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Futuro e tradizioni

Turismo
29 gennaio 2018

Animali culturali

di Cristian Vecchiet
La cultura può essere interpretata come una mappa di valori che si eredita e si contribuisce a implementare nel tempo. Ma se non consapevoli, quella mappa rischia di essere stravolta
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(ph. pixabay)
Turismo
29 gennaio 2018 di Cristian Vecchiet Image

L’uomo è un animale culturale. Questo vuol dire che ogni persona porta con sé una visione del mondo, vive all’interno di una prospettiva di senso, fa proprio e produce continuamente un insieme articolato e complesso di significati che lo aiutano a stare nel mondo e a muoversi nella realtà. La cultura, contrariamente a quanto spesso si è portati a credere, non si trova innanzitutto nei libri ma in primo luogo nei valori che uno porta con sé, ovvero nel modo di vivere che apprende e che contribuisce a innovare.

Metaforicamente la cultura può essere interpretata come una mappa che si eredita e che si contribuisce a implementare e modificare. Questa mappa viene aggiornata continuamente sia dagli altri che da noi stessi. Ciascuno di noi impara questa mappa soprattutto inconsapevolmente perché viene accompagnato lungo le vie da percorrere spesso anche senza troppe spiegazioni e così memorizza le vie da seguire. Poi ognuno sperimenta o scopre nuovi percorsi o delle scappatoie e in questo modo alimenta e ristruttura la mappa di partenza. Com’è noto, la parola cultura deriva dal latino “colere” che, tra i diversi significati, possiede anche quello di “coltivare”. La cultura è una forma e un modo di seminare e far crescere l’umanità. Il termine, infatti, ricorda l’atto del contadino che coltiva un terreno. La coltivazione esige cure e attenzioni continue. Il verbo, poi, in latino acquista anche il significato di “abitare”, di vivere in un determinato luogo in modo stabile. La cultura è una forma e una modalità di vivere e abitare.

La cultura risiede ovunque vi siano gli uomini. E risiede nella (e nelle diverse) comunità di appartenenza, nelle relazioni in cui si vive, nella lingua che si impara, nello stile di vita che si eredita, nei riti, nei miti, nelle diverse istituzioni, nei simboli… Infatti, se ci pensiamo bene, le azioni che ognuno compie, la lingua (o le lingue) che utilizziamo, le istituzioni ai diversi livelli, i riti e i miti rappresentano in fondo una mappa di senso e di significati.

Pensiamo al valore simbolico delle vicende fantastiche di Babbo Natale e Cappuccetto Rosso. Queste non sono mere invenzioni ma vere e proprie narrazioni di valori. Babbo Natale ci ricorda che i momenti importanti meritano di essere simboleggiati. Cappuccetto Rosso ci insegna che la trasgressione può essere pericolosa e che è saggio seguire chi ne sa più di noi e rispettare i patti. Non solo. La cultura espressa nei costumi, nella lingua, nelle istituzioni, nelle arti simboleggia un patto. Alla base vi è una sorta di alleanza implicita. È un patto stabilito fra gli appartenenti a una comunità, in virtù del quale ci si accorda e ci si impegna sui valori che uniscono e che aiutano a vivere assieme. È un patto che contiene una promessa, la promessa che, grazie a quei valori e grazie a quella mappa, varrà la pena di gustare e vivere con impegno e decisione la vita che ci è stata data senza averla richiesta.

La cultura, ossia la mappa di valori e di significati che simboleggia un patto e che contiene una promessa, si esprime nella (e attraverso la) tradizione. La parola tradizione deriva da “tradire” che etimologicamente vuol dire “consegnare”. Nasciamo e cresciamo all’interno di un complesso di simboli che apprendiamo, facciamo nostri, che  contribuiamo a modificare e innovare e che a nostra volta saremo destinati a consegnare ad altri.

Pensiamo al Natale, alla Pasqua, al primo dell’anno, al compleanno, alla festa delle Repubblica. Il fatto stesso di  festeggiare, di interrompere le attività ordinarie, di fare i regali, di scambiarsi gli auguri, di invitare gli amici e i parenti, sta a indicare che questi momenti sono particolarmente importanti. Sono così importanti da scandire il tempo e indurci a modificare l’assetto ordinario e la simbolica dello spazio.

L’educazione si snoda lungo tutta questa mappa di senso e di significati. La tradizione è l’insieme di valori contenuto all’interno dei diversi simboli di una collettività. La mappa, la simbolica, la tradizione contengono una prospettiva di senso, un patto, una promessa di vita buona. Da un punto di vista educativo non conta tanto il fatto che un giorno un uomo possa accogliere o rigettare la prospettiva affidatagli, quanto il fatto che possa essergli consegnata una mappa, un patto, una promessa con la quale confrontarsi. Essere inseriti in una tradizione appare una tappa ineluttabile. Di più, sembra essere il presupposto per potersi confrontare con essa e poi  responsabilmente modificarla o persino rigettarla.

Quando nasciamo siamo collocati dentro una cultura, un sistema di simboli, di riti, di miti, di pratiche, di istituzioni, ovvero all’interno di una tradizione che, volenti o nolenti, vivrà in noi e attraverso di noi. Certo, il nostro compito è quello di innovarla. E non pochi cercano persino delle vie e delle strategie per scardinarla. Un compito importante di chi educa è quello di aiutare a conoscere la tradizione dentro cui si vive, di non ignorarla o denigrarla. Prenderne consapevolezza è il primo passo per poterla anche rinnovare. Senza la conoscenza della tradizione cui si appartiene, è difficile poter prendere una posizione personale o comunitaria che possa essere responsabile. Una presa di posizione responsabile presuppone sempre un certo livello di consapevolezza.

Il compito delle nuove generazioni è sempre quello di produrre dei cambiamenti e dei progressi, in virtù di nuove sensibilità e visoni del mondo. I genitori e tutte le figure educative non devono dimenticare l’importanza del compito di introdurre coloro che educano all’interno della cultura della nostra civiltà. Il che vuol dire accompagnare dentro i simboli, i riti, i miti, le pratiche, le istituzioni del nostro mondo. Anche in tutta la loro complessità e le loro ambivalenze. I genitori e le diverse figure non possono ignorare o denigrare il mondo simbolico cui si appartiene. Anzi, chi educa fa bene a spiegarne le ragioni e il senso. Di più, è opportuno che aiuti a vivere dentro quel mondo. Per assaporarlo e coglierne la portata dall’interno. Sembra essere questa la premessa necessaria per poter aiutare chi sta crescendo a maturare un’identità autonoma e capace di assumere decisioni personali e responsabili. 

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