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Incontro con gli studenti del Copernico di Udine

Società
07 novembre 2013

Il cervello del futuro sarà… lo schermo

a cura della redazione
Secondo il sociologo Derrick De Kerckhove le emozioni sono destinate a essere elaborate su una nostra proiezione digitale
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Derrick De Kerckhove
Società
07 novembre 2013 della redazione

«La rete gioca ormai un ruolo "limbico", come quello del cervello che coordina le afferenze sensoriali con le reazioni fisiche, e produce quindi una nuova definizione del genere umano, cambiandone le strategie della struttura menatale.  Questo condiziona il nostro sistema cognitivo, destinato a organizzarsi fuori dalla testa, sullo schermo. Il visivo non scomparirà, ma la dimensione tattile aumenterà. Saranno questi i grandi cambiamenti futuri del ruolo dei sensi, dettati dalla loro interconnessione con la rete».

I segnali sono evidenti per Derrick De Kerckhove, sociologo dell'Università Federico II di Napoli, ospite di un incontro con gli studenti del Liceo Copernico di Udine, organizzato nell'ambito di Future Forum. 
Lo studioso ha sintetizzato le ragioni della nuova evoluzione in sei punti: il tempo giornaliero passato davanti allo schermo, la diffusa "ipertestualità", la pubblicazione in profili di molte persone, la crescita dell'inconscio digitale, il vivere nel presente assoluto e permanente, la condivisione delle emozioni con il mondo. 
Un influsso decisivo al cambiamento sarà rappresentato dalla schermologia: «Gli schermi estendono la sintesi psicosensoriale che la mente usa per immaginare. Nel futuro il nostro desiderio sarà di avere un contatto diretto con i media. Arriverà un momento in cui pensando a una cosa questa si rifletterà sullo schermo».  

E il social networking, che implicazione ha in tutto questo? «Fondamentale. Sui social network andiamo per esprimere emozioni. Senza non sopravvivrebbero. L'emozione è il trattino tra corpo e mondo, il movimento che esce. I social media rappresentano stimoli diversi, e come il sistema nervoso hanno numerosi input e sfaccettature nella loro globalità. Da lì movimenti ed emozioni, che continueranno sempre mediante l'uso della rete. Da questo punto di vista siamo solo all'inizio. La prima grande ondata "emozionale" sul web è stata quella legata alla Primavera araba, con il coordinamento e l'indignazione che correvano su Twitter, poi un crescendo fino ad oggi, e sarà sempre di più così, la gente s'indignerà e si emozionerà con maggiore coinvolgimento». 

E in campo pubblicitario, verso quale dimensione stanno portando le emozioni del web? «La cosa va osservata dal punto di vista del consumatore, che ormai interagisce con il sistema: è un "presumer", cioè produce, trita, richiede, giudica. Siamo arrivati paradossalmente alla profezia di Marx, che voleva che l'operaio avesse gli strumenti per la produzione.  Invece di essere spettatore il consumatore è ormai un attore, e in quanto tale deve fare attenzione anche alla sua "reputazione on-line", da proteggere in assoluto». 

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