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Maurizio Fermeglia

Società
04 novembre 2013

"Risorse per l'Università? Solo in Europa"

di Andrea Doncovio
Il Magnifico Rettore dell'ateneo triestino: "I governanti italiani non hanno consapevolezza della gravità del momento".
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Maurizio Fermeglia, Magnifico Rettore dell'Università degli Studi di Trieste
Società
04 novembre 2013 di Andrea Doncovio Image

La cordialità della voce sembra trasmettere la calma necessaria ad affrontare con lucidità i momenti più complessi che il nuovo ruolo gli impone.

E nonostante i ritmi cadenzati da un’agenda fitta di appuntamenti, Maurizio Fermeglia, neo rettore dell’Università degli Studi di Trieste, non si scompone di fronte a un’analisti articolata sul presente e sul futuro dell’Ateneo triestino.

Professor Fermeglia, partiamo solo un attimo dal passato. Lo scorso mese di giugno è stato eletto Magnifico Rettore: che significato ha per lei questa responsabilità?

«La mia vita è inevitabilmente cambiata. Ho dovuto “posteggiare” la mia passione per la ricerca, dedicandomi maggiormente ad aspetti di carattere amministrativo e organizzativo. Tuttavia, ho voluto continuare a tenere le lezioni del mio corso: desidero infatti mantenere attivo il mio rapporto con gli studenti».

Veniamo al presente: come giudica lo stato di salute della sua Università?

«Come tutti gli atenei italiani, siamo stati contagiati da un virus di natura endemica. Uso questa metafora per spiegare come il taglio lineare delle risorse da parte dello Stato stia creando grossi scompensi. Se si taglia sull’Università, si taglia sul futuro del Paese. In particolare nel caso di un Paese come l’Italia che, non avendo materie prime o energia disponibili e avendo un alto costo del lavoro, dovrebbe investire nella “produzione” di cervelli».

Un’accusa chiara e diretta.

«Sono vent’anni che i nostri governi, di qualsiasi bandiera politica, stanno picchiando sul sistema universitario, quindi ben prima della crisi. Solo che ora gli effetti si vedono in maniera eclatante».

Ovvero?

«Faccio un esempio concreto. Negli ultimi otto anni l’Università di Trieste ha registrato un calo del 33% del numero di docenti, passando da 1.000 a 670. Noi ci siamo impegnati a mantenere inalterata l’offerta didattica, ma in questo modo i docenti si trovano sovraccaricati nell’insegnamento, dovendo ridurre il tempo dedicato alla ricerca».

Prospettive per i giovani ricercatori?

«Purtroppo è tutto bloccato. Secondo le decisioni ministeriali, le dismissioni dei docenti vengono fatte esclusivamente in base alla carta d’identità, ovvero nel momento in cui vanno in pensione. Nel 2012 l’Università di Trieste ha perso in questo modo una cinquantina di unità di personale, a fronte di risorse che hanno consentito di rimpiazzarne meno di dieci. In tale contesto i giovani ricercatori sono sempre più demotivati perché non vedono alcuna prospettiva davanti a loro. Ecco perché ritengo che i nostri governanti abbiano scarsa consapevolezza della portata del problema: ci costringono a curare una malattia grave con l’aspirina, la febbre anche scenderà ma non è così che se ne esce».

Concentriamoci nuovamente sull’Università di Trieste: quali sono i suoi punti di forza?

«Nonostante tutto, cito la qualità della ricerca: qui è ancora possibile offrire degli ottimi dottorati. Permane inoltre elevata la qualità dell’offerta didattica, come dimostrato dai recenti rilevamenti effettuati tra gli studenti. Un ulteriore aspetto, non trascurabile, è che ci troviamo in un territorio favorevole sia in ambito scientifico che culturale».

In una situazione operativa da lei definita drammatica per la carenza di risorse, quali sono gli obiettivi realisticamente raggiungibili nel corso del suo mandato di Rettore?

«Essenzialmente due: riuscire a stabilizzare l’offerta didattica sui livelli attuali sarebbe già un ottimo risultato; il secondo, invece, è quello di potenziare la capacità di attingere a fondi europei per la ricerca scientifica, dato per scontato che i fondi italiani non ci sono o sono difficilmente raggiungibili».

Dall’Europa al Friuli Venezia Giulia: come dovrà svilupparsi il rapporto tra le due università regionali di Trieste e di Udine?

«Io e il mio omologo udinese, il professor Alberto Felice De Toni, siamo entrambi due ingegneri chimici: abbiamo visioni comuni e ci capiamo molto rapidamente. Siamo consapevoli che se non si collabora si rischia grosso. Per questo, anche assieme alla SISSA (Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati), abbiamo già siglato degli accordi in tal senso».

Un primo passo verso la fusione delle due Università?

«Assolutamente no. Sarebbe un percorso complicato e, soprattutto, molto dispendioso di risorse. A essere necessaria sarà invece una forte sinergia».

L’anno 2012 ha fatto registrare un sensibile calo delle immatricolazioni in tutti gli atenei italiani. Trieste è andata in controtendenza: secondo lei perché?

«Mi piace pensare che il motivo sia la qualità dell’offerta didattica. La nostra popolazione studentesca si aggira stabilmente attorno alle ventimila unità. In attesa dei dati ufficiali di quest’anno, siamo fieri di non aver alzato le tasse universitarie».

In conclusione, un consiglio per i futuri universitari. L’evoluzione del mondo del lavoro è costante e spesso difficilmente prevedibile: a suo avviso quali sono i corsi di laurea destinati ad avere maggiori sbocchi occupazionali nei prossimi anni?

«I settori tecnologici, delle scienze della vita e delle scienze sociali e umane, statisticamente parlando, garantiscono un’occupazione prima di altri. Ma, ancor prima che da Rettore, mi permette di dare un consiglio da genitore?».

Prego.

«Quando mio figlio era piccolo gli ho fatto provare un sacco di attività sportive perché speravo che non praticasse il calcio. Ora, a 23 anni, è un calciatore… Cito questo esempio per dire ai giovani che si iscrivono all’Università di scegliere percorsi di studio in grado di suscitare la loro passione. Fortunatamente, la percentuale dei laureati del nostro ateneo che trova lavoro dopo un anno dalla laurea è oltre la media nazionale. Senza distinguo di settori».

 

Il Professor Maurizio Fermeglia si è laureato in Ingegneria chimica nel 1980 presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Trieste. Ricercatore dal 1981 al 1983 presso la Denmark Technical University (DTH), nel 1984 ha preso servizio presso il dipartimento di Ingegneria chimica dell’Università di Trieste, quale ricercatore universitario vincitore di concorso nel settore Principi di Ingegneria chimica. Ha ricoperto la carica di direttore del dipartimento di Ingegneria e Architettura dal 2006 al 2012 e quello di presidente del Consiglio delle Strutture Scientifiche dal 2010 al 2012. Dal 1 agosto 2013 ricopre il ruolo di Magnifico Rettore.

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