Imoney tab white
Utilizziamo i cookie per offrirti la miglior esperienza possibile sul nostro sito Web.
Quando utilizzi il nostro sito Web, accetti che vengano trasmessi cookie sul tuo dispositivo. Ulteriori informazioni

Rossella Biasiol

Società
12 gennaio 2018

Il linguaggio dei fiori

di Andrea Doncovio
Assieme alla presidente della Scuola Fioristi del FVG abbiamo ripercorso la storia della “secessione floreale” a Gorizia. «Perché un secolo fa la floricoltura dava da vivere a un intero territorio»
CONDIVIDI
23139
Rossella Biasiol
Società
12 gennaio 2018 di Andrea Doncovio Image

Una realtà unica nel suo genere, attiva in Friuli Venezia Giulia in ambito artistico, culturale e didattico. La Scuola Fioristi regionale, nata nel 2000 con sede a Isola Morosini nel comune di San Canzian d’Isonzo, organizza da anni appuntamenti divulgativi e informativi sulla storia e l’evoluzione della floricoltura. L’ultimo in ordine di tempo si è tenuto a Grado: una mostra dal titolo “La secessione floreale a Gorizia – Floricoltura industriale e arte floreale nel costume e nella società goriziana fra fine ‘800 e primi ‘900”, che ha fatto rivivere un contesto fondamentale per la storia culturale, sociale ed economica nel nostro territorio. In questa intervista, la presidente della Scuola Fioristi FVG, Rossella Biasiol, spiega perché.

Presidente Biasiol, cosa si intende per “secessione floreale” a Gorizia?

«Nella storia dell’arte per Secessione si intende lo sviluppo di stili artistici che si sono sviluppati tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo in Germania (Monaco e Berlino) e in Austria (Vienna). All’epoca il nostro territorio era sotto il dominio austriaco. In quel periodo anche l’arte floreale è stata trasportata dal vento della secessione: sono state introdotte nuove tipologie di fiori, sono nate le prime fiorerie, sono iniziati i primi “esperimenti” di quelli che oggi vengono chiamati Stili principali di Decorazione Floreale. Possiamo dire che in quel periodo storico sono state gettate le basi dell’arte floreale moderna».

La rassegna che avete realizzato a Grado cosa ha voluto trasmettere al pubblico?

«La rassegna ha raccontato di un tempo in cui Gorizia guardava il mondo in faccia e non attraverso lo specchietto retrovisore: una Gorizia che esportava, che faceva impresa, che aveva energia e voglia di bellezza e natura. Confermando che economia e arte floreale quando camminano insieme sono una grande forza, che riesce a dare un senso alla vita delle persone e alle loro speranze; riesce a segnare nuove vie, stimolare nuovi approcci e nuove realizzazioni».

Perché la floricoltura ha rivestito un ruolo importante nella storia del territorio goriziano?

«Molto semplicemente perché dava da vivere a un intero territorio. All’epoca esistevano numerosi vivai, produttori di piante verdi, piante fiorite, fiori recisi; vivai a conduzione familiare, con dipendenti; giardinieri che andavano a specializzarsi in Germania dove studiavano anche l’arte della decorazione con i fiori recisi; giardinieri che  assumevano giovani apprendisti; mogli che aprivano i primi chioschi di fiori, le prime fiorerie. Era un periodo di grande fermento per la natura e i suoi collaboratori».

Una storia che parte dalla metà del 1800: all’epoca e negli anni seguenti quante persone erano coinvolte nell’indotto della floricoltura?

«Parecchie. Verso la fine dell’800 a Gorizia sorsero vari stabilimenti sia in città che alle pendici del colle del Castello, della Castagnevizza e del San Marco, a San Pietro e a Rosenthal. Aziende che si fecero conoscere non solo nell’impero Austro-Ungarico ma anche all’estero, soprattutto in Germania e nell’Europa dell’Est. Fra le ditte possiamo citare Gorian , Voigtlander, Ferrant, Claucig, Fischer, Petarin, Velicogna, Mervic, Stolfa, Bosulin e tanti altri».

Parlando invece del costume e della società goriziana, quale fu in quei tempi l’influenza della floricoltura?

