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Ivana Capozza al Future Forum

Società
08 novembre 2013

"In Italia il valore dell'ambiente è sconosciuto"

a cura della redazione
La ricetta della ricercatrice OCSE: "Tassare di più chi inquina e reinvestire quanto guadagnato per abbattere il costo del lavoro".
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Società
08 novembre 2013 della redazione

Elaborare una strategia per la crescita verde coerente e di medio lungo termine, creando un contesto stabile per stimolare gli investimenti; collegare la spesa di fondi pubblici al raggiungimento di obiettivi di forniture dei servizi ambientali locali; applicare le tariffe di acqua, rifiuti e trasporto urbano in modo più sistematico e legato all'uso dei servizi;  una riforma fiscale verde, con l'applicazione della carbon tax; controllare le agevolazioni fiscali e riformare la disciplina delle tasse automobilistiche, facendo gravare maggiori imposte su chi inquina di più.

È questa la ricetta per la "rivoluzione verde" che ha proposto Ivana Capozza, ricercatore della direzione ambientale Ocse, ospite di un incontro organizzato alla Sala Valduga della Camera di Commercio di Udine nell'ambito di Future Forum

L'intervento della studiosa ha preso in considerazione diverse tematiche "green": la crescita, la situazione attuale dell'ambiente italiano, le opportunità e le politiche di stimolo dell'economia verde, la riforma fiscale verde. 

Crescita verde. «Abbiamo bisogno di crescere, ed è meglio che lo facciamo in maniera verde. In cosa consiste questo tipo di evoluzione? Poche emissioni di carbone, un uso efficiente dell'energia e dei materiali, facendo in modo che il Pil aumenti, ma che al contempo le risorse e i beni naturali siano conservati e preservati, fornendo risorse e servizi che servono al benessere di tutti noi. Per adesso l'Italia non è verde, ma... "marroncina" ». 

L'analisi dell'ambiente italiano. «Nelle emissioni di gas effetto serra, causati in larga parte dai combustibili fossili, l'Italia è al di sotto della media Ocse, sicuramente un buon dato. Stessa cosa per le emissioni di CO2. Questo perché nel nostro paese ci sono molte microimprese, non esiste la logica della grande industria diffusa su ampia scala. Il Friuli Venezia Giulia è la settima regione in Italia per intensità di emissione di CO2, in base al rapporto tra ricchezza prodotta ed emissioni. Prima è la Puglia. Le emissioni, nel nostro paese, sono cresciute fino al 2005, poi calate a causa della crisi economica. Il base al Protocollo di Kyoto ci eravamo impegnati a ridurre del 6% le emissioni rispetto al 1990, ma alla fine in target non è stato raggiunto. Negativo anche l'aumento dell'uso del carbone, ma è diminuito l'uso del petrolio e sono aumentati l'uso del gas e delle rinnovabili, passate dal 17,5% al 28,5% dell'elettricità prodotta. L'Italia ha fatto bene anche nell'uso dei materiali, gestendo con cura le sue risorse di minerali. Consumiamo però più rifiuti, anche se ci siamo impoveriti, e lì è necessario migliorare. Un aspetto che va modificato è quello degli investimenti in campo ambientale, dove solo l'11% di quanto speso è dedicato alle strutture, il resto alla spesa corrente». 

Opportunità, politiche di stimolo alla crescita verde e riforma fiscale: «L'Italia è tra i primi tre paesi al mondo per occupazione nel settore gremì. C'è tutta la filosofia dell'Ocse in queste politiche. Perché non si tiene conto dell'ambiente, visto che fa bene a tutti? Non conosciamo il valore dell'ambiente, non viene tenuto in considerazione il costo causato dalla sua mancata tutela. Solo facendo pagare di più chi consuma e chi inquina potremmo stimolare la crescita verde. Ovviamente non deve essere solo un imposizione di pagamento, ma va garantito che quanto versato viene reinvestito in altri settori per stimolare la crescita, ad esempio abbattendo il costo del lavoro come fanno da tempo immemore in nord Europa. Per farlo bisogna allestire un sistema coerente, che non dia segnali diversi. La "carbon tax", cioè il tassare di più i combustibili che utilizzano più anidride carbonica sarebbe un bell'inizio». 

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