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Dario Pozzar

Attualità
02 febbraio 2018

Corsa per la verità

di Andrea Doncovio
Il 3 febbraio 2016 veniva ritrovato il cadavere di Giulio Regeni. Per mantenere viva l'attenzione sulla richiesta di giustizia, il suo vicino ha percorso l'intero comprensorio del Sella
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Dario Pozzar sul Passo Gardena
Attualità
02 febbraio 2018 di Andrea Doncovio Image

Quattro Passi di alta montagna, 52 chilometri percorsi con un dislivello di 1655 metri in poco più di cinque ore, tutto rigorosamente di corsa. Dario Pozzar, la prima domanda è semplice: perché?

«La corsa è la mia passione, la pratico tutti i giorni, ma in questa occasione le ho voluto dare un significato diverso, dedicandola a Giulio Regeni e alla sua famiglia. È stato il mio piccolo contributo alla richiesta di verità per Giulio».

Lo conosceva personalmente?

«Giulio era un mio vicino di casa, un ragazzo molto educato che ogni volta che mi incontrava mi salutava con il sorriso. Siccome l’ultima volta che l’ho visto è stata una sera in cui ci siamo incrociati correndo (pochi giorni prima della sua tragica scomparsa), ho voluto dedicargli una corsa per far sì che anche i passi Pordoi, Sella, Gardena e Campolongo si unissero al coro di voci che vuole mantenere alta l’attenzione sul caso di Giulio e chiedere che si giunga alla verità».

Il percorso da lei compiuto come si è sviluppato?

«Ho dato appuntamento ai miei amici sappadini Franco e Gianni ad Arabba, in provincia di Belluno, per le 9 di mattina di un giovedì di metà ottobre. L’idea era quella di correre il periplo del massiccio del Sella, passando attraverso il Passo Pordoi, Canazei in Val di Fassa, Passo Sella, Selva di Val Gardena, il Passo Gardena, Corvara in Val Badia, Passo Campolongo e fare rientro ad Arabba. In quel periodo la montagna presenta colori incredibili, i larici illuminano di giallo e di rosso i pendii, l’aria è asciutta e non c’è il traffico che è invece una costante pericolosa durante la stagione estiva. Alla partenza non c’era neanche una nuvola in cielo. Il via ce l’ha dato la campana del paese alle 9.30: a me non rimaneva altro che correre, mentre ai miei amici non rimaneva altro che pedalarmi a fianco e filmarmi di tanto in tanto».

Perché la scelta delle videoriprese?

«L’unica cosa che mi premeva veramente era che mi riprendessero quando sui cartelli dei passi dolomitici lasciavo un adesivo giallo con la richiesta di “Verità per Giulio Regeni”. La corsa è proseguita senza problemi, su ogni Passo ci siamo fermati il tempo necessario per lasciare la dedica a Giulio e per bere un bicchiere di tè. Solo sul Passo Gardena ci siamo fermati per mangiare anche una fetta di strudel in rifugio. All’interno c’era una coppia di turisti tedeschi che vedendomi in tenuta da corsa con la divisa Nagaye Project (l’associazione di cui faccio parte che si occupa della raccolta di fondi in aiuto della popolazione etiope) non smetteva di chiederci cosa stessimo facendo e perché. Per fortuna Gianni è di madrelingua tedesca… Dopo 5 ore di corsa, durante le quali abbiamo chiacchierato del più e del meno, siamo tornati al punto di partenza chiudendo così l’anello stradale che accerchia il gruppo del Sella in senso orario».

Per compiere una simile impresa bisogna essere molto allenati: Dario Pozzar come si allena e si tiene in forma?

«Mi alleno tutti i giorni, correndo e pedalando. Per le uscite in bicicletta sfrutto le ore della pausa pranzo: sono titolare di un negozio e riesco a gestire gli impegni in modo da essere libero in quelle ore. In inverno poi la sera vado a correre dopo la chiusura, mentre in estate prediligo la mattina presto».

La sua passione per la corsa quando è nata?

«Ho sempre corso, ma da una dozzina d’anni lo faccio con continuità. È l’unico sport che non implica impegni con altre persone e orari, e avendo un lavoro i cui orari non sono compatibili con la maggior parte degli sport è stata una scelta naturale».

Quella dei 4 Passi è stata solo l’ultima impresa in ordine di tempo…

«Ho corso una ventina di maratone e altrettante gare su strada di distanza compresa tra la mezza maratona e i 30 km. Quando poi mi sono reso conto del fatto che ormai non mi divertivo più perché correvo queste gare solo per fare ogni volta un tempo finale migliore della volta precedente, ho scoperto le gare di ultra trail (gare di corsa in montagna su lunga distanza) e da 5 anni corro solo quelle. Oltre a molte competizioni di carattere locale, ho corso cinque edizioni della Dolomiti Extreme Trail (53 km con 3800 metri di dislivello), sei edizioni del Sellaronda Trail Running (62 km con 3200 metri di dislivello), tre edizioni del Cortina trail (48 km con 2600 metri di dislivello), cinque edizioni della Trail Dolomitica Eco Marathon (42 km con 2100 metri di dislivello), quattro edizioni della Misurina Sky Marathon (42 km con 3000 metri di dislivello), due edizioni della Mont Blanc Marathon (80 km con 6000 metri di dislivello) e l’ultima edizione della Lavaredo Ultra Trail (120 km con 5800 metri di dislivello)».

Le piace correre solo in montagna o anche in altri contesti?

«Sono di Fiumicello e per allenarmi mi piace correre lungo le strade di campagna della bassa friulana; adesso ci sono anche molte piste ciclabili e le sfrutto per arrivare fino a Grado. Poi ho la fortuna di abitare a pochi chilometri dal Carso dove mi diverto a scoprire sempre sentieri nuovi: è strano pensare che quello che per me adesso è un campo giochi, un centinaio di anni fa era un campo di guerra. Le gare invece le corro ormai solo in montagna: i panorami che cambiano dietro a ogni curva sono uno stimolo perfetto per avere voglia di andare sempre avanti».

Solitamente corre da solo o in compagnia?

«Generalmente corro da solo, i miei orari sono per lo più incompatibili con quelli dei miei amici. A volte mia moglie Rosanna mi accompagna in bicicletta».

Quando corre a cosa pensa?

«La corsa è un’esperienza molto introspettiva, non corro mai con gli auricolari perché mi piace sentire il mio respiro, il calpestio dei miei passi e il silenzio che mi circonda. Le sensazioni che provo mi fanno apprezzare la fortuna che ho di essere una persona sana, sempre più consapevole che questo è un privilegio che va sfruttato fino in fondo».

Dario Pozzar ha già in mente nuove sfide per il futuro?

«Le idee non mancano, senza degli obiettivi prefissati è difficile motivarsi per uscire a correre anche quando piove e fa freddo. Per il 2018 ho già in mente le gare in montagna alle quali mi piacerebbe partecipare, ma per scaramanzia l’unica persona alla quale confido i miei programmi futuri è sempre e solo mia moglie».

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