«La floricoltura parla di bellezza e di armonia, su questa scia di piacere per ciò che è piacevole a vedersi si  sviluppò anche la moda: le dame portavano cappellini con decorazioni floreali, fiori nelle acconciature, nelle scollature degli abiti; vasi di fiori abbellivano la casa, finalmente ritornarono le composizioni sulla tavola. Omaggi floreali, piccoli bouquet e mazzolini diventavano messaggi criptati fra innamorati... A Gorizia, ma anche in tutto l’Impero, si parlava parlando di fiori».

Quali sono le eredità principali che quel periodo ha lasciato nella società di oggi?

«La società di oggi – anche se non bisogna mai fare di tutta l’erba un fascio – si basa molto sull’apparenza, sulla superficialità, sull’immagine. I fiori non parlano di questo. L’eredità di bellezza, armonia, sentimento, tradizioni, conoscenza profonda e unione con la natura che quel periodo storico ha voluto lasciarci è lì in uno scrigno rimasto, forse volutamente, sepolto. Un’eredità che aspetta di essere riconosciuta, ripresa e riportata alla vita, perché solo attraverso quei principi la floricoltura e l’arte floreale potranno tornare a essere i numeri uno nell’attività produttiva della società del futuro».

A livello di professionalità, invece, come si è evoluto il contesto nel Goriziano?

«Nel territorio di Gorizia le attività si sono diversificate: mentre un tempo l’azienda di florovivaismo aveva anche un punto vendita in città, ora abbiamo realtà indipendenti e specializzate: fiorerie, aziende di progettazione e  manutenzione giardini, garden center, vivai, floricolture».

Oggi in Friuli Venezia Giulia quali sono le principali realtà che operano nell’ambito della floricoltura?

«Se parliamo solo di floricoltura, i dati dell’ERSA ci fanno capire meglio il settore di riferimento. Va anche detto che oggi c’è un ritorno dei giovani al mondo agricolo; sono nate varie aziende di produzione di erbe officinali e aromatiche. Stanno ritornando i vecchi mestieri con la produzione di tessuti colorati con tinture naturali, mielerie, produttori di oli essenziali, creme e unguenti naturali: una buona cosa».

In cosa consiste l’attività della Scuola Fioristi del FVG?

«La Scuola Fioristi è una vera e propria Accademia dell’arte floreale, nella sede si respira aria di arte e fiori, arte e natura, arte e benessere psicofisico delle persone, anche attraverso una serie di attività olistico/floreali. L’attività principale è la formazione, aperta a tutti coloro che vogliono avvicinarsi al regno dei fiori con un concetto antico riportato a oggi. L’arte della decorazione floreale ha origini antichissime, conoscenze profonde che partono dal Fiore della Vita per arrivare alle tecniche di composizione, passando attraverso il numero aureo presente nell’arte e nell’architettura, la teoria del colore, la storia e cultura dei fiori nelle epoche, la liturgia, la storia del costume e dell’acconciatura, le tradizioni. Nella nostra scuola si impara a ri-conoscere, gestire e ri-portare la magia dei fiori nelle composizioni e negli allestimenti».

Quante sono le persone che ne fanno parte?

«La nostra realtà è un’associazione di promozione sociale composta da un Consiglio direttivo e altri organi interni. Ogni anno cambia il numero degli associati: a oggi siamo circa un centinaio di persone di tutte le età».

Quali sono i prossimi obiettivi dell’associazione?

«Parlando della sede che è immersa nell’ambiente naturalistico di Isola Morosini, l’obiettivo è quello di renderla un punto di riferimento per il benessere delle persone, delle famiglie, degli anziani desiderosi di passare del tempo lontani dal caos della città, dedicandosi alla cura del giardino, alla lettura di libri, magari bevendo una tisana all’ombra di un albero. Per quanto riguarda la formazione, ci sono tante novità nell’aria, collaborazioni importanti anche a livello internazionale che si svilupperanno già in questi primi mesi del 2018. Per la cultura dei fiori abbiamo in cantiere un progetto molto importante che parlerà di fiori, arte e arte sacra nel territorio della provincia di Gorizia e che svilupperemo con la collaborazione di enti e associazioni a noi vicine».

Commenti (0)
Comment