di piedi, con rispetto, dolcezza ma anche forza e determinazione. La vita è preziosa nel momento in cui c’è condivisione, confronto e non del superficiale ma di quelle parti nascoste e importanti che ognuno ha in sé, comprendendo che sentire e percepire non è debolezza, ma è forza e potenza. Potenza del bello vero. Attraverso la mia arte desidero far riflettere dialogando in modo pulito, raccontando, sviscerando emozioni forti, portando a galla quel bisogno che ognuno di noi ha, senza timori».

Da cosa prende spunto per scegliere i soggetti delle sue opere?

«Dalla vita, da una sensazione, un sentimento che mi naviga nel petto. Focalizzo una forma, una linea, e alcune volte la traccio su un foglio per renderla più reale e per capirla almeno un po’. Capirla nel senso di sentirla, dialogare con quel che sento per dargli forma, forza espressiva. È un fluire dentro il materiale, e grazie al mio continuo studio cercando una perfezione tecnica del tutto personale, posso permettermi di liberare le emozioni lasciandomi trasportare da loro».

È più complicato realizzare un’opera da una propria ispirazione o un’opera su commissione?

«Le difficoltà sono differenti. Quando si realizza un’opera personale la fatica sta nel sapersi ascoltare, fluire con umiltà nella materia. Ed è quindi vibrazione, dove tutto deve essere armonia. Non tutti invece, anzi molto pochi, accettano di lavorare su commissione. Per me è una magnifica sfida: accogliere l’idea, il desiderio o il bisogno del committente, farli propri per poi poterli ‘sentire’ e trasmettere nel migliore dei modi».

Mentre scolpisce e modella il legno a cosa pensa Arianna Gasperina?

«A migliorarmi, ogni scalpellata la voglio percepire. Mi cerco in ogni volume e mi perdo dentro ad esso. Una ricerca in me che fa correre le mani. Mani che bramano riconoscersi e comprendere. Ho potuto capire molto di me grazie alla scultura. Istintivamente trasferisco le parti più intime dentro la materia e spesso finita l’opera, sedendomi a terra per osservarla, vedo chi sono in quel momento. Ed è emozione».

Qual è il suo rapporto con il Friuli Venezia Giulia?

«Il mio cognome è originario dell’alto Cadore, per la precisione di Casamazzagno. Io sono nata a Pordenone, da papà tarvisiano con origini carniche e cadorine e mamma triestina con origini piranesi. Posso dire che porto in me molto del Friuli Venezia Giulia».

In questa terra è possibile vivere di arte?

«È stata fatica farsi conoscere e riconoscere. Mi è stato più semplice instaurare rapporti in Trentino. Ma dopo ventitré anni ho il piacere di comprendere quanto le persone sappiano riconoscermi. La difficoltà di viverci c’è, ma la scultura è la mia casa, per cui affronto con determinazione anche questa fatica di far capire la preziosità dell’arte».

Nell’ambito della scultura qual è a suo avviso il livello degli artisti di questa regione?

«Abbiamo una regione con bravi artisti, e parlo di quelli che vivono di arte, non per passatempo. Abbiamo più pittori che scultori: bisognerebbe valorizzare maggiormente la scultura. Un bellissimo esempio c’è a Reana del Rojale dove viene realizzato ogni anno un simposio con pietre del Friuli. È importante far avvicinare la nostra gente a vedere, toccare questa realtà. Osservare artisti lavorare significa sporcarsi, annusare, sentire, comprenderne la fatica e le abilità. Bisogna educare al bello, e serve un’educazione per dare possibilità a molti nel distinguere dove c’è arte e dove al contrario viene dichiarata arte la non-arte».

Quando non è impegnata a scolpire, quali sono le altre passioni di Arianna Gasperina?

«Immergermi nella natura. Amo la montagna, mi dona equilibrio interiore, forza e pulisce i troppi pensieri. Ascoltare i silenzi e perdermi nell’osservare ogni piccola cosa che le nostre meravigliose montagne ci donano».

Spesso gli artisti vengono ritenuti personaggi solitari: vale anche per lei?

«Esattamente. Solitaria, schiva, ho bisogno del mio mondo, dei miei tempi, dei miei silenzi affollati dai mille pensieri che si intrecciano e aggrovigliano. Un giorno un amico pittore mi disse: “Sei imprendibile, come tu fossi all’interno di una sfera di vetro”. Molte persone mi chiedono come mai non sempre rispondo con tempestività al telefono o alle mail. I tempi non devono essere regolati da ritmi  isterici. Va contro la creatività. Spesso, involontariamente non avviene il rispetto del pensiero che fluisce, e questo per un bisogno che sembra impellente di comunicazione superficiale. Il tempo credo debba essere regolato dall’assoluto bisogno di ascoltare se stessi, percepirsi per esserci».

Attualmente a cosa sta lavorando?

«Ora mi sto dedicando allo studio di una scultura legata molto alla terra. Alla vita delle api. Creare delle forme semplici e poetiche per far percepire la preziosità di questi piccoli e utili esseri della natura; la realizzazione avverrà presso un’azienda di apicoltori locali. Nel frattempo faccio correre i pensieri anche per un’opera che realizzerò su un cedro di grandi dimensioni e che scolpirò in Piemonte. Infine mi sto preparando a una registrazione della Rai che avverrà a Piancavallo per il programma Mezzogiorno in Famiglia».

Quali sono i suoi progetti artistici per il prossimo futuro?

«Esporre all’estero, magari tornando in Svizzera e cercando anche di essere presente a Monaco. Parlando di lavoro, invece, ho in mente varie sculture da realizzare su pietra, marmo e ferro».

 

Per approfondimenti: www.ariannagasperina.it

Commenti (0)
Comment