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Studio pubblicato su “Scientific Reports”

Società
20 dicembre 2017

Correlazione corpo-linguaggio, da Udine e Buenos Aires nuovi scenari

di redazione (fonte Ufficio stampa Uniud)
L’allenamento motorio migliora la comprensione di testi in cui compaiono verbi d’azione. Elaborato un test che potrebbe rilevare precocemente lo sviluppo di malattie neurodegenerative
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Il gruppo di ricerca condotto da Piergiorgio Trevisan (ph. uniud)
Società
20 dicembre 2017 di redazione (fonte Ufficio stampa Uniud)

Uno studio, pubblicato sulla rivista internazionale “Scientific Reports” del gruppo “Nature” (https://www.nature.com/articles/s41598-017-12928-w), ha confermato che i movimenti prolungati del corpo possono produrre miglioramenti nella comprensione dei verbi d’azione, e quindi che esiste una correlazione intima tra il linguaggio che si riferisce al movimento e i circuiti motori del corpo. Da questo risultato, gli stessi scienziati stanno ora lavorando a un nuovo test per la caratterizzazione precoce delle malattie neurodegenerative, come ad esempio il Parkinson, dato che questi pazienti sono più lenti proprio nel processare i verbi d’azione.

Lo studio è stato condotto da Piergiorgio Trevisan, del dipartimento di Lingue e letterature, comunicazione, formazione e società (Dill) dell’Università di Udine, con Lucas Sedeño, Agustina Birba, Agustín Ibáñez e Adolfo M. García, del Laboratory of Experimental Psychology and Neuroscience della Favaloro University di Buenos Aires, uno dei centri nel mondo in cui si svolgono studi dedicati alla relazione tra i verbi di movimento e i movimenti del corpo.

Lo studio è nato nel contesto di una ricerca svolta a Sydney dallo stesso Trevisan, in collaborazione con un team di neuroscienziati delle Università di Padova, Bergamo e Trento, che ha dimostrato che l’uso di videogiochi d’azione aiuta a combattere la dislessia nei bambini di lingua madre inglese.

«La collaborazione con Buenos Aires – afferma Trevisan – è nata quasi per caso. L’esperimento che stavamo organizzando a Sydney prevedeva che i bambini si muovessero molto, due ore per nove giorni consecutivi, e proprio da qui è nata l’idea di coinvolgere Adolfo M. García, che dirige il Laboratorio di Buenos Aires e studia da molti anni la relazione tra movimento del corpo e verbi d’azione. È ormai un fatto riconosciuto dalla comunità scientifica che i verbi di movimento sono processati dalle stesse aree del cervello che elaborano anche i movimenti del corpo».

In particolare, «abbiamo creato – precisa Trevisan – quattro testi perfettamente identici dal punto di vista sintattico, semantico, e lessicale, ma diversi dal punto di vista contenutistico. Due testi contenevano una grande quantità di verbi d’azione, mentre due erano più neutrali, con una distribuzione verbale più bilanciata. Prima di iniziare il training con le Wii, abbiamo fatto ascoltare i primi due testi e fatto compilare un questionario di comprensione. Dopo i nove giorni, abbiamo somministrato gli altri due testi con i relativi questionari. Il risultato è stato abbastanza sorprendente: miglioramento significativo nella comprensione dei verbi d’azione, ma non negli altri. I verbi d’azione presenti nei testi non avevano nulla a che fare con i movimenti richiesti ai bambini nei nove giorni di training. L’importante è che ci fosse movimento del corpo».

Dunque, «abbiamo pensato – spiega Trevisan – che se esiste una correlazione tra verbi d’azione e movimenti del corpo, e se è vero, come è stato ormai dimostrato da molti studi, che i malati di malattie neurodegenerative, come ad esempio il Parkinson, sono più lenti nella comprensione dei verbi d’azione, allora è possibile ipotizzare che, facendo alla popolazione sana dei test che prevedano la comprensione di testi d’azione e non d’azione, si possano capire cose importanti sul possibile sviluppo nel futuro di malattie neurodegenerative, in senso predittivo».

In pratica, se alcuni soggetti fanno molta fatica a processare i verbi d’azione ma non le altre tipologie verbali, allora determinati test linguistici potrebbero costituire dei ‘marcatori’ per predire future patologie motorie. «Naturalmente – conclude Trevisan – ci vorrà del tempo e repliche degli esperimenti, ma il gruppo di studiosi argentini sta attualmente lavorando molto in questa direzione e i dati raccolti sono al momento molto promettenti».

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