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Mostra di Enzo Valentinuz a Gorizia

Cultura e Spettacolo
18 maggio 2017

Il custode della memoria

di Margherita Reguitti
Un percorso espositivo emozionante, nel quale i sassi calpestati dai soldati che hanno combattuto in questi luoghi durante la Grande Guerra raccontano storie impossibili da dimenticare
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Enzo Valentinuz illustra la propria mostra (ph. Alessio Buldrin)
Cultura e Spettacolo
18 maggio 2017 di Margherita Reguitti Image

In questi anni liquidi nei quali tutto pare poter essere delocalizzabile, vi sono degli artisti la cui creatività è fortemente e inscindibilmente legata alla loro terra. Enzo Valentinuz è uno di questi: le sue opere raccontano la storia, la natura, la bellezza e la memoria della Grande Guerra sul Carso.

Il mondo creativo di Valentinuz, la sintesi dei temi della sua attività dal 2000 a oggi, sono riassunti nella mostra “Carso: non solo pietre”, allestita fino all’11 giugno ai Musei Provinciali di Borgo Castello a Gorizia e realizzata in collaborazione con l’associazione Lapis, il sostegno della Fondazione Carigo, della Provincia di Gorizia, dell’ERPAC e il patrocinio della Biblioteca statale isontina. Una narrazione nella quale la gioia e il dolore si contaminano, la durezza delle pietre acquista nuova forma ed energia, attraverso i colori, la stratificazione delle esperienze di vita e di materia.

«Attraverso un esercizio concettuale di artista contemporaneo – ha ricordato il curatore della mostra Diego Collovini – Valentinuz crea un dialogo fra passato e presente, connotato da forza espressiva e originalità di linguaggio».

Raffaella Sgubin, direttore dei Servizi Musei e Archivi storici dell’ Ente regionale patrimonio culturale,  ha sottolineato come le forme e i colori siano evocativi della Secessione viennese, mentre Alessandra Martina, curatrice del Museo della Grande Guerra, ha rimarcato l’inusuale evento contemporaneo fra le testimonianze storiche.

Nelle quattro sale del complesso museale sono esposte una quarantina di opere. Si tratta di altorilievi e sculture che richiedono al visitatore sia attenzione nell’osservazione sia abbandono all’emozione dello sguardo. I materiali lapidei, raccolti sul terreno, sono tessere di un mosaico contemporaneo. Le forme non sono forgiate alterandone l’originalità primitiva, ma composte in altorilievi che virano dai grigi naturali ai colori puri della tavolozza di pittore. Spesso le schegge poggiano su campiture di malte policrome, hanno come cornici strutture architettoniche possenti, sono legate da filo spinato o semplicemente sono le une sulle altre, creando una trama astratta o evocativa di immagini.

«Ho colto – spiega Valentinuz – la suggestiva bellezza delle pietraie del Carso passeggiando in inverno. Ne sono rimasto prima affascinato, poi il pensiero è andato alla memoria della guerra. Nella mia mente è iniziato un viaggio a ritroso: ho sentito la violenza dei cannoni e dei mortai dai quali sono scaturite le schegge. Ho immaginato i  ampi di battaglia sulle alture e nelle doline dove oggi regna la pace».

Da questa riflessione personale è nata la spinta al racconto utilizzando le pietre come elemento compositivo pittorico. La mostra allestita a Borgo Castello crea un dialogo particolarmente suggestivo e intenso in quanto il contenuto artistico dialoga con il contenitore, in uno scambio emozionale fra la vita di trincea e l’energia del colore. Apre il percorso una struttura composta da filo spinato ingabbiato accanto a una grande opera sospesa dal titolo “La grande carsiana”, sintesi di pieno a vuoto, di luce capace di filtrare attraverso la pietra. Nel ciclo “Persi e dispersi” vengono evocati i combattenti allineati in schiere, mentre in “Sentieri della memoria” domina il dualismo cromatico biancoblu. Pietre e malte colorate compongono il trittico di oltre due metri di “Aquiloni di guerra” mentre la composizione “Bandiere”, imponente opera di 4 metri di lunghezza, rimanda ai simboli delle tante nazioni coinvolte nel conflitto mondiale. La memoria dei fatti storici accaduti un secolo fa in queste terre perde drammaticità e si trasforma in lieve bellezza in “Arazzi carsici”.

Filtrate e rielaborate attraverso l’arte, le tragiche vicende umane assumono dunque una nuova potenza e parlano un linguaggio di speranza. Il ricordo, attraverso un processo di astrazione, diviene composizione ed espressione estetica tridimensionale. Opere che raccontano questo territorio di frontiera e la sua storia con la forza di uno  sguardo aperto e confidente verso il futuro.

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