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Normalità estreme

Psicologia
17 novembre 2017

La vita non dà un reset

di Andrea Fiore
La sovraesposizione sui mass media di episodi di violenza e comportamenti estremi sta trasformando le tragedie in spettacolo. Ma a differenza della finzione, nella realtà non si può tornare indietro
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Psicologia
17 novembre 2017 di Andrea Fiore Image

Quanto influisce la comunicazione sulla percezione della realtà e sulla sua evoluzione? Da questo quesito si sviluppa la nostra riflessione sull’escalation di fatti di sangue riportati negli ultimi tempi dai mezzi di informazione. Tutti episodi che evidenziano una problematica ormai divenuta tragicamente cronica: la disarmante facilità con cui persone all’apparenza normali fanno ricorso alla violenza.

Prima del web. E dopo il web

Ancora una volta, nel mondo in continua evoluzione in cui viviamo, dove il progresso tecnologico viaggia a velocità infinitamente superiore rispetto ai ritmi umani, il nocciolo della questione è strettamente correlato alla venuta e successiva esplosione del web. Internet ha infatti completamente sdoganato il flusso e la diffusione di ogni genere di contenuto, superando i tradizionali canoni di decoro e senso del pudore.

Prendiamo come esempio la sessualità. Prima dell’avvento del web i mezzi di comunicazione mantenevano un proprio codice di discrezione, evitando di parlare in maniera esplicita dell’argomento o di diffondere immagini troppo forti. Oggi, invece, i siti a luci rosse sono quelli più cliccati in rete, così come le chat per incontri piccanti incrementano continuamente i loro iscritti. Nel frattempo, poi, tutti gli altri mezzi di comunicazione – tv e cinema in primis – si sono adeguati al trend, veicolando immagini sempre più trasgressive.

Sessualità ma non solo. Scene esplicite di violenza sono ormai all’ordine del giorno sia on line che in televisione, dove serie tv che narrano le gesta di criminali, trafficanti di droga o di esseri umani veicolano senza soluzione di continuità questo genere di comportamenti.

Da fiction a realtà. Ma senza ritorno

In un vero e proprio scenario di sovracomunicazione come quello descritto, il rischio più immediato – confermato purtroppo dalla quotidianità – è che si formi un contesto culturale, sociale e comunicativo nel quale tutto ciò venga considerato normale. Ricorrere a comportamenti violenti verso il prossimo in generale e verso la donna in particolare diviene improvvisamente una variante plausibile delle nostre relazioni.

Come se per il nostro cervello diventasse logico mettere in pratica le informazioni e le immagini assorbite giorno   dopo giorno dai mass media. Con la differenza che, rispetto a quanto avviene sul web, non c’è la possibilità di tornare indietro con lo scorrere del video o cancellare qualcosa. Perché quando nella realtà una vita viene sfasciata nulla la potrà riaggiustare.

L’illusione della falsità

Un fattore spesso comune in questi casi di violenza è rappresentato dai pentimenti tardivi dei protagonisti. Un atteggiamento dettato dall’illusoria quanto assurda percezione che ogni cosa possa essere resettata, esattamente come avviene con i dispositivi elettronici e informatici. Della serie: perdo le staffe, spacco tutto e poi risistemo come prima.

Ma con gli esseri umani questo non può funzionare. Le persone che subiscono delle violenze così come le persone che le commettono resteranno per sempre provati da questi eventi. Nonostante la comunicazione invasiva dei giorni nostri tenda a far credere il contrario: tutto diventa spettacolo, quindi falso, quindi superabile. Invece, di fronte alle tragedie, indietro non si torna. Questo, però, vale anche per l’evoluzione della nostra società.

Una lotta senza combattenti

Come per l’inizio del ragionamento, chiudiamo con una domanda: è possibile cambiare le cose? Oppure la comunicazione invasiva e permeante veicolata dai mass media continuerà a far considerare sempre più lecita e normale l’aggressività nei comportamenti umani e sociali? Per assurdo la risposta è insita in un altro quesito: chi si può effettivamente occupare di questo problema?

L’attuale statu quo ha consentito ai giganti del web di raggiungere la loro massima ricchezza. Sembra quindi quantomeno improbabile un ripensamento da parte loro. Restano gli enti internazionali e i governi degli Stati. Ma finché nessuno di loro si deciderà a prendere di petto il problema, la soluzione continuerà a restare – lei sì, purtroppo – solamente finzione.

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