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Studio della dottoressa Debra Barton

Società
10 ottobre 2013

Cancro, il ginseng contro la fatica correlata

di Umberto Tirelli
Riscontrati grandi benefici tra i pazienti oncologici durante i cicli di chemioterapia.
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Una pianta di ginseng americano
Società
10 ottobre 2013 di Umberto Tirelli Image

La varietà americana della Panax quinquefolius (comunemente detta ginseng americano, con proprietà differenti rispetto alla più famosa e diffusa pianta asiatica che, crescendo su terreni di coltura diversi, acquista altre caratteristiche) sembra combattere in modo significativo la stanchezza in diverse circostanze. Mancava però uno studio su base scientifica per valutarne l’efficacia nei pazienti oncologici, in particolare, durante i cicli di chemioterapia.

Lo ha eseguito la professoressa Debra Barton della Mayo Clinic di Rochester, nel Minnesota, che interverrà al XV congresso nazionale dell’AIOM a Milano l’11 ottobre con un intervento dedicato a illustrare appunto gli esiti del suo studio recentemente pubblicato sul Journal of the National Cancer Institute sugli effetti positivi del Wisconsin Ginseng per combattere la fatica/stanchezza correlata al cancro. Lo studio della Barton, effettuato in collaborazione con il North Central Cancer Treatment Group e la Mayo Clinic, è uno studio di fase III, multicentrico, randomizzato, condotto in doppio cieco vs placebo, su di una popolazione di 364 pazienti oncologici, provenienti da 40 Centri.

Lo studio prevedeva, dopo la valutazione clinica di base del campione, la sua suddivisione in due gruppi di studio, da avviare alla somministrazione di 2.000 mg giornalieri di Ginseng Americano vs placebo per un periodo 8 settimane. La valutazione clinica è stata effettuata al tempo zero (T0), dopo 4 settimane (T1) e dopo 8 settimane (T2). I criteri di valutazione del profilo di efficacia /icurezza sono stati eminentemente clinici. Fine primario era la variazione a 4 e a 8 settimane del punteggio della Multidimensional Fatigue Symptom Inventory short-form (MSFI-SF). Il profilo di sicurezza è stato valutato attraverso l’automonitoraggio degli eventi avversi riferiti dai pazienti. 

I risultati dello studio, evidenziati in T1 e T2 appaiono molto incoraggianti, con un miglioramento statisticamente significativo del punteggio della MSFI-SF nel gruppo trattato con ginseng vs placebo. Di particolare interesse è l’osservazione di un maggior beneficio percepito dai pazienti che erano in trattamento antineoplastico (chemio o radioterapico) durante lo studio, rispetto a coloro che lo avevano già sospeso. Gli effetti collaterali descritti dai pazienti sono stati numericamente scarsi e clinicamente non significativi, in ogni caso senza differenze significative fra i due gruppi. Dati significativi si ottengono dopo 2 mesi di terapia. I pazienti in trattamento radio o chemio hanno ottenuto il maggior beneficio. Ciò indica la potenzialità preventiva del ginseng.

Lo studio ha evidenziato che nel paziente oncologico la fatica può determinare una pesante compromissione della qualità della vita in una percentuale di casi che oscilla fra il 59 e il 96% dei pazienti sottoposti a chemioterapia e fra il 65 e il 100% nei radiotrattati, a seconda dei diversi studi considerati.  La fatica cronica può persistere da 5 a  10 anni  dopo la diagnosi e il trattamento e interferisce profondamente e negativamente sulla qualità della vita, incidendo per oltre il 40% sulle varianti che la compongono.

Ad oggi non esistono altri studi che evidenzino l’efficacia di interventi farmacologici. “Nessun farmaco – sottolinea Debra Barton –ha mai dimostrato prima in modo coerente di essere efficace per alleviare l’affaticamento legato al cancro”. 

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